16 Agosto 2026, domenica
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Manovra, scontro tra Pd e Governo: Misiani accusa immobilismo, Cirielli rivendica “il modello Meloni”

Il responsabile economico dei Democratici critica la legge di bilancio come “la più modesta degli ultimi anni”, mentre dal centrodestra arriva la replica del viceministro Cirielli: “L’Italia cresce, ora serve portare il modello Meloni anche in Campania”.

Roma – La manovra economica del governo Meloni divide profondamente maggioranza e opposizione. Da un lato, il Partito Democratico accusa l’esecutivo di immobilismo e mancanza di visione; dall’altro, esponenti della maggioranza rivendicano la solidità dei conti e i risultati sul fronte occupazionale.

A dare voce alle critiche del centrosinistra è Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria nazionale del Pd, che in una nota definisce la legge di bilancio “la più modesta e inconsistente da molti anni a questa parte”. Per l’ex viceministro, il governo avrebbe scelto la via dell’austerità “in un momento in cui servirebbe una politica espansiva capace di stimolare investimenti, innovazione e occupazione di qualità”.

Secondo Misiani, l’Italia resta “intrappolata nella stagnazione”, nonostante gli investimenti del PNRR, e si trova oggi esposta ai contraccolpi “dei dazi di Trump, dell’aumento delle disuguaglianze e della povertà”. A suo giudizio, la manovra approvata dall’esecutivo “rinuncia a mettere in campo una strategia di rilancio dell’economia” e si limita “alla manutenzione del Piano strutturale di medio termine” varato un anno fa, “già allora debole e inadeguato”.

Sul piano dei conti pubblici, Misiani riconosce che la discesa del deficit al di sotto del 3 per cento del PIL nel 2025 rappresenta “un risultato importante”, ma sottolinea che arriva “al prezzo di una pressione fiscale ai massimi da dieci anni” e di “una compressione della spesa per sanità, istruzione e politiche industriali”.

Per l’esponente dem, il Paese avrebbe bisogno di “una politica economica capace di ridare ossigeno al potere d’acquisto delle famiglie” e di rafforzare servizi pubblici “in crisi profonda, a partire dal sistema sanitario nazionale”. Ma i fondi aggiuntivi destinati alla sanità, osserva, “sono una toppa insufficiente di fronte a una crisi ormai drammatica”, con “quasi sei milioni di persone che rinunciano a visite o esami” e una spesa privata “superiore ai 40 miliardi di euro l’anno”.

Il giudizio del Pd è severo anche sulla politica industriale: “Gli interventi ipotizzati sono di portata limitata e lontani dalla manovra poderosa chiesta da Confindustria”. A pesare, secondo Misiani, è anche l’assenza di misure incisive per contrastare l’aumento dei costi energetici o per sostenere le esportazioni, in calo “a causa delle barriere commerciali americane”.

La riduzione dell’IRPEF, inoltre, “è poco più che simbolica” e non compensa gli effetti del fiscal drag, mentre sul fronte occupazionale si preannunciano “tagli che comporteranno la mancata assunzione di diecimila tra medici e infermieri nei prossimi tre anni”.

Infine, Misiani accusa il governo di “sottomettersi ai diktat di Trump” per quanto riguarda l’aumento delle spese militari e di perpetuare “le stesse misure-tampone di sempre: rottamazione delle cartelle e innalzamento dell’età pensionabile”. Tutto questo, conclude, fa della manovra “la fotografia di un governo immobile, che naviga a vista e rinuncia ad affrontare le sfide decisive per il futuro del Paese”.

Dalla maggioranza, però, arriva una lettura diametralmente opposta. Per Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri e candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Campania, i risultati economici del governo Meloni parlano chiaro. “Dall’inizio della legislatura – sottolinea – in Italia si registrano oltre un milione di lavoratori in più. I dati nazionali e gli effetti delle misure del governo sono incoraggianti, segno che il modello Meloni funziona e va replicato anche a livello regionale”.

Cirielli punta il dito contro la gestione dei fondi europei da parte della Regione Campania, amministrata dal centrosinistra: “Dei Fondi FESR 2021-2027 approvati dalla Commissione europea, solo il 31 per cento è relativo a pratiche avviate e appena il 16 per cento è stato effettivamente utilizzato. È un’incapacità sotto gli occhi di tutti, e a farne le spese sono famiglie, minori e lavoratori costretti a vivere in condizioni di disagio economico”.

Il viceministro invita quindi a “smettere di scaricare le responsabilità” e a utilizzare pienamente le risorse disponibili: “Serve un programma serio che accompagni i potenziali lavoratori in un percorso di formazione e inserimento professionale, integrando i fondi sociali con la misura Calderone”.

Solo così, conclude Cirielli, “si potrà costruire una rete efficiente sul territorio, capace di sfruttare fino all’ultimo euro disponibile. Una volta a regime, avremo finalmente la possibilità di restituire ai campani la dignità che meritano. Con noi, più lavoro e più tutele”.

Il duello tra opposizione e maggioranza sul terreno economico si fa dunque sempre più serrato. Da un lato, il Pd denuncia un governo “senza visione”, incapace di affrontare le sfide della crescita e dell’equità sociale; dall’altro, la destra rivendica i risultati già ottenuti e promette di estendere il “modello Meloni” anche alle realtà locali. Sullo sfondo, resta il nodo centrale: come far ripartire un’economia che, tra inflazione, stagnazione e vincoli di bilancio, sembra ancora in cerca di una direzione chiara.

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