2 Luglio 2026, giovedì
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Fine vita, 79enne ligure con neuropatologia muore in Svizzera: il diniego dell’Asl e la scelta assistita all’estero

Dopo il diniego dell'Azienda sanitaria locale sul requisito del «trattamento di sostegno vitale», un 79enne ligure affetto da malattia neurodegenerativa progressiva ha scelto di porre fine alle proprie sofferenze in Svizzera; lo hanno accompagnato due operatrici di Soccorso Civile. L’Associazione Luca Coscioni ha seguito il ricorso legale.

Un uomo di 79 anni, affetto da una malattia neurodegenerativa progressiva e irreversibile, è deceduto in Svizzera dopo aver avuto accesso al suicidio medicalmente assistito. Decisione e viaggio sono arrivati dopo il diniego da parte dell’Azienda sanitaria locale alla verifica delle condizioni necessarie per accedere alla morte volontaria assistita in Italia, prevista dalla giurisprudenza costituzionale. L’uomo è stato accompagnato da Roberta Pelletta e Cinzia Fornero, iscritte a Soccorso Civile, l’associazione che assiste le persone malate che scelgono di rivolgersi all’estero per porre fine alle proprie sofferenze; di Soccorso Civile è presidente e rappresentante legale Marco Cappato.

Le condizioni di salute

L’anziano era affetto da una malattia neurodegenerativa progressiva e irreversibile che ne aveva compromesso gravemente le capacità comunicative e motorie. La patologia aveva determinato la perdita totale della facoltà di parola; la comunicazione avveniva esclusivamente tramite gesti e, con grande difficoltà, attraverso un tablet. Era completamente dipendente da assistenza quotidiana continua. A complicare il quadro clinico vi era una storia di tromboembolia polmonare: l’uomo risultava in terapia e presentava insufficienza respiratoria, con necessità di ossigenoterapia durante il sonno.

Il diniego dell’Asl e il riferimento alla giurisprudenza

Secondo la nota diffusa da Soccorso Civile, nonostante il quadro clinico sopra descritto il Servizio sanitario della Regione Liguria ha ritenuto che il paziente non dipendesse da alcun «trattamento di sostegno vitale», requisito indicato dalla sentenza «Cappato-Antoniani» (n. 242/2019) della Corte costituzionale per poter accedere, secondo la legge italiana, alla morte volontaria assistita. L’uomo aveva richiesto la verifica delle condizioni già a febbraio 2025; le visite della commissione medica erano state effettuate in maggio, con esito negativo.

Il ricorso e la nuova valutazione rimasta senza esito

Assistito dal gruppo legale dell’Associazione Luca Coscioni, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, l’anziano ha presentato opposizione alla decisione dell’Asl. Nel ricorso si chiedeva la rivalutazione del requisito relativo al «trattamento di sostegno vitale», alla luce della giurisprudenza costituzionale che precisa i criteri per l’individuazione di tale requisito. Nuove visite erano state effettuate a luglio, ma dall’Asl non è pervenuta alcuna risposta entro un termine che il paziente, secondo quanto comunicato dalle associazioni coinvolte, riteneva incompatibile con la sua sofferenza.

La scelta di andare in Svizzera

Non volendo prolungare ulteriormente una situazione di sofferenza giudicata intollerabile, l’uomo ha deciso di recarsi in Svizzera per accedere al suicidio medicalmente assistito. Lo hanno accompagnato Roberta Pelletta e Cinzia Fornero, iscritte a Soccorso Civile, associazione che fornisce assistenza a persone malate che scelgono di porre fine alle sofferenze all’estero. L’intervento legale dell’Associazione Luca Coscioni e le azioni intraprese non hanno impedito che la persona compisse questa scelta lontano dall’Italia.

Ruoli e soggetti coinvolti

Nel caso sono intervenute più realtà: l’Azienda sanitaria locale che ha formulato il diniego sulla base della valutazione clinico-giuridica del requisito del trattamento di sostegno vitale; Soccorso Civile, che ha accompagnato l’uomo in Svizzera (associazione della quale è presidente e rappresentante legale Marco Cappato); e l’Associazione Luca Coscioni, con il gruppo legale coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, che ha curato l’opposizione alla decisione dell’Asl.

Conclusione

Si tratta dell’ennesimo caso che riporta al centro del dibattito pubblico e medico-giuridico il tema dell’accesso al fine vita, della definizione di «trattamento di sostegno vitale» alla luce della giurisprudenza costituzionale e delle conseguenze pratiche — anche per quanto riguarda i tempi delle procedure e le possibilità di ricorso — per le persone con patologie irreversibili che giudicano la propria sofferenza intollerabile. In questo episodio, la combinazione della valutazione dell’Asl, del ricorso legale rimasto senza risposta e della scelta di rivolgersi a strutture estere ha condotto l’anziano a porre fine alle proprie sofferenze in Svizzera, accompagnato da operatori di Soccorso Civile.

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