Le trattative per la seconda fase dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas si sono arenate ancor prima di ripartire. Lo confermano fonti egiziane citate dal quotidiano saudita Asharq al Awsat, secondo cui “i negoziati non sono ancora iniziati praticamente, ma solo teoricamente”, a causa di “difficoltà sul terreno” e di un “chiaro sfruttamento israeliano di alcune falle, tra cui la crisi dei corpi”. Un riferimento diretto alla questione degli ostaggi e ai cadaveri restituiti negli ultimi giorni da Hamas, nodo ancora al centro delle tensioni diplomatiche.
Nel frattempo, Israele ha annunciato che il valico di Rafah, al confine tra Gaza e il Sinai egiziano, rimarrà chiuso “fino a nuovo avviso”. È il secondo giorno consecutivo di blocco, una decisione motivata da Tel Aviv con l’accusa a Hamas di non aver rispettato pienamente gli impegni presi, in particolare quello di restituire i corpi di tutti gli ostaggi deceduti nella Striscia. La riapertura del passaggio — cruciale per l’ingresso di beni essenziali e soccorsi umanitari — sarà comunicata, fanno sapere le autorità israeliane, “in un secondo momento”.
Gli aiuti continueranno comunque a entrare attraverso altri valichi, come quello di Kerem Shalom, mentre la situazione umanitaria nella Striscia resta drammatica. L’Italia, da parte sua, ha annunciato la disponibilità a installare un ospedale da campo e strutture abitative prefabbricate per offrire assistenza alle famiglie sfollate.
Sul fronte internazionale, si fa sentire la voce di Donald Trump. L’ex presidente statunitense ha dichiarato di essere pronto a consentire a Benjamin Netanyahu di riprendere le operazioni militari a Gaza “qualora Hamas non rispetti la sua parte dell’accordo”. Una posizione che, se confermata, segnerebbe un netto irrigidimento dell’approccio americano verso il processo di tregua, già fragile e minato da reciproche diffidenze.
Intanto sono stati identificati i corpi degli ultimi due ostaggi riconsegnati da Hamas: si tratta di Inbar Haiman, 27 anni, e del sergente maggiore Muhammad el-Atrash, 39. Haiman era stata uccisa durante il massacro del 7 ottobre 2023 al festival musicale di Re’im, mentre el-Atrash era stato dichiarato ufficialmente morto lo scorso dicembre. Entrambi sono stati recuperati e restituiti alle autorità israeliane nei giorni scorsi.
Dal canto loro, i miliziani di Hamas respingono le accuse di inadempienza. “Abbiamo restituito tutti i corpi che siamo riusciti a raggiungere e stiamo facendo grandi sforzi per recuperare i restanti”, hanno dichiarato in una nota.
L’impasse attuale riflette la fragilità di un negoziato costruito su un equilibrio precario tra pressioni internazionali, esigenze di sicurezza israeliane e il controllo territoriale di Hamas su una Gaza stremata. L’Egitto, storico mediatore tra le parti, tenta di riannodare i fili del dialogo, ma la sensazione prevalente è che la tregua regga solo per inerzia, sospesa tra diffidenza e stanchezza diplomatica.
Mentre la diplomazia fatica, la popolazione civile continua a pagare il prezzo più alto: mancano cibo, medicinali e ripari. E il valico di Rafah, chiuso e silenzioso, resta il simbolo di una pace che ancora non riesce a varcare la frontiera.
