FIRENZE – In Toscana si torna alle urne. I seggi resteranno aperti fino alle 23 di questa sera e riapriranno lunedì mattina dalle 7 alle 15, per consentire ai 3.007.106 elettori aventi diritto di scegliere il nuovo presidente della Regione e i 40 consiglieri che siederanno a Palazzo del Pegaso per i prossimi cinque anni. È la dodicesima volta, dal 1970, che i toscani votano per le elezioni regionali: un appuntamento che ha sempre avuto un forte valore politico e simbolico, spesso capace di anticipare o riflettere gli umori del Paese.
L’edizione 2025 di questa consultazione si svolge sotto il segno dell’incertezza: a pesare, ancora una volta, è la variabile dell’affluenza, sempre più altalenante negli ultimi decenni. Un’incognita che potrebbe rivelarsi decisiva, in un contesto in cui il confronto principale sembra essere a due: da un lato Eugenio Giani, presidente uscente e candidato del centrosinistra, sostenuto dalla coalizione “campo largo”; dall’altro Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia, scelto dal centrodestra come volto per provare a conquistare una regione considerata storicamente “rossa”, ma ormai non più blindata. A completare il quadro, Antonella Bundu, esponente della sinistra più radicale, sostenuta dalla lista Toscana Rossa, già candidata sindaca a Firenze nel 2019.
Oltre tre milioni di toscani al voto
I numeri della macchina elettorale sono imponenti: oltre 3 milioni di elettori, 17.014 dei quali appena diciottenni e quindi al loro primo voto. Tra questi, 203.000 residenti all’estero, che contribuiscono a una geografia elettorale diffusa e articolata. Le sezioni allestite sono 3.922, quattordici in meno rispetto al 2020, e vedono impegnate oltre 23.000 persone tra presidenti, segretari e scrutatori.
Le rilevazioni sull’affluenza, affidate al Viminale, verranno effettuate in tre momenti chiave: alle 12, alle 19 e alla chiusura delle urne alle 23. I dati serviranno non solo a valutare l’andamento della partecipazione, ma anche a costruire le prime ipotesi sull’esito finale del voto. In Toscana, del resto, la partecipazione è sempre stata un indicatore politico rilevante: si è passati dal 95,9% del 1970 al minimo storico del 48,28% nel 2015, per poi risalire al 62,6% nel 2020. Numeri che raccontano non solo una trasformazione sociale, ma anche una disaffezione progressiva verso la politica regionale.
Come funziona il sistema elettorale
Il sistema con cui si eleggono presidente e consiglieri è misto, con un premio di maggioranza a favore della coalizione vincente. Dei 41 seggi complessivi, uno è riservato al presidente eletto, mentre gli altri 40 vengono distribuiti in base al risultato delle liste e delle coalizioni.
Se il presidente eletto ottiene più del 45% dei consensi, la coalizione che lo sostiene ha diritto ad almeno 24 seggi (il 60% del totale), ma non può superare quota 26. Se invece il vincitore raccoglie una percentuale compresa tra il 40% e il 45%, i seggi assegnati saranno tra 23 e 26, anche in questo caso tramite un meccanismo di premio di maggioranza.
Qualora nessun candidato raggiungesse il 40%, si andrebbe al ballottaggio tra i due più votati. In tal caso, alla coalizione del vincitore spetterebbero 23 seggi, mentre almeno 14 sarebbero garantiti alle opposizioni.
Le liste che vogliono entrare in Consiglio devono superare il 5% su base regionale, oppure il 3% se fanno parte di una coalizione che ha ottenuto almeno il 10%. Una soglia che pone un ostacolo significativo soprattutto alle formazioni minori o non coalizzate.
I protagonisti della sfida
Al centro della scena, tre candidati molto diversi tra loro per storia politica, profilo personale e visione della Toscana.
Eugenio Giani, 65 anni, fiorentino, è il governatore uscente e candidato del centrosinistra. Alla guida della Regione dal 2020, è sostenuto da un’ampia coalizione che include Partito Democratico, Italia Viva, Azione, Europa Verde, PSI e altre liste civiche. La sua candidatura punta sulla continuità, con un programma centrato su sanità pubblica, transizione ecologica, infrastrutture e sviluppo sostenibile. Giani rivendica i risultati ottenuti durante la gestione dell’emergenza Covid e gli investimenti attivati grazie al PNRR.
Alessandro Tomasi, 45 anni, esponente di Fratelli d’Italia, è il volto scelto dal centrodestra unito (FdI, Lega, Forza Italia e civiche) per tentare il colpo grosso: conquistare per la prima volta la guida della Regione. Sindaco di Pistoia dal 2017, Tomasi ha costruito la propria immagine su pragmatismo amministrativo, attenzione alla sicurezza, snellimento burocratico e riduzione della pressione fiscale. La sua candidatura punta a capitalizzare l’onda lunga del consenso nazionale al governo Meloni.
Antonella Bundu, infine, è la candidata di Toscana Rossa, coalizione che riunisce sigle della sinistra radicale, movimenti sociali e collettivi. Nata a Firenze da madre italiana e padre originario della Sierra Leone, è attivista dei diritti civili e già consigliera comunale nel capoluogo. La sua candidatura rappresenta un’alternativa netta rispetto ai due poli maggiori, con un programma incentrato su giustizia sociale, redistribuzione, diritti, lotta alla precarietà e ambientalismo radicale.
Campagna elettorale ad alta intensità
L’ultimo miglio della campagna elettorale ha visto un’intensa mobilitazione di leader nazionali a sostegno dei rispettivi candidati. Il centrodestra ha calato il tris pesante nella piazza fiorentina: Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani sono intervenuti in un comizio congiunto a sostegno di Tomasi, sottolineando la volontà di “liberare” la Toscana da un dominio pluridecennale della sinistra.
In contemporanea, sempre a Firenze, si è svolta una contromanifestazione promossa da movimenti antagonisti, collettivi universitari, centri sociali e attivisti pro Palestina, che hanno criticato il governo e l’impostazione securitaria del centrodestra. Anche questo è stato un segnale di quanto la posta in gioco sia alta, in una regione che da sempre è terreno di scontro ideologico e laboratorio politico.
Il significato politico del voto
Al di là della scelta del nuovo governatore e della composizione del Consiglio, le elezioni regionali toscane rappresentano anche un test politico di rilievo nazionale. Per il centrosinistra, si tratta di difendere un fortino storico in un momento di frammentazione interna. Per il centrodestra, l’obiettivo è conquistare una delle ultime roccaforti “rosse” rimaste. Per la sinistra radicale, infine, è l’occasione per riaffermare una presenza politica autonoma, spesso compressa nel bipolarismo.
Ma a decidere tutto sarà, ancora una volta, l’elettore. La sua presenza, la sua fiducia, la sua voglia di partecipazione. Perché in fondo, anche in un’epoca di sfiducia generalizzata, la politica resta l’unico strumento democratico in grado di cambiare le cose. Anche in Toscana.
