Un patto generazionale per ripensare il lavoro professionale in Italia, in chiave di diritti, innovazione e centralità delle persone. È il messaggio lanciato da Stefania Bonaldi, responsabile nazionale Professioni del Partito Democratico, nel suo intervento al convegno “Giovani professionisti fra Innovazione, Tutele e Opportunità”, durante il quale ha illustrato una piattaforma di proposte articolate e aperto con favore al confronto con le rappresentanze giovanili delle professioni ordinistiche.
Un intervento denso di contenuti, articolato su cinque direttrici principali, che ha messo al centro il futuro del lavoro autonomo qualificato in un Paese dove il mondo delle professioni rappresenta una colonna portante del tessuto economico e sociale, ma che spesso resta ai margini del dibattito politico e delle riforme strutturali.
Verso un protocollo condiviso tra giovani professionisti
Bonaldi ha espresso convinto sostegno alla proposta di un protocollo comune tra le rappresentanze giovanili delle professioni ordinistiche, sottolineando l’importanza di un approccio trasversale e interprofessionale per affrontare le trasformazioni in atto: dalla digitalizzazione alle sfide demografiche, dalle disuguaglianze all’accesso ai diritti.
“C’è bisogno di una visione comune”, ha affermato, “che sappia dare rappresentanza alle nuove generazioni di professionisti, rafforzandone la voce e il ruolo in una società in profondo cambiamento”.
Equo compenso: estendere l’applicazione della legge 49/2023
Uno dei passaggi più rilevanti dell’intervento ha riguardato il tema dell’equo compenso, su cui la responsabile dem ha annunciato una nuova proposta di legge del Partito Democratico per ampliare l’ambito di applicazione della legge 49 del 2023, estendendola non solo alla Pubblica Amministrazione e ai grandi committenti, ma anche alle piccole e medie imprese, alle società partecipate e a tutta la filiera degli incarichi professionali pubblici.
L’obiettivo, ha spiegato, è quello di garantire un reale riconoscimento economico della prestazione professionale, contrastando le pratiche di ribasso selvaggio e affermando il principio che la dignità del lavoro intellettuale non può essere subordinata alla logica del massimo ribasso.
Donne, professioni e disuguaglianze: la sfida del gender gap
Un altro punto centrale è stato quello legato al divario di genere, che nel mondo delle professioni assume forme particolarmente evidenti, soprattutto sul piano reddituale e dell’accesso alle opportunità.
Bonaldi ha proposto misure concrete per ridurre il gender pay gap e favorire la conciliazione vita-lavoro, anche attraverso un potenziamento del welfare professionale e comunitario: “Non bastano le tutele individuali”, ha dichiarato, “dobbiamo costruire reti di servizi accessibili, a partire dagli asili nido, per rendere realmente esigibile il diritto alla genitorialità e alla partecipazione professionale, soprattutto per le giovani donne”.
Impatto generazionale delle riforme: una bussola per il futuro
Apprezzamento è stato espresso anche per l’adozione di strumenti di valutazione dell’impatto generazionale delle politiche pubbliche, un meccanismo che Bonaldi ha definito “fondamentale per garantire che le riforme non siano neutre rispetto alle generazioni, ma orientate a valorizzare i giovani e a favorirne la rappresentanza e l’autonomia professionale”.
Un tema che tocca trasversalmente anche la questione del ricambio generazionale nelle governance degli ordini professionali e nella partecipazione ai processi decisionali: “Serve più spazio, più ascolto e più responsabilità per le nuove generazioni”, ha ribadito.
Intelligenza artificiale: tra opportunità e nuove tutele
Non poteva mancare, in un convegno dedicato a innovazione e lavoro, un riferimento al disegno di legge sull’intelligenza artificiale, attualmente all’esame del Parlamento. Bonaldi non ha risparmiato critiche al testo del DDL, in particolare per le carenze in materia di governance, investimenti strategici e tutele professionali, ma ha comunque riconosciuto la rilevanza dell’inizio di un percorso di regolamentazione, considerandolo un primo passo, seppur ancora incompleto.
L’auspicio, ha dichiarato, è che le professioni vengano coinvolte attivamente nel processo di normazione, anche alla luce dell’impatto trasversale che l’IA avrà su tutti i settori professionali, dalla sanità all’ingegneria, dal diritto all’architettura.
Un’identità condivisa contro l’isolamento professionale
In chiusura del suo intervento, Stefania Bonaldi ha lanciato un invito ai giovani professionisti e alle giovani professioniste a costruire insieme una nuova identità professionale, capace di coniugare competenze tecniche, responsabilità sociale e visione umanistica.
“Essere professionisti oggi”, ha affermato, “significa essere garanti della legalità, facilitatori del cambiamento e custodi di un sapere critico e relazionale. Questo ruolo non si improvvisa, ma si costruisce collettivamente, con coraggio, passione e senso della comunità”.
E ancora: “In un’epoca di automazione e algoritmi, dobbiamo riscoprire il valore dell’intelligenza naturale, della creatività, dell’empatia. Solo così possiamo contrastare l’isolamento sociale e professionale che colpisce tante e tanti, soprattutto tra le nuove generazioni”.
Un’agenda aperta per le professioni del futuro
Il contributo di Stefania Bonaldi al dibattito sulle professioni restituisce un’immagine dinamica e politica del lavoro autonomo qualificato, lontana da rappresentazioni statiche o corporative. Un’agenda che chiama in causa partiti, istituzioni, ordini professionali e associazioni, e che impone una riflessione sistemica su come coniugare tutele, innovazione e partecipazione democratica.
In un contesto in cui la frammentazione e la precarizzazione rischiano di erodere il valore del lavoro intellettuale, la proposta di costruire una rappresentanza più inclusiva, intergenerazionale e orientata al futuro appare quanto mai urgente e necessaria. Non solo per le professioni, ma per la qualità della democrazia e dello sviluppo del Paese.
