3 Agosto 2026, lunedì
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Parma, il processo dei neonati sepolti: l’imputata esce dall’aula di fronte alla foto del figlio morto

Chiara Petrolini, 22 anni, è accusata del duplice omicidio dei suoi due figli appena nati. In Corte d’Assise la testimonianza del maresciallo Perri, primo ad arrivare sul posto: “Da padre, non sono stato bene”. L’indagine partì dal ritrovamento di un neonato nel giardino di casa. Un secondo corpo fu scoperto un mese dopo.

Parma – Un silenzio teso, quasi irreale, ha avvolto l’aula della Corte d’Assise di Parma quando sullo schermo sono comparse le immagini scattate dai soccorritori del 118 il 9 agosto 2024. Si trattava della fotografia del neonato trovato morto nel giardino di una villetta a Vignale di Traversetolo. Una prova visiva, crudele ma inevitabile in un processo destinato a restare impresso nella memoria giudiziaria della città.

In quel momento, Chiara Petrolini, ventidue anni, imputata per l’omicidio dei suoi due figli neonati, ha chiesto – tramite il suo legale, l’avvocato Nicola Tria – di poter lasciare l’aula. La Corte ha accolto la richiesta. La giovane, che da circa un anno si trova agli arresti domiciliari nella stessa abitazione dove si consumarono i fatti, si è allontanata senza dire una parola.

Il maresciallo Perri: “Vidi quel corpicino. Da padre, non sono stato bene”

A prendere la parola in aula, subito dopo la proiezione della fotografia, è stato il maresciallo Carlo Salvatore Perri, comandante della stazione dei Carabinieri di Traversetolo. Fu lui uno dei primi a entrare nella casa della famiglia Petrolini la mattina del ritrovamento.

Perri ha raccontato con voce rotta dall’emozione il momento in cui vide il corpo del neonato abbandonato nel giardino. “Vidi questo corpicino – ha detto rivolgendosi alla pubblica ministera Francesca Arienti – e le dico che ho difficoltà… essendo padre, in quel momento non sono stato bene”.

Le sue parole hanno attraversato l’aula con un peso che nessun atto processuale può realmente trasmettere. L’emozione del testimone, ancora visibile a oltre un anno dai fatti, ha ricordato con forza la dimensione umana, prima ancora che giudiziaria, della vicenda.

Un’indagine partita in pieno agosto, con la famiglia all’estero

L’indagine che ha portato Chiara Petrolini a processo per duplice infanticidio cominciò proprio con il ritrovamento di quel primo neonato, il 9 agosto 2024, nella casa di famiglia in località Vignale, mentre i genitori della ragazza si trovavano all’estero. La segnalazione era arrivata da una persona vicina alla famiglia, preoccupata per alcune circostanze anomale. Al momento dell’intervento dei Carabinieri, nell’abitazione non si trovava alcun adulto.

Fu allora che, tra il prato e un angolo appartato del giardino, venne rinvenuto il piccolo corpo. Le indagini iniziarono immediatamente. Analisi mediche e riscontri forensi confermarono che il neonato era nato vivo. Non molto tempo dopo, venne alla luce un sospetto ancora più grave: quello che non si trattasse di un caso isolato.

Il secondo ritrovamento e l’aggravarsi delle accuse

Un mese più tardi, i carabinieri fecero una nuova, agghiacciante scoperta. Nel corso di ulteriori scavi effettuati nella stessa proprietà, su ordine della Procura, venne ritrovato il corpo di un secondo neonato, presumibilmente partorito dalla giovane un anno e mezzo prima. Anche in questo caso, le prime risultanze medico-legali parlarono chiaro: il bambino era nato vivo.

Secondo l’accusa, Chiara Petrolini avrebbe agito da sola in entrambe le circostanze, nascondendo le gravidanze alla famiglia e partorendo senza alcuna assistenza. Subito dopo la nascita, secondo quanto ipotizzato dalla Procura, avrebbe tolto la vita ai figli e nascosto i loro corpi in punti diversi del giardino di casa.

La giovane ha sempre mantenuto il silenzio sulle accuse, avvalendosi della facoltà di non rispondere durante gli interrogatori iniziali. Solo attraverso il suo legale ha fatto sapere di voler chiarire la propria posizione in aula. Tuttavia, durante l’udienza odierna, la visione delle immagini e la testimonianza del maresciallo hanno provocato in lei un turbamento tale da costringerla a lasciare il processo in corso.

Una vicenda che scuote nel profondo: silenzi, dolore e una comunità smarrita

Il processo a Chiara Petrolini si svolge in un clima emotivo fortemente carico, segnato da sentimenti contrapposti e da una comunità – quella di Traversetolo – che ancora fatica a comprendere come sia stato possibile che tragedie così estreme si siano consumate nel silenzio, tra le mura di una casa apparentemente normale.

Nessuno, a quanto emerge dalle testimonianze raccolte finora, si sarebbe accorto delle gravidanze. Né la famiglia, né i vicini, né i compagni di scuola o amici. Un isolamento, fisico e psicologico, che sarà oggetto di attenta valutazione da parte della Corte. Il contesto familiare, le condizioni psicologiche dell’imputata, il suo vissuto personale e sociale saranno elementi centrali nel dibattimento.

Nel frattempo, la Procura insiste sulla gravità delle accuse. Il quadro probatorio si basa su evidenze medico-legali, intercettazioni ambientali, testimonianze e l’analisi di alcuni dispositivi elettronici. La doppia sepoltura nel giardino è per l’accusa l’indizio più concreto di una volontà reiterata, consapevole e autonoma.

Le prossime udienze e l’attesa di una verità giudiziaria

Il calendario del processo prevede altre testimonianze decisive nelle prossime settimane, tra cui quelle di periti, medici legali, e persone vicine alla famiglia Petrolini. La difesa della giovane punta a sostenere l’ipotesi di uno stato mentale alterato e di una profonda solitudine esistenziale che avrebbe portato la ragazza a vivere le gravidanze come un peso insostenibile.

Ma oggi, in aula, non sono emerse strategie processuali o confronti tecnici. Oggi è stato il giorno del dolore crudo, dei ricordi troppo vivi, delle immagini che restano negli occhi. Il giorno in cui la giustizia ha mostrato il volto umano e fragile di chi, davanti a una tragedia come questa, non può fare a meno di tremare.

Il processo continua. Ma la ferita, per molti, è già profonda e difficilmente rimarginabile.

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