Una perdita economica nel cuore della sanità torinese, un sistema che dovrebbe autosostenersi ma che finisce per zavorrare i conti pubblici. È questo il tema al centro dell’interrogazione presentata il 21 ottobre in Consiglio regionale dal consigliere del Movimento 5 Stelle, Alberto Unia, che ha acceso i riflettori sul disavanzo generato nel 2024 dall’attività libero-professionale in intramoenia alla Città della Salute di Torino, uno dei più importanti poli ospedalieri del Piemonte.
Secondo quanto emerso, l’attività intramuraria — ovvero quella parte di attività libero-professionale svolta dai medici all’interno delle strutture pubbliche — avrebbe prodotto costi superiori ai ricavi, configurando una situazione non solo anomala, ma potenzialmente illegittima.
Intramoenia: un sistema che deve sostenersi da solo
Il quadro normativo nazionale è chiaro e consolidato: dal decreto legislativo 502 del 1992 fino alla cosiddetta legge Balduzzi del 2012, il principio guida è l’autosufficienza economica dell’intramoenia. L’attività deve poggiare su tariffe adeguate e non può, per nessun motivo, pesare sul bilancio delle aziende sanitarie pubbliche. In altre parole, la sanità pubblica non può finanziare quella privata.
Unia, nel suo intervento, ha posto l’accento su questa distanza crescente tra norma e realtà. “Abbiamo chiesto alla Giunta Cirio risposte certe, chiare e trasparenti sulla situazione, a tutela dei cittadini e delle cittadine piemontesi”, ha dichiarato il consigliere, sottolineando come la questione non sia di natura meramente contabile, ma politica e strutturale.
Una nuova legge regionale che ignora il nodo cruciale: le tariffe
Ad aumentare le preoccupazioni è anche il contesto normativo locale. Solo poche settimane fa, il Consiglio regionale ha approvato una nuova legge sull’intramoenia. Un passaggio normativo importante, che tuttavia — secondo Unia — ha aggirato la questione centrale: l’adeguatezza delle tariffe.
La normativa regionale si è concentrata su aspetti regolamentari, come spazi, moduli organizzativi e requisiti procedurali, ma ha evitato di affrontare il tema chiave: le tariffe applicate sono sufficienti a coprire i costi del servizio? Se la risposta è negativa, si apre un problema sistemico, con ricadute concrete sul bilancio delle aziende sanitarie e, di conseguenza, sulle risorse disponibili per i servizi pubblici a beneficio dei cittadini.
Per questo motivo, il consigliere pentastellato ha chiesto alla Giunta di chiarire pubblicamente l’entità del disavanzo, di rendere noti i soggetti che hanno approvato le tariffe attualmente in vigore e di indicare quali misure correttive intenda adottare per evitare che la situazione si ripeta in futuro.
Una risposta “insufficiente” dalla Giunta
Di fronte a domande precise, la risposta dell’esecutivo regionale — sempre secondo Unia — è stata evasiva e inadeguata. Il riferimento della Giunta al fatto che il bilancio consuntivo 2024 non sia ancora stato approvato è, per il consigliere, un modo per eludere il nodo centrale: i segnali di un disavanzo ci sono, sono noti e vanno affrontati adesso, non a posteriori, quando le perdite saranno ufficiali.
“La Regione ha il dovere di vigilare sull’intramoenia e di garantire che questa sia gestita correttamente”, ha ribadito Unia. “Non si può far finta di niente in attesa del bilancio: il rischio è che risorse pubbliche vengano utilizzate per coprire costi privati, in spregio alla normativa e al principio di equità”.
La posta in gioco: trasparenza, legalità e tutela del sistema pubblico
Al di là del merito contabile, la questione sollevata tocca un nervo scoperto della sanità italiana e piemontese: il rapporto tra pubblico e privato, la trasparenza nella gestione delle risorse e il rispetto delle regole. L’intramoenia, nata per offrire ai medici un’alternativa all’abbandono del pubblico, e ai cittadini prestazioni specialistiche in tempi rapidi, rischia di trasformarsi in un canale opaco dove i confini tra interesse collettivo e tornaconto personale si fanno labili.
In assenza di tariffe sostenibili e controlli rigorosi, è la sanità pubblica a pagare il conto, perdendo risorse che potrebbero essere destinate a ridurre le liste d’attesa, migliorare le strutture e potenziare l’organico. Un tema che riguarda tutti, soprattutto in un contesto di crescente domanda di cure e risorse sempre più limitate.
Un appello alla responsabilità
La conclusione di Unia è un appello diretto alla responsabilità politica e istituzionale. “I cittadini piemontesi meritano una sanità adeguata ed efficiente. La Regione si assuma le proprie responsabilità e adotti misure concrete per garantire regole chiare, controlli stringenti sull’uso delle risorse pubbliche e una sempre maggiore trasparenza”.
Un monito che chiama in causa non solo la Giunta, ma l’intero Consiglio regionale, chiamato a garantire che le leggi approvate siano non solo formalmente corrette, ma efficaci nel tutelare l’interesse pubblico, a partire dal diritto alla salute.
In attesa del bilancio consuntivo, i nodi restano sul tavolo. E con essi, la necessità di riportare l’intramoenia all’interno dei confini della legalità, dell’efficienza e del buon senso amministrativo.
