Nel tardo pomeriggio di venerdì 18 ottobre, dopo una lunga e complessa attività investigativa, è stato arrestato a Pisa Zuka Allija, latitante da oltre tre mesi e figura centrale di una nota famiglia di origine Sinti kosovara, attiva nella provincia di Pisa in reati contro il patrimonio.
A disporre l’arresto è stata la Procura della Repubblica di Pisa, che aveva delegato il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Pontedera, supportato da unità speciali del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS), del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Pisa e del Gruppo di Intervento Speciale (GIS), per rintracciare il latitante e assicurarlo alla giustizia.
Allija era stato condannato a nove anni di reclusione per una violenta rapina commessa nel febbraio 2021. Dopo la conferma della sentenza in appello e il rigetto del ricorso in Cassazione, avvenuto il 4 luglio 2024, si era reso irreperibile, facendo perdere le sue tracce fino al blitz di venerdì.
La rapina del 2021: una pensionata minacciata, picchiata e colta da infarto
Il provvedimento di condanna nei confronti di Zuka Allija è legato a un episodio particolarmente cruento risalente al 15 febbraio 2021, quando tre uomini fecero irruzione in una villa di Pontedera, aggredendo brutalmente una donna di 83 anni per costringerla a consegnare le chiavi di una cassaforte. La vittima, minacciata e percossa, fu colta da un infarto nel corso dell’aggressione, fortunatamente senza esiti letali.
Le indagini condotte dai Carabinieri della Stazione di Pontedera portarono in tempi rapidi all’identificazione degli autori: Zuka Allija e due suoi nipoti. A seguito della richiesta della Procura, il Gip del Tribunale di Pisa emise un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita il 16 giugno 2021.
Dai domiciliari alla fuga: la latitanza dopo la sentenza definitiva
Allija, inizialmente detenuto nella casa circondariale di Prato, dal 1° gennaio 2023 stava scontando la misura degli arresti domiciliari nella sua abitazione di Pontedera, con braccialetto elettronico. Tuttavia, appresa la notizia della definitiva condanna a nove anni, si liberò del dispositivo elettronico e fuggì, facendo scattare le ricerche.
Il suo nome è tornato a emergere in altri episodi criminali nel corso della sua latitanza. Due, in particolare, hanno destato forte allarme nella zona.
Sparatoria a Ponsacco e aggressione a un night club
Il primo risale alla notte dell’11 ottobre 2024. Nel centro abitato di Ponsacco, tre persone – tra cui Zuka Allija e due suoi parenti – avrebbero raggiunto due soggetti di etnia rom, sparando diversi colpi d’arma da fuoco e dandosi poi alla fuga. Gli investigatori hanno sequestrato l’arma usata nell’agguato, una pistola risultata rubata in occasione di un furto in abitazione avvenuto a Vasto (Chieti).
Il secondo episodio si è verificato la notte del 22 dicembre 2024 presso il night club “Cleo”, a Crespina-Lorenzana. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, quattro uomini, identificati come Zuka Allija e tre suoi nipoti, avrebbero aggredito il gestore del locale per futili motivi. Almeno tre di loro erano armati di tirapugni e l’uomo, brutalmente pestato, ha riportato lesioni gravi.
Le indagini relative a questi due episodi sono state riunite in un unico procedimento penale. Il 10 luglio 2025, il Gip del Tribunale di Pisa ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i cinque indagati. Le misure sono state eseguite il 15 settembre successivo dai Carabinieri di Pontedera, con l’unica eccezione di Zuka Allija, ancora irreperibile.
La cattura: un’operazione ad alta intensità investigativa
Dopo settimane di indagini serrate, coordinate dalla Procura di Pisa, gli inquirenti sono riusciti a localizzare il rifugio del latitante. Allija si nascondeva in un’abitazione privata a Pisa, dove viveva da settimane, presumibilmente protetto da una rete familiare e logistica ben organizzata.
È qui che è scattata l’operazione congiunta tra le unità territoriali e i reparti speciali dell’Arma: l’intervento è stato condotto in sicurezza, senza incidenti, e ha permesso di porre fine alla latitanza di uno dei ricercati più pericolosi e attivi della zona.
Allija è stato quindi associato al carcere in esecuzione dell’ordine di carcerazione pendente (SIEP 444/2024 del 12 novembre 2024), per scontare la pena relativa alla rapina del 2021. Restano in corso gli accertamenti e i procedimenti penali relativi ai fatti commessi durante la latitanza.
Una figura chiave in un sistema criminale familiare
La vicenda di Zuka Allija, oltre a mettere in evidenza l’efficienza investigativa delle forze dell’ordine, offre uno spaccato su un fenomeno più ampio: quello delle famiglie criminali radicate sul territorio, in grado di tramandare metodi, contatti e impunità apparente tra generazioni.
Nel suo caso, la stretta collaborazione con i nipoti – coinvolti sia nella rapina alla pensionata che negli episodi successivi – rafforza l’ipotesi di una struttura familiare organizzata, operante in maniera sistematica e connotata da una spiccata pericolosità sociale.
Un’indagine ancora aperta
Nonostante l’arresto, il lavoro degli investigatori prosegue. Resta da chiarire il ruolo esatto di ciascun soggetto coinvolto nei reati recenti, così come gli eventuali appoggi logistici che hanno permesso ad Allija di sottrarsi alla cattura per oltre tre mesi.
Si precisa, come previsto dalla normativa vigente, che per i reati non ancora oggetto di sentenza definitiva vale il principio di presunzione di innocenza.
Con la cattura di Zuka Allija si chiude un capitolo importante per la sicurezza nella provincia di Pisa. Un risultato frutto della sinergia operativa tra diverse articolazioni dell’Arma dei Carabinieri e della direzione investigativa della Procura di Pisa. Un segnale forte, che conferma l’impegno delle istituzioni nel contrasto alla criminalità predatoria e organizzata, anche quando essa si presenta sotto forma di clan familiari capaci di operare con metodo, violenza e continuità.
