6 Ottobre 2026, martedì
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“Pamela, raggio di sole nei nostri cuori” — l’omelia del parroco contro la violenza maschile

Un silenzio profondo ha accolto, nella chiesa parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo a Strozza, il feretro di Pamela Genini, la ventinovenne uccisa a Milano dall’ex fidanzato.

Una bara bianca, ricoperta da un cuscino di rose rosse, portata a spalla lungo il sagrato mentre risuonavano le note struggenti della colonna sonora de L’ultimo dei Mohicani. Fuori, una panchina rossa coperta di fiori e una preghiera di Sant’Agostino a ricordare che “la morte non è niente”, ma il dolore, questa volta, è tangibile. Il paese intero, adagiato nella valle Imagna, si è stretto intorno alla madre di Pamela e al suo compagno. Nessuna telecamera, per desiderio della famiglia: solo la comunità, il raccoglimento, e le parole di chi, come il parroco don Luigi Carminati, ha voluto trasformare la rabbia e lo sgomento in una preghiera lucida e severa. 

“Signore, ti portiamo tutte le donne sfigurate dai flagelli dell’egoismo e della prepotenza di uomini capaci solo di possedere e incapaci di amare”, ha detto durante l’omelia. “Ti portiamo il pensiero perverso di chi ancora crede che la donna sia un oggetto, un’immagine da mostrare, merce di scambio e di guadagno. Illudono di incoronarle a reginette, ma con corone di spine che violano l’identità. Signore, purifica il loro sguardo”.  Le sue parole hanno attraversato la chiesa gremita, colme di indignazione ma anche di pietà. “Siamo qui in una giornata di sole — ha concluso don Carminati — perché Pamela è un raggio di sole nei nostri cuori”. Una metafora che ha trovato eco negli sguardi bassi, nelle lacrime, nei fiori bianchi che riempivano le panche. Tra i presenti anche diversi sindaci della valle, con la fascia tricolore, e numerosi sacerdoti concelebranti arrivati dai paesi vicini. Tutti uniti nel ricordo di una giovane donna che, come hanno ricordato le amiche, “era piena di vita, solare, dolcissima”. Elisa, una delle più vicine a lei, è entrata in chiesa stringendo un mazzo di fiori bianchi. “Le piaceva il bianco — ha detto commossa —. Ci ha lasciato un vuoto immenso”.   Nelle sue parole, anche il desiderio di riconciliazione con la madre di Pamela, che nei giorni scorsi aveva accusato le amiche della figlia di non esserle state accanto. “Spero di poterle parlare oggi”, ha aggiunto Elisa. Poi un pensiero all’inchiesta in corso e alla giustizia: “Vediamo Soncin quando parlerà, cosa dirà, quali altre bugie inventerà. Ma so che siamo in buone mani: la dottoressa Menegazzo sta facendo tutto il possibile. Ora è il tempo del dolore, e di pregare per lei”. Il piccolo paese di Strozza ha accompagnato Pamela nel suo ultimo viaggio con il pudore e la dignità di chi conosce il silenzio della montagna. E con la consapevolezza che la sua morte, come troppe altre, impone una riflessione profonda: non basta commuoversi davanti alle bare bianche, occorre guardare dentro quella cultura del possesso che ancora uccide.  Pamela, “raggio di sole nei nostri cuori”, continuerà a vivere nel ricordo di chi l’ha amata, ma anche come simbolo doloroso di una battaglia che non può più essere rimandata. 

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