6 Ottobre 2026, martedì
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Marzabotto, Mattarella: “La libertà va difesa sempre, senza compromessi, a ogni latitudine”

Nel ricordo dell’eccidio nazifascista, il Presidente della Repubblica richiama al dovere della memoria e all’impegno civile: “Ricordare è un seme di umanità, contro ogni annientamento dei diritti”

ROMA – “Ricordare è un dovere. Ricordare è un seme di umanità che va sempre coltivato”. Con queste parole, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto rendere omaggio alla memoria dell’eccidio di Marzabotto, uno dei crimini più efferati compiuti sul suolo italiano durante la Seconda guerra mondiale. Un massacro che non rappresenta solo una ferita nella storia nazionale, ma anche un monito costante per il presente e per il futuro.

Il Capo dello Stato, nel giorno del ricordo della strage perpetrata tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 dalle truppe naziste della 16ª divisione SS “Reichsführer”, con la complicità dei fascisti italiani, ha affidato a una nota ufficiale un messaggio di grande forza civile e morale. Parole che non si limitano alla commemorazione, ma che sollecitano una riflessione più ampia sul significato della libertà, sulla necessità di difendere i valori democratici e sull’impegno quotidiano contro ogni forma di oppressione.

“Ricordare è anche spinta all’impegno – ha affermato Mattarella – perché non accada mai più che le volontà di dominio cancellino i diritti umani, che le strategie di annientamento calpestino la vita e la sua irriducibile dignità”.

L’eccidio e la sua eredità

Tra il settembre e l’ottobre del 1944, a Marzabotto, nelle località di Monte Sole e dei comuni limitrofi dell’Appennino bolognese, furono uccise centinaia di persone – donne, uomini, bambini, anziani – colpevoli solo di trovarsi in un territorio ritenuto vicino alla Resistenza. Le vittime furono almeno 770, secondo le stime ufficiali, ma alcune fonti parlano di oltre 1.800 morti. Fu una delle più gravi stragi di civili compiute dalle forze di occupazione tedesche in Europa occidentale.

L’obiettivo era colpire la popolazione per spezzare i legami tra i partigiani e il tessuto civile che li sosteneva. Fu una rappresaglia cieca, brutale, sistematica. Un crimine contro l’umanità che, ancora oggi, impone alle istituzioni italiane e alla coscienza collettiva un impegno solenne: custodire la memoria, non dimenticare mai.

Un richiamo alla responsabilità democratica

Nel suo intervento, Mattarella non ha usato mezzi termini: la memoria di Marzabotto non può essere relegata alla ritualità o al formalismo. È una chiamata all’azione civile, una responsabilità che riguarda ogni cittadino e ogni generazione.

“La storia insegna. Della storia un popolo vuol essere costruttore. È questa l’essenza della libertà e dell’indipendenza. Che vanno difese sempre, con coerenza, senza opportunismi, a ogni latitudine”.

Con queste parole, il Presidente sottolinea come la libertà non sia una condizione acquisita una volta per tutte, ma un bene fragile e prezioso, da proteggere con vigilanza continua. La democrazia, aggiunge in filigrana il messaggio del Quirinale, non può tollerare ambiguità o compromessi con le pulsioni autoritarie, con i revisionismi, con il negazionismo o con l’indifferenza.

Una memoria attiva, non cerimoniale

Il discorso del Capo dello Stato si inserisce in una lunga tradizione di interventi istituzionali volti a riaffermare il valore della memoria storica come fondamento dell’identità repubblicana. Ma stavolta, in un contesto internazionale segnato da nuove guerre, rigurgiti nazionalisti e crisi democratiche anche in Europa, le parole di Mattarella risuonano con particolare urgenza.

Il Presidente non parla solo del passato, ma del presente. La difesa dei diritti umani, della pace, della legalità e della giustizia sociale è una battaglia che si combatte oggi, nelle scelte politiche, nel dibattito pubblico, nell’educazione delle nuove generazioni.

In questo senso, Marzabotto non è solo un luogo della memoria: è un simbolo vivo, attivo, che interroga il nostro tempo. E il messaggio presidenziale invita l’Italia a non abbassare mai la guardia.

Un paese che ricorda, un paese che si impegna

Ogni anno, la comunità di Marzabotto accoglie le istituzioni, le scuole, i cittadini in un percorso collettivo di memoria e consapevolezza. Le commemorazioni ufficiali, le testimonianze dei sopravvissuti, le visite al Sacrario di Monte Sole sono parte di un rito laico e civile che tiene insieme il dolore e la speranza.

Il messaggio di Sergio Mattarella si colloca all’interno di questo solco profondo: una memoria che non è mai fine a se stessa, ma leva per una cittadinanza consapevole. Una memoria che educa, che previene, che orienta. Che unisce passato e futuro nel nome della dignità umana.

Una lezione universale

Infine, il riferimento del Presidente alla “difesa della libertà a ogni latitudine” amplia il senso della ricorrenza: Marzabotto non è solo una tragedia nazionale, ma una lezione universale. Il suo ricordo richiama tutti – dentro e fuori i confini italiani – a non accettare mai la sopraffazione, l’annientamento, il dominio basato sull’odio.

Nel tempo della guerra in Ucraina, delle tensioni in Medio Oriente, del ritorno dei linguaggi autoritari e della crisi dello Stato di diritto in alcune democrazie, le parole del Capo dello Stato acquistano un significato che travalica l’occasione commemorativa. Sono un appello alla coerenza, al coraggio, alla responsabilità.

Ricordare Marzabotto, oggi, significa scegliere da che parte stare. Sempre.

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