16 Agosto 2026, domenica
HomeItaliaCronacaTerrorismo online, scatta l’arresto a Latina: 31enne tunisino accusato di apologia jihadista...

Terrorismo online, scatta l’arresto a Latina: 31enne tunisino accusato di apologia jihadista su TikTok

Un nuovo fronte della propaganda jihadista corre sui social network, anche attraverso piattaforme nate per l’intrattenimento. È in questo contesto che, nella giornata odierna, i Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) hanno eseguito, con il supporto del Comando Provinciale di Latina, un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un cittadino tunisino di 31 anni, residente in provincia, indagato per istigazione a delinquere aggravata dall’apologia del terrorismo e per l’utilizzo di strumenti informatici a fini di propaganda estremista.

Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Roma su richiesta della Procura capitolina – Dipartimento per il contrasto al terrorismo e ai reati contro la personalità dello Stato – al termine di una complessa indagine condotta dal ROS, che da mesi monitorava l’attività online dell’uomo.

Le indagini hanno preso avvio da un’attività di web patrolling, ovvero il monitoraggio sistematico della rete, attraverso la quale i militari hanno intercettato un account sulla piattaforma TikTok che diffondeva in modo costante contenuti riconducibili alla propaganda jihadista.
Tra i materiali individuati figuravano locandine, inni (nasheed) e video prodotti dai canali mediatici ufficiali dello Stato Islamico (IS), oltre a immagini che celebravano i cosiddetti “martiri” caduti in battaglia e i combattenti mujaheddin, accompagnate da discorsi di predicatori radicali di orientamento takfirista.

L’analisi tecnica ha permesso di risalire con precisione all’utilizzatore del profilo, identificato nel trentunenne tunisino oggi arrestato. Dalle verifiche è emersa la sua intensa attività di pubblicazione e condivisione di materiale audio-video di matrice jihadista, segno di una progressiva adesione ideologica alla causa dell’IS.

Secondo gli inquirenti, l’uomo avrebbe sviluppato un profilo personale chiaramente orientato verso posizioni fondamentaliste e un percorso di radicalizzazione in chiave islamista. Le indagini hanno inoltre evidenziato una vita condotta in modo sempre più appartato: relazioni sociali ridotte al minimo, comportamento prudente e riservato nelle comunicazioni, difficoltà economiche nonostante un impiego regolare.

Un quadro che, per gli investigatori, si inserisce nel processo tipico di auto-radicalizzazione online, alimentato da un’esposizione costante alla propaganda estremista e dall’adesione simbolica a un’identità “militante” virtuale. La diffusione di contenuti apologetici e celebrativi del terrorismo – spiegano fonti vicine all’inchiesta – non era episodica, ma sistematica e ideologicamente coerente, tanto da far scattare il sospetto di un’adesione convinta ai messaggi e ai metodi dello Stato Islamico.

L’operazione del ROS conferma l’attenzione costante degli investigatori italiani al fenomeno della radicalizzazione via web, un terreno di reclutamento e indottrinamento che negli ultimi anni si è spostato con forza sulle piattaforme più popolari tra i giovani. Il caso del 31enne tunisino – sottolineano gli inquirenti – mostra come la minaccia terroristica, pur non manifestandosi con azioni materiali, possa svilupparsi in forme subdole e silenziose, all’interno di comunità virtuali dove la propaganda trova terreno fertile.

L’indagato è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria. Proseguono gli accertamenti per delineare eventuali contatti con reti internazionali di propaganda o con altri soggetti in fase di radicalizzazione.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti