6 Novembre 2026, venerdì
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Israele, Ben Gvir rilancia: “Insediamenti ebraici a Gaza e quartiere di lusso per la polizia”

Il ministro della Sicurezza nazionale insiste sulla linea dura: “Gli insediamenti portano sicurezza. È tempo di tornare a Gaza”

Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, esponente di punta dell’ultradestra messianica, torna a scuotere il dibattito politico con una dichiarazione destinata a suscitare polemiche tanto all’interno di Israele quanto sulla scena internazionale.

Durante una cerimonia ufficiale della polizia, organizzata in occasione del Capodanno ebraico (Rosh Hashanah, che quest’anno cade il 21 settembre), Ben Gvir ha ribadito la necessità di un ritorno israeliano a Gaza attraverso la creazione di nuovi insediamenti ebraici, presentati non solo come una soluzione abitativa ma come un atto politico e simbolico.

“Gli insediamenti garantiscono sicurezza ed è giunto il momento di creare insediamenti ebraici a Gaza”, ha affermato. “Non si tratterà soltanto di case, ma di un simbolo della nostra fede e della nostra visione”.

Il ministro ha poi annunciato un progetto dal forte impatto simbolico e mediatico: la costruzione, a guerra conclusa, di un quartiere di lusso destinato alla polizia israeliana, affacciato sul mare di Gaza City. “Il mio piano è, una volta raggiunta la vittoria nella città di Gaza, realizzare un quartiere lussuoso per i poliziotti, con vista mare. Sarà uno dei posti più belli del Medio Oriente”, ha dichiarato tra gli applausi della platea.

Le parole di Ben Gvir si inseriscono in un contesto già altamente infiammato. Da mesi il ministro, leader del partito Otzma Yehudit, porta avanti una linea di intransigenza totale sulla Striscia, evocando più volte l’idea di ripristinare la presenza israeliana in un territorio da cui Tel Aviv si ritirò unilateralmente nel 2005, con la “disconnessione” voluta da Ariel Sharon. Quel ritiro, secondo Ben Gvir, avrebbe compromesso la sicurezza nazionale, aprendo la strada al rafforzamento di Hamas.

Il rilancio del tema degli insediamenti a Gaza, con la prospettiva di progetti residenziali di lusso riservati alle forze dell’ordine, appare dunque come un ulteriore tassello nella strategia politica di Ben Gvir, che punta a consolidare la sua base elettorale più radicale. Le sue dichiarazioni, tuttavia, rischiano di inasprire ulteriormente le tensioni già altissime con la comunità internazionale e con l’Autorità Nazionale Palestinese, che considerano ogni ipotesi di reinsediamento israeliano a Gaza come una violazione del diritto internazionale e degli accordi precedentemente sottoscritti.

Ben Gvir non ha fornito dettagli concreti né sui tempi né sulle modalità della realizzazione di questi progetti. Ma il messaggio politico appare chiaro: rilanciare l’idea che solo attraverso la colonizzazione israeliana e il radicamento degli insediamenti sia possibile garantire la sicurezza e il futuro dello Stato ebraico.

Un messaggio che, se da un lato galvanizza l’elettorato più a destra della coalizione di governo guidata da Benjamin Netanyahu, dall’altro rischia di acuire le divisioni interne e di isolare ulteriormente Israele sul piano diplomatico.

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