5 Ottobre 2026, lunedì
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Droni sopra i cieli del Nord: Copenaghen e Oslo nel mirino di velivoli misteriosi

Chiusure prolungate negli scali danese e norvegese dopo avvistamenti di droni di grandi dimensioni. La polizia non esclude scenari legati alla guerra ibrida, mentre Zelensky punta il dito contro Mosca. Ripercussioni su migliaia di passeggeri e timori crescenti per la sicurezza dello spazio aereo europeo.

COPENAGHEN – È stato un lunedì sera di allarme e incertezza nel cuore del traffico aereo del Nord Europa. L’aeroporto internazionale di Copenaghen, principale snodo danese e uno dei più trafficati del continente, è stato costretto a sospendere ogni operazione per quasi cinque ore a causa dell’avvistamento di droni non autorizzati nello spazio aereo circostante. Una misura drastica, che ha coinvolto almeno 20.000 passeggeri, causato il dirottamento di decine di voli e sollevato interrogativi pesanti sulla sicurezza delle infrastrutture critiche europee.

Secondo le prime ricostruzioni ufficiali, l’allarme è scattato alle 20:26 di lunedì 22 settembre, quando sono stati segnalati due o tre droni di grandi dimensioni in volo nei pressi dello scalo. Alle 20:30, le autorità aeroportuali hanno disposto la chiusura totale dello spazio aereo su Copenaghen, bloccando tutti i decolli e gli atterraggi. Solo all’1 di notte è stato possibile riaprire l’aeroporto, con l’annuncio ufficiale arrivato tramite i canali social dello scalo, accompagnato dall’avvertenza di “ritardi e cancellazioni” nei voli in programma.

Un’operazione professionale, ma senza volto

Le autorità danesi, intervenute immediatamente dopo l’allarme, hanno confermato che le indagini sono in corso, ma le informazioni raccolte finora sono frammentarie. “Non abbiamo visto fisicamente i droni”, ha ammesso nella notte Jakob Hansen, vice ispettore di polizia, durante una conferenza stampa convocata dopo la riapertura dello scalo. I droni, secondo quanto riferito, sarebbero scomparsi prima ancora che le forze dell’ordine riuscissero a localizzarli con precisione.

Ciononostante, l’ispettore Jens Jespersen ha indicato che l’operazione non può essere attribuita a dilettanti: “Il numero dei droni, le dimensioni, la durata del volo e la traiettoria sopra un’infrastruttura sensibile come un aeroporto indicano chiaramente la mano di un attore capace. Quale, non siamo ancora in grado di dirlo”.

La polizia non ha fornito alcun dettaglio tecnico sui modelli di droni avvistati né sulla possibilità di un intervento difensivo, come l’abbattimento degli stessi. Alla domanda se l’incursione potesse preludere a un attacco, Hansen ha risposto con cautela: “Non ci sono segnali in tal senso. Ma non possiamo escludere nulla”.

Il sospetto russo e le parole di Zelensky

L’incidente ha immediatamente avuto risonanza anche a livello politico e internazionale. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, commentando l’episodio su X (ex Twitter), ha denunciato quella che ritiene essere un’ennesima violazione russa dello spazio aereo di un Paese membro della NATO. In un colloquio con la direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, Zelensky ha collegato esplicitamente quanto accaduto a Copenaghen con una strategia di provocazione da parte di Mosca: “Se non ci sarà una risposta decisa da parte degli alleati, la Russia continuerà a perpetrare tali violazioni”, ha scritto.

Le autorità danesi, tuttavia, non hanno confermato alcuna responsabilità russa. Al momento non ci sono prove né rivendicazioni. Ma il tempismo e la modalità dell’incursione — su un’infrastruttura chiave e in un contesto geopolitico già teso — alimentano inevitabilmente i sospetti di un’azione deliberata, potenzialmente legata al contesto della cosiddetta “guerra ibrida”, in cui operazioni cibernetiche e incursioni fisiche si combinano per destabilizzare le difese di Paesi rivali.

Oslo, stesso copione nella stessa sera

A rafforzare l’ipotesi di un’azione coordinata è il fatto che, a poche ore dall’allarme a Copenaghen, anche l’aeroporto di Oslo, in Norvegia, ha dovuto sospendere temporaneamente le attività per la presenza di droni. Il traffico è stato inizialmente ridotto a una sola pista, poi completamente interrotto per oltre tre ore. Anche in questo caso, non sono stati identificati né i velivoli né eventuali responsabili. Ma la coincidenza temporale tra i due episodi ha immediatamente allertato le autorità di sicurezza dell’intera regione nordica.

Ripercussioni pesanti sul traffico aereo

Le conseguenze per i viaggiatori sono state immediate e diffuse. Oltre 20.000 passeggeri sono rimasti coinvolti nelle ore di chiusura a Copenaghen. Molti voli sono stati dirottati verso aeroporti secondari danesi o internazionali, causando disagi anche in Svezia, Germania e Paesi Bassi. La ripresa delle operazioni, confermata all’una di notte, è stata lenta e segnata da cancellazioni e ritardi a catena. Il bilancio esatto dell’impatto operativo è ancora in fase di definizione.

Un aeroporto strategico e vulnerabile

L’aeroporto di Copenaghen riveste un ruolo cruciale nei collegamenti tra Europa e Asia e funge da hub primario per la Scandinavia. Ogni anno gestisce decine di milioni di passeggeri e rappresenta una delle infrastrutture più sensibili del Nord Europa. Anche una breve chiusura ha ripercussioni significative sulla mobilità internazionale, come dimostrato dagli eventi di lunedì sera.

L’episodio ha rilanciato con forza il dibattito sulla vulnerabilità degli spazi aerei europei a minacce non convenzionali, come l’uso di droni per operazioni di disturbo o spionaggio. La difficoltà nel tracciamento e nell’identificazione rapida di questi dispositivi rappresenta un grave punto debole per la sicurezza delle infrastrutture civili.

Guerra ibrida: tra cyberattacchi e incursioni fisiche

L’incidente arriva pochi giorni dopo un altro episodio che ha coinvolto il trasporto aereo europeo: il 20 settembre, un attacco informatico ha colpito i sistemi di check-in e imbarco di numerosi scali europei, tra cui Heathrow, Bruxelles e Berlino. Il bersaglio era Collins Aerospace, uno dei principali fornitori di tecnologie per l’aviazione. L’interruzione ha causato ritardi e cancellazioni in tutta Europa. A Londra si sono contati oltre 140 voli in ritardo.

Gli esperti parlano ormai apertamente di una strategia sistematica, in cui l’uso combinato di attacchi digitali e droni viene utilizzato per testare le reazioni delle difese civili e militari dei Paesi occidentali. Una forma di pressione costante, non dichiarata, ma potenzialmente devastante per la stabilità e l’efficienza dei sistemi di trasporto e comunicazione.

Un fronte sensibile in Europa settentrionale

Il quadrante settentrionale del continente, in particolare l’area scandinava, è da mesi sotto osservazione per una serie di episodi che hanno coinvolto infrastrutture energetiche, cavi sottomarini e installazioni militari. Alcune fonti di intelligence europee hanno segnalato un aumento delle attività sospette, attribuite a operazioni di ricognizione non autorizzata provenienti dall’Est.

In questo clima, l’episodio di Copenaghen e Oslo si inserisce come un ulteriore segnale di allerta. Mentre le autorità continuano a indagare, e i passeggeri cercano di riorganizzare i propri itinerari, l’Europa si confronta con una nuova dimensione della minaccia: invisibile, mobile, difficilmente prevedibile. E sempre più difficile da ignorare.

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