3 Ottobre 2026, sabato
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Flotilla, la rotta della discordia: “Andremo fino a Gaza”. Israele accusa, il PD difende la missione

Gli attivisti respingono la mediazione italiana. Sa’ar: “Servono Hamas”. Netanyahu a New York, Meloni all’Onu: “Proporzionalità superata”. Il Times: “Uefa pronta a sospendere Israele”. Provenzano e Mori (PD): “Orgoglio nazionale, serve protezione per i nostri delegati”

La crisi della Global Sumud Flotilla si allarga ben oltre il Mediterraneo, trasformandosi in un nodo politico, diplomatico e persino sportivo. Dopo il rifiuto degli attivisti di accettare la proposta di deviazione verso Cipro, la tensione si fa sempre più alta. La flottiglia, composta da cinquanta imbarcazioni cariche di aiuti umanitari, ha ribadito la propria determinazione: “Non ci saranno altre soste tecniche, continueremo diretti fino a Gaza. Siamo consapevoli delle minacce, ma ci rendono solo più uniti”.

Una sfida aperta a Israele, che ha accolto positivamente la mediazione del governo italiano e rilanciato la disponibilità a un accordo “legale e pacifico” per il trasferimento degli aiuti. Ma il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar non ha usato mezzi termini: “La Flotilla ha respinto la proposta italiana, dimostrando che il suo vero scopo è la provocazione e il servizio ad Hamas. Tel Aviv non permetterà la violazione del legittimo blocco navale”.

Mentre sul mare cresce il rischio di un confronto diretto, a Tel Aviv la cronaca contribuisce ad aggravare il clima: un’auto è esplosa in una delle principali arterie stradali del sud della città, ferendo un uomo di 46 anni. Un episodio su cui le autorità stanno ancora indagando.

Sul piano internazionale, i riflettori sono puntati sull’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Benjamin Netanyahu è atteso a New York per un discorso in cui ribadirà la linea dura, già anticipata prima della partenza: “Non ci sarà nessuno Stato in Terra d’Israele”. La sera precedente, la premier Giorgia Meloni aveva richiamato Israele al rispetto del diritto internazionale, avvertendo che “ha superato il principio di proporzionalità”.

Ma l’eco della crisi arriva anche nei campi da gioco. Secondo il Times, l’Uefa starebbe valutando la sospensione di Israele da tutte le competizioni calcistiche internazionali, dai Mondiali ai tornei europei. Una decisione definitiva è attesa la prossima settimana e la maggioranza dei membri, scrive il quotidiano britannico, sarebbe favorevole.

In Italia, la questione divide la politica. Dal Partito Democratico sono arrivate parole di sostegno alla missione umanitaria e ai parlamentari italiani che vi partecipano. Peppe Provenzano, responsabile Esteri della segreteria dem, ha ringraziato il Patriarcato latino di Gerusalemme “per la disponibilità a una mediazione che, fuori da ogni strumentalizzazione politica, possa permettere di far arrivare gli aiuti a Gaza e salvare vite deliberatamente affamate”. Provenzano ha sottolineato l’urgenza di mantenere vivo questo canale diplomatico, con la “discrezione doverosa di fronte a una situazione che di ora in ora diventa sempre più preoccupante”.

Accanto a lui, Roberta Mori, portavoce nazionale della Conferenza delle Donne Democratiche, ha rivolto un messaggio di vicinanza all’attivista Annalisa Corrado e a tutte le delegazioni della Flotilla. “Il loro impegno è un orgoglio nazionale – ha affermato – perché scelgono di reagire all’indifferenza e ai tatticismi di fronte a crimini ormai riconosciuti come genocidari a Gaza. Questa missione è vicinanza concreta e pacifica a chi soffre, ma anche un atto politico coraggioso di denuncia verso l’immobilismo della comunità internazionale e del Governo italiano, al quale la storia chiederà conto”.

Mori ha richiamato il dovere delle istituzioni italiane a garantire sostegno e protezione ai propri cittadini impegnati nella missione: “Il dovere di rappresentanza non si limita ai palazzi istituzionali, si esercita anche con la presenza diretta, in difesa dei valori di libertà, dignità e giustizia che la Costituzione ci affida”.

Il Mediterraneo resta dunque al centro di una contesa globale: una missione umanitaria che Israele bolla come provocazione, un governo israeliano che si blinda sulla linea dura, un’Italia divisa tra diplomazia e politica interna, e un’Europa che valuta sanzioni sportive senza precedenti. In questo scenario, le barche della Flotilla diventano simbolo di una sfida più ampia: quella tra chi invoca sicurezza e chi rivendica il diritto alla solidarietà, tra i calcoli della geopolitica e il dramma umanitario che non concede tregua.

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