28 Luglio 2026, martedì
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Netanyahu al contrattacco: “Lo Stato palestinese minaccia l’esistenza di Israele”

La comunità internazionale accelera sui riconoscimenti: Canada, Regno Unito, Australia e Portogallo si uniscono al fronte pro-Palestina. Intanto l’esercito israeliano intensifica l’offensiva su Gaza e la Giordania riapre parzialmente il valico di Allenby.

Benjamin Netanyahu non arretra di un millimetro. Nel pieno di una fase delicatissima del conflitto in Medio Oriente, il premier israeliano ha ribadito con fermezza la sua contrarietà alla nascita di uno Stato palestinese, definendolo una minaccia esistenziale per Israele. “Combatteremo ogni appello alla creazione di un’entità nazionale palestinese davanti alle Nazioni Unite”, ha dichiarato, annunciando una linea dura in sede internazionale, proprio mentre cresce la pressione della comunità mondiale per rilanciare la soluzione dei “due Stati”.

Mentre Israele prosegue l’offensiva su Gaza City, lo scenario diplomatico vive infatti una svolta significativa. Dopo settimane di indiscrezioni e prese di posizione, diversi Paesi occidentali hanno compiuto il passo ufficiale: il Canada, il Regno Unito e l’Australia hanno riconosciuto formalmente lo Stato di Palestina, seguiti dal Portogallo. Una decisione che assume un peso politico rilevante: Ottawa è stata la prima capitale del G7 ad annunciare il riconoscimento, aprendo una breccia nel fronte dei grandi alleati di Washington.

Il primo ministro canadese Mark Carney ha parlato di “un futuro pacifico sia per lo Stato di Palestina sia per lo Stato di Israele”, mentre il premier britannico Keir Starmer ha sottolineato che il riconoscimento vuole “ravvivare la speranza di pace e rilanciare la prospettiva di una soluzione a due Stati”. Da Canberra, Anthony Albanese ha definito la scelta parte di uno “sforzo internazionale coordinato” con Londra e Ottawa, mentre da Lisbona il ministro degli Esteri ha confermato che anche il Portogallo si unisce al gruppo dei Paesi favorevoli a un riconoscimento formale.

Il fronte dei riconoscimenti non si ferma qui. Francia, Belgio e Spagna hanno già annunciato l’intenzione di seguire la stessa strada, aprendo uno scenario inedito per i rapporti tra l’Unione Europea, gli Stati Uniti e Israele. Per Netanyahu, isolato come mai in passato sul terreno diplomatico, si tratta di un passaggio cruciale: il premier è chiamato a difendere la posizione israeliana in un contesto internazionale che sembra voler imprimere una svolta dopo mesi di guerra.

Sul terreno, però, la realtà resta segnata dalle armi. Le Forze di difesa israeliane continuano a colpire Gaza City, cuore dell’offensiva lanciata contro Hamas, mentre sulla vicina Cisgiordania emergono novità significative. La Giordania ha riaperto parzialmente il valico di Allenby, tre giorni dopo la sua chiusura in seguito a un attacco costato la vita a due soldati israeliani. “Il valico è stato riaperto domenica solo per i viaggiatori, mentre il traffico dei camion merci rimane sospeso fino a nuovo avviso”, si legge in una nota ufficiale di Amman. L’Allenby Bridge rappresenta un punto nevralgico: è infatti l’unico valico attraverso il quale i palestinesi della Cisgiordania possono viaggiare all’estero senza transitare da Israele, che occupa il territorio dal 1967.

Mentre i riflettori internazionali restano puntati sul terreno di guerra, la diplomazia prova dunque a spingere verso una nuova fase politica. Ma lo scontro tra Israele e la crescente ondata di riconoscimenti dello Stato di Palestina dimostra quanto sia ancora lontana una convergenza reale. Netanyahu, fedele a una strategia di difesa a oltranza, parla di minaccia esistenziale. Dall’altra parte, sempre più governi occidentali scelgono invece di riconoscere formalmente uno Stato palestinese come unica strada per dare una prospettiva politica a un conflitto che dura da oltre settant’anni.

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