6 Ottobre 2026, martedì
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Ucraina, Lavrov: «No a un cessate il fuoco immediato. Serve una pace duratura»

Mosca insiste sulla necessità di un accordo stabile. Trump: «L’Ucraina può ancora vincere, ma non credo ci riuscirà»

La Russia respinge l’idea di un cessate il fuoco immediato in Ucraina. A ribadirlo è stato il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, che ha sottolineato come Mosca punti a una «pace duratura e stabile», in linea con quanto concordato tra Vladimir Putin e Donald Trump nel recente vertice in Alaska. 

«Un’interruzione temporanea delle ostilità non risolverebbe nulla – ha affermato Lavrov –. È necessario un accordo solido, capace di garantire la sicurezza della regione e il rispetto degli interessi russi». Le parole del capo della diplomazia di Mosca si inseriscono nel solco della linea dura adottata dal Cremlino, che continua a legare ogni prospettiva di tregua a concessioni politiche da parte di Kiev e dei suoi alleati occidentali.

Sul fronte diplomatico, il viceministro degli Esteri Sergei Ryabkov ha accusato apertamente l’Unione Europea e la Nato di «ostacolare ogni passo verso la stabilizzazione». Secondo il numero due della diplomazia russa, Bruxelles e l’Alleanza Atlantica sarebbero «la forza più distruttiva sulla scena internazionale» e perseguirebbero un unico obiettivo: «impedire qualsiasi evoluzione positiva nei rapporti tra Russia e Occidente». Parole che confermano il clima di tensione e sospetto che ancora domina le relazioni tra Mosca e le capitali europee.

Dall’altra parte dell’Atlantico, Donald Trump ha espresso una visione più pragmatica ma non meno dura. «L’Ucraina potrebbe ancora vincere, ma non credo ci riuscirà», ha dichiarato il presidente americano, ammettendo di aver chiesto personalmente a Putin di fermare gli attacchi contro i civili ucraini. Un appello che, almeno per ora, sembra destinato a restare lettera morta.

Intanto la Bulgaria si è detta pronta a collaborare sul piano logistico. Il ministro degli Esteri di Sofia, Georgiev, ha annunciato che, qualora fosse richiesto, il Paese è disposto a concedere un corridoio aereo per consentire a Vladimir Putin di raggiungere Budapest, dove sarebbe previsto un nuovo incontro con Trump. Un gesto che sottolinea la disponibilità di alcuni Paesi dell’Europa orientale a facilitare i contatti tra le due potenze, nella speranza di favorire – anche indirettamente – una via d’uscita diplomatica al conflitto.

Il mosaico diplomatico resta dunque complesso e frammentato. Mentre Kiev continua a chiedere garanzie concrete di sicurezza e sostegno militare, Mosca ribadisce la necessità di una pace “alle proprie condizioni”. E il mondo osserva, consapevole che ogni passo falso potrebbe allontanare ancora di più l’obiettivo di una stabilità reale e condivisa. 

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