Sabato 29 e domenica 30 novembre, al Teatro Politeama di Napoli, Giovanni Allocca e Salvatore Pinto riportano in scena uno dei capolavori assoluti della drammaturgia comica italiana. Con loro un cast ampio e affiatato, una colonna sonora originale dal vivo e una regia che promette ritmo, profondità e rispetto della tradizione.
A distanza di oltre un secolo dalla sua prima rappresentazione, Miseria e Nobiltà continua a parlare al pubblico con una freschezza disarmante. Il celebre testo di Eduardo Scarpetta, padre nobile del teatro comico partenopeo e antesignano della commedia cinematografica italiana, torna sul palcoscenico del Politeama di Napoli in una nuova produzione che punta a coniugare fedeltà al dettato originario e rinnovata energia scenica.
A guidare questa operazione, Salvatore Pinto, che oltre a vestire i panni di protagonista condivide la scena con Giovanni Allocca e firma anche la regia dello spettacolo. Un doppio ruolo che lo vede impegnato su più fronti: nella costruzione di un ritmo serrato, necessario per sostenere l’incalzare degli equivoci e dei giochi di ruolo tipici della commedia, e nell’interpretazione di un personaggio che rappresenta, forse più di ogni altro, l’archetipo dell’uomo comune stretto tra miseria e aspirazione al riscatto.
Accanto a loro, un ensemble di attori che copre l’intero spettro dell’umanità tragicomica evocata da Scarpetta: Francesco Ammirevole, Rosanna Aprile, Domenico Ciaravolo, Lorenza Colace, Angela Esposito, Giovanni Ilardi, Carmine Losciale, Fausto Lunella, Marcello Marciano, Ciro Meglio, Tammaro Palomba, Anna Teletta e Sabrina Toralbo. Ognuno porta in scena un frammento di quel microcosmo popolare fatto di stenti, sogni, illusioni, furbizie e ingenuità.
Ad arricchire lo spettacolo, un elemento di particolare rilievo: la presenza di una colonna sonora originale, composta appositamente per questa edizione dal maestro Leo Amendola, anche in scena con la sua chitarra a guidare il trio di musicisti che accompagna l’azione dal vivo. Un innesto musicale che si propone di sottolineare gli snodi narrativi e di amplificare l’atmosfera della commedia, senza mai sovrapporsi al tessuto verbale e attoriale del testo.
La trama di Miseria e Nobiltà è nota al grande pubblico, non da ultimo grazie alla celeberrima versione cinematografica interpretata da Totò nel 1954. Al centro della vicenda c’è Felice Sciosciammocca, scrivano squattrinato che vive alla giornata dividendo un’umile abitazione con altri disgraziati. Tutto cambia quando il giovane marchese Eugenio, innamorato della bella Gemma, chiede a Felice di fingersi suo padre per ottenere il consenso del padre della ragazza, un ricco cuoco di umili origini che si aspetta per la figlia un matrimonio con un uomo di lignaggio. Ne nasce una farsa irresistibile, fatta di scambi di persona, travestimenti improbabili e battute folgoranti, in cui il confine tra realtà e finzione si fa sempre più labile.
Ma Miseria e Nobiltà, sotto la superficie brillante e farsesca, è anche un’analisi acuta e affilata delle disuguaglianze sociali. Scarpetta, con la leggerezza tipica del grande comico, svela l’ipocrisia dei rapporti di classe, smaschera la finta superiorità dell’aristocrazia e restituisce dignità alla miseria, elevandola a luogo di autenticità e solidarietà. La nobiltà, suggerisce l’autore, non è un fatto di sangue ma di spirito, e non sempre chi possiede è anche nobile nell’animo.
La nuova messa in scena al Politeama, grazie alla direzione di Salvatore Pinto, punta a mantenere intatto questo doppio registro: il riso liberatorio della commedia e il sottotesto amaro della condizione umana. La scenografia e i costumi seguono una linea filologica, evocando con precisione il contesto napoletano di fine Ottocento, mentre la regia sceglie un passo dinamico, attento al dettaglio comico ma capace anche di fermarsi nei momenti più densi di significato.
L’appuntamento con Miseria e Nobiltà è quindi fissato per sabato 29 e domenica 30 novembre, presso il Teatro Politeama di Napoli in via Monte di Dio 80. Due date per riscoprire una delle opere più amate del repertorio napoletano, affidata a un cast numeroso e affiatato, con l’aggiunta di un commento musicale che promette di aggiungere profondità emotiva a una storia che, ieri come oggi, continua a raccontare il nostro rapporto con il denaro, l’identità, le apparenze e il desiderio di riscatto.
In un’epoca in cui le disuguaglianze sociali tornano a farsi sentire con forza, e in cui il confine tra ciò che siamo e ciò che vogliamo apparire si fa sempre più sottile, la commedia di Scarpetta torna ad avere una straordinaria urgenza. E Napoli, con la sua straordinaria capacità di raccontarsi attraverso il teatro, si conferma ancora una volta specchio fedele e deformante dell’Italia intera.
