15 Agosto 2026, sabato
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Droni russi sui cieli della Polonia, Varsavia parla di aggressione e limita il traffico aereo

Tusk annuncia l’intenzione di invocare l’articolo 4 della Nato. Mosca respinge le accuse, ma cresce la tensione internazionale. Zelensky e i leader europei: “Rischio gravissimo per l’Europa”

La Polonia torna a sentirsi in prima linea di fronte alla minaccia russa. Nella notte, diversi droni sono stati individuati dai radar militari mentre sorvolavano lo spazio aereo polacco, in una zona già resa sensibile dal conflitto in Ucraina. Secondo Varsavia, si tratta di un vero e proprio atto di aggressione: il primo ministro Donald Tusk ha parlato di “molteplici violazioni dello spazio aereo da parte della Russia”, confermando che i militari hanno utilizzato armi per neutralizzare gli obiettivi individuati. “Non siamo mai stati così vicini a un conflitto dalla Seconda Guerra Mondiale”, ha dichiarato con toni drammatici.

Gli avvistamenti sarebbero stati almeno dieci. Si tratta, secondo le autorità polacche, di droni di fabbricazione russa penetrati nello spazio aereo nazionale in circostanze che hanno spinto il governo a disporre restrizioni immediate sul traffico aereo civile. Un segnale tangibile del livello di allerta raggiunto in un Paese che già da mesi denuncia la pressione militare lungo i propri confini.

Le accuse polacche hanno suscitato una reazione immediata da parte di Mosca. L’incaricato d’affari russo a Varsavia, Andrei Ordash, ha definito “infondate” le accuse, negando qualsiasi responsabilità: “Non ci sono prove che quei droni siano russi”, ha dichiarato, parlando di un tentativo di provocazione politica. Ma la smentita non ha placato le tensioni.

Il premier Tusk ha reso noto che la Polonia intende invocare l’articolo 4 della Nato, che prevede consultazioni immediate tra i membri dell’Alleanza in caso di minaccia all’integrità territoriale, alla sicurezza o all’indipendenza di uno degli Stati alleati. Una mossa che segnala quanto Varsavia consideri grave l’accaduto e che apre la strada a una discussione urgente al quartier generale dell’Alleanza atlantica a Bruxelles.

A sostenere la posizione polacca è intervenuto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha definito l’accaduto “un precedente estremamente pericoloso per l’Europa”, ribadendo come la guerra scatenata da Mosca non sia confinata ai territori ucraini ma rischi di travolgere l’intera regione.

Dall’Italia sono arrivate parole nette. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di “inaccettabile violazione dello spazio aereo dell’Alleanza Atlantica”, sottolineando la necessità di una risposta coesa e determinata da parte dei partner europei e atlantici. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha invece richiamato la memoria storica, ricordando il 1914 e l’inizio della Prima guerra mondiale: “L’imprudenza dei comportamenti provoca conseguenze anche se non sono scientemente volute”, ha ammonito, invitando a riflettere sulla fragilità degli equilibri internazionali.

Il caso dei droni cade in un momento di altissima tensione geopolitica. Da mesi la Polonia denuncia la crescente pressione militare russa lungo i propri confini e teme che gli sconfinamenti possano diventare il preludio a incidenti ben più gravi. Il riferimento di Tusk alla Seconda guerra mondiale non è casuale: la Polonia, travolta nel 1939 dall’invasione nazista e subito dopo da quella sovietica, vede nella difesa della propria sovranità una questione esistenziale.

L’Alleanza Atlantica si trova dunque di fronte a una sfida delicatissima. Se l’aggressione fosse confermata, la violazione dello spazio aereo di un Paese Nato costituirebbe uno degli episodi più gravi dall’inizio della guerra in Ucraina, con conseguenze imprevedibili sugli equilibri europei e internazionali.

In attesa di chiarimenti e di verifiche tecniche sugli oggetti individuati dai radar, Varsavia resta in stato d’allerta. Per la Polonia, che negli ultimi anni si è trasformata nella retrovia più importante della difesa ucraina, l’episodio segna un nuovo salto di tensione. Per l’Europa, il segnale è ancora più allarmante: il conflitto che si combatte alle porte dell’Unione rischia di allargarsi, trascinando tutti in una spirale che riecheggia le pagine più buie del Novecento.

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