6 Ottobre 2026, martedì
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Omicidio Piersanti Mattarella, dopo 45 anni arrestato ex prefetto per depistaggio

La Procura: “Le indagini furono inquinate da pezzi delle istituzioni”. Sparito un guanto ritenuto chiave per risalire ai killer.

Una svolta inattesa scuote la vicenda dell’omicidio di Piersanti Mattarella, l’ex presidente della Regione Sicilia assassinato il 6 gennaio 1980 a Palermo: la Direzione Investigativa Antimafia ha notificato gli arresti domiciliari a Filippo Piritore, ex prefetto ed ex funzionario della Squadra Mobile, indagato per depistaggio.

Secondo la Procura di Palermo, Piritore avrebbe reso dichiarazioni «del tutto prive di riscontro» che avrebbero contribuito a sviare le indagini sul delitto, ostacolando in particolare il rinvenimento di un elemento chiave: un guanto di pelle trovato il giorno dell’omicidio a bordo della Fiat 127 utilizzata dai killer, mai repertato né sequestrato e successivamente sparito nel nulla.

Indagini compromesse dalle istituzioni

Nei fascicoli della Dda di Palermo, i magistrati sottolineano che le indagini furono «gravemente inquinate e compromesse da appartenenti alle istituzioni, che, con l’evidente intento di impedire l’identificazione degli autori del delitto, sottrassero dal compendio probatorio un importantissimo reperto, facendone disperdere definitivamente le tracce». Il riferimento è proprio al guanto della Fiat 127, la cui sorte Piritore avrebbe falsamente raccontato.

Secondo l’accusa, il guanto rappresentava un tassello determinante per risalire ai responsabili dell’omicidio. Interrogato come testimone nel settembre 2024, Piritore dichiarò di aver affidato il reperto all’agente della Polizia Scientifica Di Natale, che avrebbe dovuto consegnarlo a Pietro Grasso, allora sostituto procuratore titolare delle indagini. Sempre secondo l’ex prefetto, il magistrato avrebbe disposto che il guanto fosse restituito al Gabinetto regionale di Polizia scientifica e Piritore lo avrebbe poi consegnato a un altro componente della Scientifica, Lauricella, per gli accertamenti tecnici.

L’indagato sostenne inoltre che la Squadra Mobile fosse in possesso di una annotazione attestante la consegna del reperto. La Procura, però, definisce la ricostruzione «inverosimile e illogica»: una prova così cruciale, a conoscenza persino dell’allora ministro dell’Interno Virginio Rognoni, sarebbe stata spostata senza motivo tra uffici diversi per giorni. Le dichiarazioni di Piritore contraddicono, inoltre, testimonianze chiave come quelle di Piero Grasso e dell’agente Di Natale, la prassi consolidata di repertare e sequestrare reperti utili nelle indagini dell’epoca e persino l’esistenza stessa di un Lauricella alla Scientifica.

Il guanto scomparso

I pm contestano a Piritore di essersi appropriato del guanto sin dal momento del ritrovamento, sottraendolo al regolare repertamento. «Filippo Piritore – scrivono – pose in essere un’attività che ne fece disperdere ogni traccia. Essa iniziò probabilmente a partire dall’intervento sul luogo di ritrovamento della Fiat 127, ove indusse la Polizia scientifica a consegnargli il guanto, sottraendolo al regolare repertamento e contrariamente a quanto di norma avveniva in simili circostanze».

A 45 anni dall’omicidio, la nuova inchiesta mette in luce un aspetto inquietante della vicenda: pezzi delle istituzioni sarebbero intervenuti per ostacolare le indagini, e un reperto cruciale è stato fatto sparire, alimentando il sospetto che la verità sia stata deliberatamente offuscata. L’arresto di Piritore segna dunque un passo decisivo verso la possibile ricostruzione completa di uno dei capitoli più oscuri della storia politica e giudiziaria siciliana.

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