22 Settembre 2026, martedì
HomeItaliaPoliticaMattarella: “L’attacco a Ranucci è un segnale allarmante. Serve una reazione forte...

Mattarella: “L’attacco a Ranucci è un segnale allarmante. Serve una reazione forte a difesa della democrazia”

Dal Parlamento europeo di Bruxelles, il Presidente della Repubblica interviene sull’intimidazione subita dal giornalista Sigfrido Ranucci: un monito deciso a tutela del giornalismo d’inchiesta e della libertà di stampa, elementi fondamentali per la tenuta democratica

BRUXELLES – Un monito lucido, netto, privo di ambiguità. Un appello istituzionale ma anche profondamente politico, nel senso più alto del termine. Dal Parlamento europeo di Bruxelles, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto in difesa della libertà di stampa, prendendo una posizione chiara sull’attentato subito dal giornalista Sigfrido Ranucci, volto di punta del giornalismo investigativo italiano e conduttore della trasmissione Report.

“Il giornalismo e la libertà di stampa, il giornalismo di inchiesta, qualunque forma di giornalismo è un presidio ineliminabile della nostra vita democratica”, ha detto il Capo dello Stato, aggiungendo che quanto accaduto “è allarmante e richiede una forte reazione”.

Una dichiarazione che, nel contesto istituzionale europeo in cui è stata pronunciata, acquista ulteriore peso e respiro internazionale. Mattarella non ha evitato la parola “attentato”, né ha minimizzato il significato dell’atto intimidatorio: al contrario, lo ha collocato in una dimensione più ampia, quella di una democrazia che si misura anche – e soprattutto – nella capacità di tutelare chi cerca la verità e la racconta.

Un attacco alla stampa è un attacco alla democrazia

Il Presidente ha ricordato come atti simili, purtroppo, non siano isolati né unicamente italiani. “Non è la prima volta che avviene, in tanti Paesi del mondo”, ha osservato, sottolineando così una tendenza globale preoccupante: l’indipendenza dell’informazione è sotto attacco in molte democrazie occidentali, esposte a derive autoritarie, pressioni politiche, tentativi più o meno espliciti di delegittimare i media critici.

Ma l’Italia, con la sua Costituzione e la sua storia repubblicana, non può permettersi di derubricare un episodio del genere a fatto di cronaca o episodio isolato. Ecco perché Mattarella ha scelto il Parlamento europeo come palcoscenico per un richiamo solenne e inequivocabile: l’attacco a Ranucci riguarda tutti.

L’allarme per la libertà di stampa

La vicenda che ha coinvolto Ranucci si inserisce in un clima sempre più difficile per il giornalismo d’inchiesta, spesso bersaglio di campagne di delegittimazione, querele temerarie e, nei casi più gravi, minacce e intimidazioni. Il lavoro dei giornalisti che indagano su potere, corruzione e interessi opachi è diventato oggetto di contestazione sistematica. Una tendenza che non può essere ignorata né ridotta a scontro politico.

In questo contesto, le parole del Capo dello Stato assumono un significato che va oltre il singolo episodio. Sono un richiamo al senso delle istituzioni, al rispetto dei principi costituzionali, e alla responsabilità collettiva di garantire che la libertà di stampa non venga messa in discussione, né nei fatti né nella cultura del Paese.

Una richiesta di reazione collettiva

Mattarella non ha parlato solo ai giornalisti, ma anche – e forse soprattutto – alle istituzioni, alla politica, alla società civile. Quando afferma che “serve una forte reazione, come sta avvenendo”, riconosce la mobilitazione che in questi giorni ha portato cittadini, partiti d’opposizione, colleghi e associazioni a schierarsi apertamente in difesa di Sigfrido Ranucci. Ma implicitamente chiede anche che quella reazione non sia episodica, né limitata all’indignazione momentanea.

La difesa del giornalismo – ha voluto dire – non può essere solo reattiva. Deve diventare parte strutturale del modo in cui le istituzioni si rapportano con l’informazione: con rispetto, con trasparenza, con la consapevolezza che la critica, anche aspra, è il sale della democrazia, non una minaccia da contenere.

Il ruolo del giornalismo nell’architettura democratica

Nell’epoca della disinformazione virale, delle campagne orchestrate sui social e della polarizzazione crescente del dibattito pubblico, il giornalismo d’inchiesta resta uno degli ultimi baluardi della verità fattuale. E proprio per questo è sempre più esposto a forme nuove di pressione: legale, economica, politica.

Il Presidente Mattarella, ricordando che “qualunque forma di giornalismo è un presidio ineliminabile della nostra vita democratica”, ha affermato un principio che è al tempo stesso giuridico, culturale ed etico. Perché senza informazione libera non esiste partecipazione consapevole, e senza partecipazione non può esserci cittadinanza piena.

Un messaggio che interroga tutti

L’intervento del Capo dello Stato a Bruxelles non resterà senza eco. È già stato accolto da molte realtà dell’informazione come un gesto di alto profilo istituzionale, ma il suo valore va oltre il sostegno morale. È un invito a vigilare, ad agire, a non abbassare la guardia. È una richiesta di responsabilità rivolta a tutti i livelli della società e del potere: a chi governa, a chi fa le leggi, a chi informa, a chi educa, a chi legge.

Nel nome di un giornalista oggi sotto attacco, Mattarella ha voluto ricordare il valore collettivo della libertà di stampa. E lo ha fatto nel luogo dove la democrazia europea si esercita, per sottolineare che questa battaglia non è solo italiana, ma comune a tutte le democrazie che non vogliono smettere di esserlo.

In un momento in cui la verità sembra spesso piegata al consenso, riaffermare il ruolo del giornalismo come “presidio ineliminabile” è forse il gesto più radicale e necessario che una figura istituzionale possa compiere. Sergio Mattarella l’ha fatto, ancora una volta, con la misura e la fermezza che il suo ruolo impone, ma anche con una chiarezza che non lascia spazio a equivoci.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti