7 Ottobre 2026, mercoledì
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Ucraina, nuova notte di paura su Kiev

Mosca testa un missile a propulsione nucleare, mentre da Washington Donald Trump detta le condizioni per un eventuale dialogo con il Cremlino. Sul fronte orientale, il comando russo rivendica l’accerchiamento di circa cinquemila soldati ucraini a Kupyansk

Un nuovo attacco russo con droni kamikaze ha colpito nella notte la capitale ucraina, provocando tre morti e almeno ventinove feriti, tra cui sei bambini. Le sirene d’allarme sono risuonate per ore a Kiev, dove i sistemi di difesa aerea hanno intercettato gran parte degli ordigni, ma diversi edifici residenziali sono stati centrati dai frammenti, innescando incendi e crolli. Le autorità cittadine parlano di “una delle notti più difficili” degli ultimi mesi.

Il presidente Volodymyr Zelensky, nel suo consueto messaggio serale, ha ribadito la necessità di potenziare la protezione aerea del Paese, lanciando un nuovo appello agli alleati occidentali: “Stiamo prestando particolare attenzione ai sistemi Patriot, in modo da poter proteggere le nostre città da questo inferno. L’America, l’Europa e i Paesi del G7 possono contribuire a far sì che questi attacchi non rappresentino più una minaccia”.

Intanto da Mosca arriva la notizia di un nuovo test su un missile a propulsione nucleare, definito dal presidente Vladimir Putin “un’arma che non ha eguali”. Il Cremlino continua così a mostrare i muscoli in un momento in cui la pressione militare sul fronte resta alta, soprattutto nella regione di Kharkiv. Secondo il ministero della Difesa russo, almeno cinquemila militari ucraini sarebbero rimasti accerchiati nell’area di Kupyansk, nodo strategico nel nord-est del Paese, anche se Kiev non conferma la versione.

Sul fronte diplomatico, il clima resta ambiguo ma non completamente chiuso. Kirill Dmitriev, inviato speciale del presidente Putin per la cooperazione economica, ha dichiarato alla CNN che Russia, Stati Uniti e Ucraina sarebbero “abbastanza vicini a una soluzione diplomatica” per porre fine alla guerra. Una dichiarazione che tuttavia non trova al momento riscontri ufficiali né a Washington né a Kiev.

Dagli Stati Uniti, Donald Trump — impegnato nella campagna elettorale per le presidenziali — ha commentato la situazione con toni pragmatici: “Senza un accordo, non perdo tempo con Putin”, ha detto, ribadendo la sua convinzione che solo un negoziato diretto possa fermare il conflitto.

La guerra, ormai al suo terzo anno, continua così a muoversi su un doppio binario: da un lato la realtà brutale dei bombardamenti, dall’altro l’ombra di una possibile trattativa. Ma, mentre Kiev chiede più armi e Mosca esibisce la sua potenza, la distanza tra diplomazia e campo di battaglia sembra ancora difficile da colmare.

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