Urne aperte in tutta la Toscana per un voto che segna un nuovo capitolo nella storia politica della regione simbolo della tradizione progressista italiana. Sono 3.007.106 gli elettori chiamati alle urne – tra questi oltre 17 mila diciottenni al primo voto e 203 mila residenti all’estero – per eleggere il nuovo presidente della Regione e i 40 consiglieri che comporranno l’assemblea legislativa toscana per i prossimi cinque anni.
I seggi, 3.922 in tutto (14 in meno rispetto al 2020), resteranno aperti oggi fino alle 23 e riapriranno domani, lunedì, dalle 7 alle 15. A garantire il regolare svolgimento del voto sono impegnati oltre 23 mila tra presidenti, segretari e scrutatori.
Affluenza in calo rispetto al 2020
Il primo dato ufficiale sull’affluenza, rilevato alle 12, registra una partecipazione del 9,95%, in sensibile calo rispetto al 14,67% delle precedenti regionali del 2020. Un segnale che conferma la tendenza alla disaffezione elettorale, nonostante l’alta posta in gioco e la forte caratterizzazione politica di questa tornata.
Dal 1970, anno della prima elezione regionale, la partecipazione alle urne in Toscana ha subito un lento ma costante declino: dal record del 95,9% di allora si è scesi al 48,28% del 2015, minimo storico, per poi risalire al 62,6% nel 2020. In cinquant’anni i toscani hanno votato undici volte per scegliere il proprio governo regionale, e ogni volta la geografia politica ha riflesso, più che altrove, l’evoluzione del sistema politico nazionale.
Le regole del voto e l’assegnazione dei seggi
Il Consiglio regionale toscano sarà composto da 40 membri più il presidente. Il sistema elettorale prevede un premio di maggioranza per la coalizione vincente, che potrà ottenere tra 23 e 26 seggi complessivi, a seconda del risultato.
Se il candidato presidente supera il 45% dei voti, la sua coalizione avrà diritto ad almeno 24 seggi (il 60% del totale), ma non potrà superare quota 26. Se il risultato si colloca tra il 40 e il 45%, il premio varierà da 23 a 26 seggi. In caso di ballottaggio – eventualità prevista se nessuno dei candidati dovesse superare il 40% al primo turno – la coalizione del vincitore otterrà 23 seggi, mentre almeno 14 saranno riservati all’opposizione.
Potranno accedere alla ripartizione dei seggi solo le liste che superano il 5% dei voti a livello regionale. Se invece fanno parte di una coalizione che supera il 10%, la soglia di accesso scende al 3%.
I tre sfidanti per la presidenza
La sfida per la guida della Toscana si gioca tra Eugenio Giani, Alessandro Tomasi e Antonella Bundu, tre profili molto diversi per storia politica e visione del futuro della regione.
Eugenio Giani, presidente uscente e candidato del centrosinistra, punta al secondo mandato forte del sostegno del cosiddetto “campo largo”, che riunisce Partito Democratico, Italia Viva, Azione e forze civiche. Giani rivendica i risultati ottenuti nel primo quinquennio, in particolare sul piano sanitario, economico e infrastrutturale, proponendosi come garante di stabilità e continuità amministrativa.
Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia e candidato del centrodestra unito (Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia), rappresenta l’alternativa più insidiosa per Giani. La sua campagna si è concentrata sui temi della sicurezza, del contenimento fiscale e della gestione dei fondi europei, puntando a erodere consensi nelle tradizionali roccaforti rosse della regione.
Antonella Bundu, attivista e consigliera comunale a Firenze, corre per la lista Toscana Rossa, espressione della sinistra radicale. Prima donna nera candidata alla presidenza di una regione italiana, Bundu propone un’agenda fortemente improntata ai diritti sociali, alla giustizia ambientale e alla lotta contro le disuguaglianze.
Una campagna elettorale ad alta tensione
La campagna elettorale si è chiusa con un fine settimana carico di simboli e tensioni politiche. A Firenze, Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani hanno condiviso il palco nel comizio unitario del centrodestra, a sostegno di Tomasi.
Nello stesso giorno, il capoluogo toscano ha ospitato una contro-manifestazione promossa da Firenze Antifascista, Usb, centri sociali e movimenti pro-palestinesi, a conferma di quanto la sfida toscana rappresenti un banco di prova nazionale per le due principali coalizioni politiche.
Un test politico nazionale
Le regionali toscane non sono soltanto una competizione locale: il loro esito sarà letto come un test politico nazionale. Per la premier Meloni e la coalizione di centrodestra, un’eventuale vittoria in Toscana avrebbe un valore simbolico enorme, segnando la conquista di uno degli storici bastioni della sinistra. Per il Partito Democratico, invece, difendere la regione significa preservare uno dei pochi baluardi amministrativi ancora solidi del centrosinistra.
La sfida si gioca dunque su due piani: quello amministrativo, con i temi concreti della sanità, del lavoro e della transizione verde, e quello politico, in cui ogni voto contribuirà a definire gli equilibri futuri tra governo e opposizione.
Domani pomeriggio, alla chiusura dei seggi, inizierà lo spoglio. E la Toscana, ancora una volta, si ritroverà al centro della mappa politica italiana.
