5 Dicembre 2025, venerdì
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Manovra, le banche ci stanno: via libera Abi al contributo straordinario pluriennale

Approvata all’unanimità dall’esecutivo Abi la relazione sul sostegno al bilancio dello Stato. Istituti pronti a replicare il modello 2024 con erogazioni spalmate su più anni. Si rafforza l’asse con il governo, ma resta il no alle tasse sugli extraprofitti.

Le banche italiane faranno la loro parte nella prossima manovra di bilancio, sostenendo in modo diretto gli sforzi pubblici per il rilancio economico del Paese. È questa, in sintesi, la linea approvata all’unanimità dal Comitato esecutivo dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana, che ha dato il via libera al contributo straordinario degli istituti di credito a favore dello Stato, da erogare in forma pluriennale, sul modello già sperimentato lo scorso anno.

La decisione, formalizzata in una riunione riservata del Comitato, ha recepito la relazione presentata dal direttore generale dell’associazione, Marco Elio Rottigni, che ha illustrato le condizioni e i margini di partecipazione del sistema bancario alla manovra 2025. Al centro del confronto, la volontà del settore di offrire un sostegno strutturato, concordato e compatibile con l’equilibrio patrimoniale degli istituti, ma evitando forzature fiscali e improvvise imposizioni.

Un modello già rodato

La logica dell’intervento, chiarisce l’Abi, ricalca quella adottata nel 2024: un contributo “straordinario” e volontario, articolato su più esercizi e legato alla cessione allo Stato delle imposte differite attive (dta), una particolare forma di credito fiscale che le banche possono trasformare in liquidità. Lo scorso anno, questo meccanismo aveva permesso un afflusso immediato di risorse al Tesoro, senza ricorrere a una tassa diretta sugli extraprofitti. Ed è proprio questa impostazione che le banche vogliono replicare, mantenendo aperto un canale di dialogo con l’esecutivo ma respingendo – con fermezza – l’idea di nuove tassazioni straordinarie.

Il confronto con il governo

La posizione dell’Abi arriva in un momento delicato, a ridosso dell’approvazione in Consiglio dei ministri della legge di bilancio. Nelle ultime settimane si sono intensificati i contatti informali tra il Ministero dell’Economia e i vertici dell’associazione bancaria, con l’obiettivo di trovare una soluzione condivisa che permetta allo Stato di incassare nuove risorse senza destabilizzare il settore del credito.

Il governo, da parte sua, ha messo sul tavolo un’ipotesi articolata: recuperare gettito attraverso un contributo straordinario sulle somme accantonate nel 2023 dalle banche a titolo di tassa sugli extraprofitti, circa 6,2 miliardi di euro, che gli istituti avevano deciso di destinare a rafforzamento patrimoniale. L’idea dell’esecutivo sarebbe ora quella di “liberare” quelle risorse, permettendone la distribuzione e assoggettandole a tassazione ordinaria sui dividendi, oltre a un ulteriore prelievo una tantum. Una proposta che, tuttavia, incontra forti resistenze.

L’Abi: sì al dialogo, no a sorprese

L’Abi ha ribadito di essere disponibile a un confronto costruttivo con il governo, ma su basi chiare e trasparenti. L’obiettivo è evitare misure che possano essere percepite come punitive o che alimentino instabilità nel settore. “La disponibilità a contribuire resta, purché nel quadro di una soluzione condivisa”, sottolineano fonti vicine all’associazione.

È un messaggio che riflette un punto fermo: il sistema bancario italiano è disposto a sostenere lo Stato, ma attraverso strumenti compatibili con la sua funzione sistemica. L’esperienza del 2023, quando la tassa sugli extraprofitti fu annunciata a sorpresa e in modo unilaterale, ha lasciato una scia di tensioni. In quel caso, l’intervento fu poi ammorbidito dopo il contraccolpo in Borsa e le critiche di istituzioni nazionali e internazionali. Proprio per evitare un bis, l’Abi si muove oggi con maggiore anticipo, cercando di prevenire scelte che potrebbero avere impatti negativi sulla fiducia degli investitori e sulla stabilità finanziaria.

L’interesse comune: sostenere la crescita

Al di là delle dinamiche negoziali, la decisione dell’Abi riflette una presa d’atto: il rilancio dell’economia italiana passa anche attraverso un coinvolgimento attivo del settore bancario. Non solo come erogatore di credito, ma come partner delle istituzioni pubbliche nella costruzione di uno spazio finanziario solido, credibile e orientato alla crescita.

Per questo, il contributo straordinario deciso dalle banche non deve essere letto solo come una forma di sostegno contabile alla manovra, ma anche come un segnale politico. È un messaggio di responsabilità in un contesto in cui il bilancio statale resta sotto pressione per effetto del rallentamento economico, della necessità di sostenere famiglie e imprese, e dell’impegno – sempre più stringente – a rispettare i vincoli di bilancio europei.

Conclusioni: un equilibrio delicato

Con l’avvio delle ultime fasi di definizione della legge di bilancio, il tema del contributo delle banche resta una delle leve più sensibili per il governo. Da un lato, l’esecutivo è alla ricerca di risorse aggiuntive per finanziare misure chiave su pensioni, sanità, famiglie e investimenti. Dall’altro, deve fare i conti con i margini stretti imposti dalle regole comunitarie e con la necessità di non compromettere la solidità del sistema finanziario.

L’adesione convinta dell’Abi, che avviene su basi concordate e in continuità con il 2024, segna un punto politico non scontato. Le banche si rendono disponibili a fare la loro parte, ma chiedono certezza normativa e rispetto degli impegni. La partita è ancora aperta, ma il clima sembra quello giusto per trovare un equilibrio. E stavolta, a differenza del passato, si punta a scrivere insieme le regole del gioco.

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