Un delitto efferato ha sconvolto la comunità di Spoleto e ha trovato una prima svolta con il fermo di un uomo. La vittima è Sagor Bala, 21 anni, di origine bengalese, ritrovato senza vita e smembrato in un sacco nero abbandonato nei pressi della linea ferroviaria cittadina. Per la sua morte è stato fermato Dmytro Shuryn, 33 anni, cittadino ucraino, ex collega del giovane. L’uomo si trova ora in carcere con l’accusa di omicidio volontario, distruzione e soppressione di cadavere.
Secondo la Procura, a inchiodarlo sono stati una serie di “riscontri univoci” forniti dalle telecamere di sorveglianza e da diverse testimonianze, che hanno ricostruito gli ultimi movimenti della vittima e le presenze sospette dell’indagato. Ma se la ricostruzione degli inquirenti sembra solida, restano ancora punti oscuri: il movente non è stato chiarito e alcune parti del corpo del giovane non sono state rinvenute.
Il ritrovamento e le prime indagini
Il 24 settembre, un passante ha notato un sacco nero abbandonato tra via XIV Giugno e via Primo Maggio, a metà strada tra un giardino pubblico e i binari della ferrovia. All’interno, i resti del 21enne. Accanto al sacco, la bicicletta elettrica del giovane, un dettaglio che ha permesso agli investigatori di identificarlo rapidamente.
Il nome di Shuryn è emerso subito nelle indagini. La sua abitazione e la cantina sono state sottoposte a sequestro, così come la sua automobile. Le attenzioni si sono concentrate su di lui fin dalle prime ore, anche in virtù del legame con Bala: i due avevano lavorato nello stesso ristorante e, secondo alcuni testimoni, l’ucraino si era offerto di aiutarlo con documenti personali proprio il giorno della scomparsa.
La vittima: un giovane che cercava riscatto
Sagor Bala, conosciuto dagli amici con il soprannome di “Obi”, viveva in un centro di accoglienza. Lavorava come aiuto cuoco, cercando di costruirsi una vita in Italia. È scomparso il 18 settembre, smettendo improvvisamente di rispondere a telefonate e messaggi e mancando dal posto di lavoro.
Diversi residenti lo avrebbero visto per l’ultima volta in piazza Garibaldi, a Spoleto, prima che di lui si perdessero le tracce. La sua assenza, unita alle testimonianze che lo collegavano a Shuryn, hanno rafforzato i sospetti degli investigatori.
Telecamere e testimoni: la svolta investigativa
Il procuratore di Spoleto, Claudio Cicchella, ha parlato di dichiarazioni e riscontri “decisivi”. Alcuni conoscenti della vittima e vicini dell’indagato hanno riferito particolari ritenuti fondamentali per chiarire la dinamica dei fatti. Parallelamente, le immagini raccolte dagli impianti di videosorveglianza pubblici e privati della zona hanno documentato movimenti che, secondo gli investigatori, non lasciano spazio a dubbi.
Queste prove hanno consolidato le accuse, consentendo alla Procura di disporre il fermo. L’operazione è stata condotta dai carabinieri della Compagnia di Spoleto, con il supporto della sezione di polizia giudiziaria.
Le accuse e la posizione dell’indagato
Shuryn si trova ora nel carcere di Spoleto, accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere, con le aggravanti relative alla distruzione e soppressione di parti del corpo. Durante il fermo non ha rilasciato dichiarazioni spontanee, così come in precedenza, quando si era avvalso della facoltà di non rispondere.
Gli investigatori hanno sequestrato diversi dispositivi, tra cui il telefono cellulare dell’indagato, che sarà analizzato per ricostruirne contatti, spostamenti e attività nei giorni della scomparsa di Bala.
Un giallo ancora irrisolto
Nonostante il fermo rappresenti una svolta importante, molte domande restano senza risposta. Il movente, in particolare, non è ancora stato chiarito. Gli inquirenti stanno vagliando diverse ipotesi, ma nessuna ha trovato finora riscontri definitivi.
Un altro aspetto cruciale riguarda il corpo della vittima: non tutte le parti sono state ritrovate, e gli investigatori stanno lavorando per ricomporre integralmente il quadro medico-legale, elemento considerato fondamentale per l’impianto accusatorio.
Una comunità sconvolta
La morte di Sagor Bala ha colpito profondamente la comunità di Spoleto, dove il giovane era conosciuto per la sua gentilezza e la voglia di integrarsi. La brutalità del delitto ha sollevato sgomento e richieste di chiarezza.
La Procura, intanto, continua a lavorare per definire con precisione la dinamica dei fatti e individuare le ragioni che hanno spinto l’indagato a un gesto tanto violento. L’obiettivo è arrivare a una ricostruzione completa, restituendo verità e giustizia a una vicenda che ha lasciato segni indelebili nella città.
