Torino – All’Allianz Stadium si dividono la posta Juventus e Atalanta, che chiudono sull’1-1 una sfida che prometteva scintille ma ha finito per lasciare in dote più domande che certezze. Un punto che, alla fine, accontenta parzialmente entrambe: i bianconeri evitano la sconfitta per il terzo match consecutivo nei minuti finali, i nerazzurri confermano solidità e organizzazione, pur lasciando spazio a qualche recriminazione.
Per Massimiliano Tudor, al terzo pareggio consecutivo tra Serie A e Champions League, resta il rammarico di non aver chiuso la gara dopo un primo tempo ben interpretato. Per Ivan Juric, invece, il sorriso è quello di chi esce indenne da uno degli stadi più ostici del campionato, con la soddisfazione di un gol realizzato in un momento chiave e la consapevolezza di avere una squadra in grado di soffrire senza perdere lucidità.
Una Juve che parte forte, ma spreca
La Juventus approccia la partita con personalità, aggredisce alto, tiene il possesso e costruisce con ordine. Il primo squillo arriva già nei minuti iniziali, con Kalulu che si inserisce dalla destra e centra un palo pieno, dopo un’azione avvolgente che fotografa l’ottimo avvio bianconero.
L’Atalanta fatica a uscire dalla propria metà campo, soffre le rotazioni tra le linee di Yildiz e Miretti, e concede troppo spazio agli esterni. Eppure, nonostante il dominio territoriale e il buon numero di occasioni, la squadra di Tudor non riesce a concretizzare. Vlahovic parte dalla panchina, e davanti Kean si sbatte ma non incide. Gli inserimenti di McKennie non trovano sbocchi, mentre Joao Mario lavora bene sul lato debole ma senza mai affondare con convinzione.
Il lampo di Sulemana e la beffa prima dell’intervallo
Come spesso accade nel calcio, quando non concretizzi le occasioni rischi di pagarla cara. E infatti, proprio allo scadere della prima frazione, l’Atalanta colpisce. La squadra di Juric, fin lì timida e imprecisa, trova il vantaggio su una delle rare transizioni offensive. L’azione nasce da un pallone recuperato a metà campo, e si chiude con Sulemana che, lasciato colpevolmente libero al limite, scarica un destro potente che batte Szczesny sul primo palo. È l’uno a zero che gela l’Allianz Stadium e manda le squadre negli spogliatoi con un punteggio decisamente bugiardo per quanto visto fino a quel momento.
Nella ripresa cambiano i protagonisti, ma non il copione
Tudor non aspetta: nella ripresa ridisegna il fronte offensivo con gli ingressi di Vlahovic e Zhegrova. L’intento è chiaro: aumentare il peso specifico in attacco, cercare maggiore verticalità e tentare il ribaltamento del risultato. Ma il secondo tempo, almeno per un’ora, si trascina senza particolari sussulti. L’Atalanta, come da copione, si chiude con ordine e prova a pungere in contropiede. La Juve palleggia, ma fatica a trovare varchi. Miretti cala alla distanza, Cambiaso è meno incisivo, e anche Zhegrova trova poco spazio per le sue iniziative a rientrare.
Serve un episodio per rimettere in equilibrio la sfida. E l’episodio arriva al 78’.
Cabal, un debutto da ricordare
È il momento in cui Joao Mario, uno dei più continui nella serata bianconera, crossa teso dalla destra. Kossounou liscia clamorosamente il pallone, che rotola sul secondo palo dove sbuca Cabal, appena entrato al posto di un acciaccato Bremer. Il difensore, al suo primo gol in maglia juventina, non sbaglia e firma l’1-1 che fa esplodere lo stadio.
Per la Juve è il terzo gol segnato nei minuti finali negli ultimi tre incontri: un segnale di carattere, ma anche un campanello d’allarme sulla capacità di gestire e concretizzare il dominio nel corso della partita.
De Roon espulso, ma Carnesecchi salva i bergamaschi
Il gol subito scuote l’Atalanta, che nel finale perde anche De Roon, espulso per doppia ammonizione. La Juventus alza il baricentro, spinge, assedia l’area nerazzurra. L’occasione più nitida capita a McKennie, che si inserisce centralmente e calcia a botta sicura, trovando però un riflesso prodigioso di Carnesecchi. Anche Zhegrova va vicino al gol su una deviazione che chiama ancora il portiere atalantino a un intervento da applausi.
Il finale è una rincorsa continua della Juventus alla vittoria, ma l’Atalanta resiste con lucidità e organizzazione. E quando l’arbitro fischia tre volte, il punteggio inchiodato sull’1-1 fotografa una partita intensa, combattuta, ma non del tutto risolta.
Classifica corta, e ora occhio agli incroci
Il terzo pareggio consecutivo per la Juventus tra Serie A e Champions League mantiene i bianconeri nelle zone alte della classifica, ma apre a scenari di sorpasso per Milan e Roma, impegnate nelle prossime ore. Il ruolino recente mostra una squadra solida, ma ancora poco cinica. I segnali di crescita ci sono, ma manca ancora quel cambio di passo in zona gol che potrebbe fare la differenza nei momenti chiave.
Per l’Atalanta, il punto ottenuto all’Allianz rappresenta una conferma della solidità del gruppo di Juric, che continua a valorizzare le individualità senza mai snaturare l’impianto tattico. La difesa regge, il centrocampo lavora con intelligenza, e davanti si cominciano a intravedere segnali interessanti da Sulemana, sempre più protagonista.
Le parole del post-partita: riflessioni e consapevolezze
Nel post gara, Tudor ha sottolineato la buona prova della squadra sotto il profilo del gioco, pur riconoscendo la necessità di trovare maggiore concretezza negli ultimi metri. “Stiamo crescendo, ma dobbiamo essere più cinici. Non possiamo permetterci di creare tanto e non chiudere le partite”, ha dichiarato il tecnico bianconero.
Juric, dal canto suo, ha evidenziato la maturità del gruppo e l’importanza di uscire con un risultato positivo da uno stadio complicato. “La squadra ha sofferto da squadra, e questo per me vale quanto una vittoria”, ha detto ai microfoni dei cronisti.
In sintesi: un punto giusto, ma non soddisfacente
La sensazione, al termine dei novanta minuti, è che il pareggio sia il risultato più giusto per quanto prodotto da entrambe le squadre, ma probabilmente il più scomodo dal punto di vista delle ambizioni. La Juventus vede rallentare la sua corsa, pur rimanendo imbattuta, e l’Atalanta conferma la sua competitività anche lontano da casa, ma senza ancora trovare la continuità offensiva necessaria per sognare in grande.
Il campionato è lungo, e il livello resta alto. Ma per entrambe le formazioni, sarà fondamentale convertire la solidità in punti pesanti. Perché in una Serie A così equilibrata, i dettagli – anche solo una deviazione, un errore, un’espulsione – possono cambiare il volto di una stagione.
