Roma – La manovra economica del governo Meloni divide profondamente maggioranza e opposizione. Da un lato, il Partito Democratico accusa l’esecutivo di immobilismo e mancanza di visione; dall’altro, esponenti della maggioranza rivendicano la solidità dei conti e i risultati sul fronte occupazionale.
A dare voce alle critiche del centrosinistra è Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria nazionale del Pd, che in una nota definisce la legge di bilancio “la più modesta e inconsistente da molti anni a questa parte”. Per l’ex viceministro, il governo avrebbe scelto la via dell’austerità “in un momento in cui servirebbe una politica espansiva capace di stimolare investimenti, innovazione e occupazione di qualità”.
Secondo Misiani, l’Italia resta “intrappolata nella stagnazione”, nonostante gli investimenti del PNRR, e si trova oggi esposta ai contraccolpi “dei dazi di Trump, dell’aumento delle disuguaglianze e della povertà”. A suo giudizio, la manovra approvata dall’esecutivo “rinuncia a mettere in campo una strategia di rilancio dell’economia” e si limita “alla manutenzione del Piano strutturale di medio termine” varato un anno fa, “già allora debole e inadeguato”.
Sul piano dei conti pubblici, Misiani riconosce che la discesa del deficit al di sotto del 3 per cento del PIL nel 2025 rappresenta “un risultato importante”, ma sottolinea che arriva “al prezzo di una pressione fiscale ai massimi da dieci anni” e di “una compressione della spesa per sanità, istruzione e politiche industriali”.
Per l’esponente dem, il Paese avrebbe bisogno di “una politica economica capace di ridare ossigeno al potere d’acquisto delle famiglie” e di rafforzare servizi pubblici “in crisi profonda, a partire dal sistema sanitario nazionale”. Ma i fondi aggiuntivi destinati alla sanità, osserva, “sono una toppa insufficiente di fronte a una crisi ormai drammatica”, con “quasi sei milioni di persone che rinunciano a visite o esami” e una spesa privata “superiore ai 40 miliardi di euro l’anno”.
Il giudizio del Pd è severo anche sulla politica industriale: “Gli interventi ipotizzati sono di portata limitata e lontani dalla manovra poderosa chiesta da Confindustria”. A pesare, secondo Misiani, è anche l’assenza di misure incisive per contrastare l’aumento dei costi energetici o per sostenere le esportazioni, in calo “a causa delle barriere commerciali americane”.
La riduzione dell’IRPEF, inoltre, “è poco più che simbolica” e non compensa gli effetti del fiscal drag, mentre sul fronte occupazionale si preannunciano “tagli che comporteranno la mancata assunzione di diecimila tra medici e infermieri nei prossimi tre anni”.
Infine, Misiani accusa il governo di “sottomettersi ai diktat di Trump” per quanto riguarda l’aumento delle spese militari e di perpetuare “le stesse misure-tampone di sempre: rottamazione delle cartelle e innalzamento dell’età pensionabile”. Tutto questo, conclude, fa della manovra “la fotografia di un governo immobile, che naviga a vista e rinuncia ad affrontare le sfide decisive per il futuro del Paese”.
Dalla maggioranza, però, arriva una lettura diametralmente opposta. Per Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri e candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Campania, i risultati economici del governo Meloni parlano chiaro. “Dall’inizio della legislatura – sottolinea – in Italia si registrano oltre un milione di lavoratori in più. I dati nazionali e gli effetti delle misure del governo sono incoraggianti, segno che il modello Meloni funziona e va replicato anche a livello regionale”.
Cirielli punta il dito contro la gestione dei fondi europei da parte della Regione Campania, amministrata dal centrosinistra: “Dei Fondi FESR 2021-2027 approvati dalla Commissione europea, solo il 31 per cento è relativo a pratiche avviate e appena il 16 per cento è stato effettivamente utilizzato. È un’incapacità sotto gli occhi di tutti, e a farne le spese sono famiglie, minori e lavoratori costretti a vivere in condizioni di disagio economico”.
Il viceministro invita quindi a “smettere di scaricare le responsabilità” e a utilizzare pienamente le risorse disponibili: “Serve un programma serio che accompagni i potenziali lavoratori in un percorso di formazione e inserimento professionale, integrando i fondi sociali con la misura Calderone”.
Solo così, conclude Cirielli, “si potrà costruire una rete efficiente sul territorio, capace di sfruttare fino all’ultimo euro disponibile. Una volta a regime, avremo finalmente la possibilità di restituire ai campani la dignità che meritano. Con noi, più lavoro e più tutele”.
Il duello tra opposizione e maggioranza sul terreno economico si fa dunque sempre più serrato. Da un lato, il Pd denuncia un governo “senza visione”, incapace di affrontare le sfide della crescita e dell’equità sociale; dall’altro, la destra rivendica i risultati già ottenuti e promette di estendere il “modello Meloni” anche alle realtà locali. Sullo sfondo, resta il nodo centrale: come far ripartire un’economia che, tra inflazione, stagnazione e vincoli di bilancio, sembra ancora in cerca di una direzione chiara.
