22 Settembre 2026, martedì
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Arrestato ad Abu Dhabi il mandante dell’omicidio di Torvajanica: fine della latitanza per Altin Sinomati

Il cittadino albanese, ricercato per l’esecuzione di un omicidio mafioso avvenuto nel 2020 sulla spiaggia di Pomezia, è stato catturato negli Emirati Arabi grazie a una complessa operazione internazionale coordinata dallo SCIP e dalle autorità italiane.

Dopo oltre cinque anni di latitanza e una fuga pianificata nei dettagli, è finita negli Emirati Arabi Uniti la corsa di Altin Sinomati, cittadino albanese ritenuto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma il mandante dell’omicidio di Selavdi Shehaj, conosciuto nell’ambiente criminale con il soprannome di Passerotto, freddato a colpi di pistola in pieno giorno sulla spiaggia affollata di Torvajanica, nel comune di Pomezia, il 20 settembre 2020.

La cattura è avvenuta ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, grazie a un’articolata attività di cooperazione internazionale tra le autorità locali e il Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP), che ha agito su input della magistratura antimafia italiana. Fondamentale, in tal senso, è stata la cosiddetta Red Notice – un avviso di cattura internazionale emesso su richiesta della DDA di Roma – che ha consentito l’individuazione e l’arresto del latitante in un’area in cui non è raro trovare rifugio per esponenti di spicco della criminalità organizzata.

La figura di Sinomati emerge in tutta la sua gravità nel contesto investigativo costruito nel corso di anni da una squadra investigativa composta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, dalla Squadra Mobile della Questura capitolina e dallo SCO della Polizia di Stato. Le indagini hanno delineato un impianto accusatorio solido, definito dagli inquirenti come “granitico”, che incastra Sinomati come il mandante del delitto, ordinato e pagato con una somma in contanti di 150.000 euro.

Il denaro fu consegnato direttamente all’esecutore materiale, Raul Esteban Calderon, già condannato in primo grado all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Frosinone, insieme a Giuseppe Molisso, ritenuto concorrente nel crimine. L’agguato sulla spiaggia, in pieno giorno e di fronte a decine di testimoni, fu pianificato con modalità mafiose, come monito e regolamento di conti interno a un contesto criminale più ampio, connesso al traffico internazionale di stupefacenti.

Ma le responsabilità di Altin Sinomati non si esauriscono nell’ambito del solo omicidio di Shehaj. In un procedimento penale parallelo, ancora in corso, l’uomo è indicato dagli inquirenti come uno degli ingranaggi principali nel sistema di approvvigionamento di cocaina destinata alla piazza romana, al servizio di un’organizzazione criminale guidata proprio da Giuseppe Molisso, già coinvolto nel delitto, e da Leandro Bennato, figura ben nota alle cronache giudiziarie.

Tale rete criminale fu smantellata il 18 marzo 2025 grazie a un’operazione condotta dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Roma, che riuscì a colpire al cuore l’intero apparato logistico e operativo del traffico di droga. Tuttavia, all’epoca dell’operazione – avvenuta dopo l’arresto di Calderon per l’omicidio – Sinomati risultava già irreperibile. Gli investigatori ritengono che fosse consapevole dell’imminente offensiva giudiziaria nei suoi confronti e che proprio per questo motivo avesse deciso di spostare la sua base operativa lontano dall’Italia, scegliendo come rifugio gli Emirati Arabi.

La sua permanenza ad Abu Dhabi, però, non è passata inosservata. Grazie a un’attenta attività di monitoraggio, alla cooperazione delle autorità emiratine e all’azione dello SCIP – ormai struttura di riferimento per le attività di cattura dei latitanti all’estero – è stato possibile localizzarlo e procedere con l’arresto. L’estradizione in Italia, ora, è il prossimo passo, e sarà formalmente richiesta dal Ministero della Giustizia attraverso i canali diplomatici previsti.

Con la cattura di Sinomati si chiude un importante capitolo investigativo legato a un delitto che, per le sue modalità e il contesto in cui è maturato, aveva destato enorme allarme sociale. L’omicidio sulla spiaggia di Torvajanica, in una domenica di fine estate, era stato la dimostrazione tangibile di una criminalità organizzata capace di agire con spavalderia e violenza anche in luoghi pubblici, mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini comuni.

L’arresto del mandante, a distanza di cinque anni, è il risultato di una sinergia investigativa e giudiziaria di livello internazionale, che dimostra ancora una volta la capacità delle istituzioni italiane di intervenire anche oltre i confini nazionali per assicurare alla giustizia figure di primo piano della criminalità organizzata. Un messaggio forte e chiaro: nessun rifugio è abbastanza lontano per chi sfugge alla legge.

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