3 Ottobre 2026, sabato
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Ponte sullo Stretto, la Corte dei Conti chiede chiarimenti: ombre sulla delibera Cipess

La magistratura contabile mette in discussione il procedimento che ha portato al via libera dell’opera. In gioco ci sono la correttezza degli atti, la solidità del piano economico e la legittimità della dichiarazione di interesse pubblico prevalente. Governo fiducioso, opposizioni all’attacco. I precedenti che mostrano il peso della Corte sulle grandi opere.

Il Ponte sullo Stretto torna sotto i riflettori, non per un nuovo passo in avanti verso la costruzione ma per l’intervento di un organo che, negli anni, ha spesso rappresentato una tappa cruciale per le grandi opere pubbliche: la Corte dei Conti. Con un documento inviato alla Presidenza del Consiglio, la magistratura contabile ha chiesto chiarimenti sul via libera al progetto, contenuto nella delibera approvata dal Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile).

Per i giudici contabili, più che di una valutazione approfondita, si tratterebbe di una “ricognizione”, priva di una motivazione adeguata e di una puntuale verifica degli esiti istruttori. Un richiamo che non è privo di conseguenze: senza chiarimenti convincenti, l’iter potrebbe subire rallentamenti o addirittura necessitare di correzioni sostanziali.

I nodi segnalati dalla Corte

Il documento tocca vari aspetti sensibili.

La trasmissione degli atti. La Corte ha stigmatizzato la scelta di inviare parte della documentazione tramite link di condivisione del sito della società Stretto di Messina. Una modalità che non risponde agli standard formali richiesti per l’acquisizione di atti ufficiali e che solleva dubbi sulla completezza e tracciabilità del fascicolo.

Il piano economico. Gli esperti contabili hanno rilevato un “disallineamento” tra i 10,48 miliardi di euro certificati da KPMG e i 10,50 miliardi riportati nella delibera Cipess. Una discrepanza apparentemente minima ma che, in un’opera di tale portata, assume rilievo, segnalando possibili criticità di coerenza.

Le stime di traffico. La solidità delle previsioni su cui poggia il piano economico è un altro punto contestato. La Corte vuole chiarimenti sulla scelta di TPlan Consulting e sulla metodologia adottata, poiché il livello di traffico stimato rappresenta il pilastro dell’equilibrio finanziario.

La delibera IROPI. Infine, il nodo della decisione del Consiglio dei ministri del 9 aprile 2025, che ha qualificato il Ponte come opera di “interesse pubblico prevalente”. Una formula utile a superare vincoli ambientali e paesaggistici, ma che, oltre a essere nel mirino della Corte, ha attirato l’attenzione della Commissione europea, la quale ha chiesto chiarimenti al governo italiano.

Il termine dei venti giorni e lo scenario aperto

Il governo ha ora venti giorni per rispondere. Se le spiegazioni saranno ritenute sufficienti, l’iter potrà proseguire; in caso contrario, la Corte si riserva la possibilità di decidere “allo stato degli atti” o di invitare l’amministrazione a ritirare la delibera. In concreto, si tradurrebbe in uno stop temporaneo, con ripercussioni sulla tempistica di un’opera che già da mezzo secolo resta sospesa tra annunci e rinvii.

Reazioni politiche contrapposte

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessandro Morelli ha liquidato la vicenda come una “normale interlocuzione tra amministrazioni”, assicurando che tutte le risposte saranno fornite e negando che ci possano essere rallentamenti.

L’opposizione, al contrario, ha colto l’occasione per rilanciare le critiche. Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra) ha parlato di rilievi “gravissimi”, definendo “irrealistici” i dati sui flussi di traffico e denunciando lacune ambientali ed economiche. Bonelli ha anche accusato la società Stretto di Messina di avergli negato accesso ai documenti, chiedendo a Giorgia Meloni di renderli pubblici e arrivando a sollecitare la sostituzione del ministro Salvini.

Sulla stessa linea il Partito Democratico: Anthony Barbagallo e Andrea Casu hanno parlato di “sonora bocciatura”, sottolineando che i rilievi mettono in discussione “l’impianto stesso del progetto”. Il Pd presenterà interrogazioni parlamentari per chiedere al governo spiegazioni puntuali.

Il ruolo della Corte dei Conti nelle grandi opere

L’intervento della magistratura contabile non è una novità. Negli ultimi decenni, la Corte ha più volte rappresentato un punto di passaggio decisivo per progetti infrastrutturali strategici.

In passato ha imposto verifiche stringenti sulla Torino-Lione, segnalando la necessità di garantire coerenza tra previsioni economiche e quadro finanziario. Analogamente, ha espresso rilievi sul Mose di Venezia, richiedendo chiarimenti sui costi lievitati e sulla gestione dei contratti. In più di un’occasione, i suoi richiami hanno prodotto ritardi ma anche corretivi sostanziali, contribuendo a rafforzare la legittimità degli atti e a prevenire contenziosi a livello europeo.

Il caso del Ponte sullo Stretto rientra quindi in una tradizione di vigilanza che la Corte esercita per garantire legalità e trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche. Ma proprio la delicatezza dell’opera — un’infrastruttura simbolica, dalle dimensioni senza precedenti e dagli impatti economici e ambientali rilevanti — fa sì che il peso delle osservazioni risulti ancora più significativo.

Una sfida tra politica, diritto e finanza pubblica

Il Ponte sullo Stretto non è soltanto un’opera ingegneristica: è il terreno dove si intrecciano politica, diritto e finanza pubblica. Per il governo rappresenta il simbolo di un’Italia capace di osare e di superare storici divari territoriali; per l’opposizione è invece un progetto fragile, destinato a generare più problemi che benefici.

La Corte dei Conti, dal canto suo, svolge il ruolo di arbitro tecnico e legale, chiamato a verificare che la spinta politica non superi i limiti della correttezza amministrativa e della sostenibilità economica. Da come verranno risolti i rilievi dipenderà non solo il futuro dell’opera ma anche la credibilità dell’intero percorso decisionale.

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