25 Settembre 2026, venerdì
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Lecornu alla guida di una Francia sull’orlo del collasso sociale: “Ce la faremo”, ma le piazze bruciano

Con la nomina di Sébastien Lecornu a nuovo primo ministro, Emmanuel Macron tenta di ricostruire la stabilità politica. Ma il Paese è travolto da proteste, blocchi e tensioni sociali che rivelano una Repubblica profondamente spaccata.

Nel giorno in cui il presidente Emmanuel Macron ha affidato ufficialmente l’incarico di primo ministro a Sébastien Lecornu, 39 anni, la Francia si è risvegliata in uno stato di profondo malessere. Le strade di Parigi, Rennes, Tolosa e molte altre città sono state teatro di manifestazioni, blocchi stradali e scontri con la polizia. Oltre 200 le persone fermate, mentre il nuovo premier, nel suo primo discorso da Matignon, ha promesso di affrontare la crisi “con umiltà e senso del dovere”, annunciando un’imminente serie di incontri con le forze politiche per trovare un equilibrio istituzionale.

Il nuovo esecutivo nasce sotto il segno della fragilità: Lecornu è infatti il quinto capo del governo francese dall’inizio del secondo mandato di Macron e il terzo in meno di due anni, una cifra che misura la portata della crisi parlamentare che affligge l’Eliseo. Ma il problema, come dimostrano le immagini delle strade in fiamme, non è solo politico: è prima di tutto sociale.

L’ennesimo passaggio di testimone a Matignon

La cerimonia di insediamento è avvenuta a mezzogiorno nella sede storica del governo francese, Matignon, in una cornice formale ma segnata da un senso di urgenza palpabile. Lecornu subentra a François Bayrou, sfiduciato dall’Assemblée nationale, e riceve da Macron un mandato chiaro ma complesso: costruire una nuova maggioranza e presentare una legge di bilancio condivisa, capace di tenere insieme un Paese spaccato.

Nel suo discorso inaugurale, il nuovo premier ha dichiarato che “ce la faremo”, promettendo un cambiamento sia nel merito che nel metodo, una “rottura” con le pratiche precedenti. Un linguaggio che richiama la necessità di voltare pagina, ma che si scontra con la realtà di un’opposizione già in trincea e di un contesto parlamentare in cui nessuna forza politica detiene una maggioranza autonoma.

Proteste diffuse: la Francia dei blocchi

Mentre a Parigi si svolgeva il passaggio delle consegne, le strade del Paese vivevano un’altra giornata di mobilitazione nazionale. La protesta, organizzata sotto lo slogan “Blocchiamo tutto”, ha coinvolto decine di città, assumendo caratteristiche differenti: dai cortei pacifici ai blocchi stradali, dagli incendi dolosi agli scontri violenti con le forze dell’ordine.

A Parigi, la polizia ha registrato oltre 130 fermi nella sola regione metropolitana, mentre manifestanti hanno bloccato il périphérique, la tangenziale cittadina, accendendo roghi nei pressi di Porte de la Chapelle, Bagnolet e Montreuil. Gruppi di studenti in sciopero hanno occupato gli accessi alla città e interrotto il traffico in più punti nevralgici.

A Rennes, un autobus è stato incendiato sulla tangenziale Sud, provocando danni strutturali e suscitando il timore di un indebolimento della carreggiata. Scene di alta tensione anche a Nantes, Lille, Lione e Tolosa, dove gli scontri hanno costretto le autorità a schierare oltre 80.000 agenti in tutto il Paese, di cui 6.000 solo nella capitale. La Francia si è così ritrovata, ancora una volta, a fare i conti con una piazza infiammata e radicalizzata, sintomo evidente di un malessere profondo che non si esaurisce nella contingenza politica.

Lecornu: il profilo del “fedelissimo” e la sfida della mediazione

Sébastien Lecornu è considerato un uomo di assoluta fiducia di Emmanuel Macron. Ex ministro della Difesa, figura emersa politicamente sotto la guida di Édouard Philippe, ha scalato rapidamente le gerarchie dell’esecutivo fino a diventare uno dei volti più riconoscibili della seconda fase del macronismo. La sua nomina rappresenta un tentativo di continuità istituzionale, pur accompagnato da una retorica di rinnovamento.

Ma la sfida che lo attende è immensa: rimettere in moto una macchina politica paralizzata da veti incrociati, divergenze programmatiche e fratture ideologiche. Dovrà negoziare con un Parlamento dove l’opposizione, sia di destra che di sinistra, non mostra alcuna intenzione di collaborare. Il primo banco di prova sarà la legge di bilancio per il 2026, che dovrà non solo essere presentata ma anche approvata in tempi stretti per evitare una nuova crisi istituzionale.

“Il mio compito è riannodare il filo del dialogo con i francesi e con le forze politiche”, ha detto Lecornu, aggiungendo che lavorerà “con senso del dovere e ascolto”, ma anche con la determinazione necessaria a portare avanti un programma di riforme.

Le opposizioni sul piede di guerra

Le reazioni delle forze politiche alla nomina del nuovo premier sono state immediate e tutt’altro che concilianti. Marine Le Pen ha definito Lecornu “l’ultima cartuccia del macronismo”, prefigurando una futura alternativa a guida Jordan Bardella, volto emergente del Rassemblement National. Dall’altra parte dell’arco parlamentare, la sinistra radicale ha annunciato una mozione di sfiducia, che potrebbe essere presentata già nei prossimi giorni.

Lecornu dovrà quindi fronteggiare un Parlamento bellicoso, dove le convergenze sono fragili e le trame politiche mutevoli. Ogni proposta rischia di trasformarsi in una prova di forza. La sua tenuta dipenderà dalla capacità di costruire alleanze trasversali e mantenere salda la barra del governo anche in assenza di una vera maggioranza.

Un Paese in cerca di stabilità

La nomina di Lecornu si inserisce in un momento di profonda instabilità politica, con un esecutivo continuamente costretto a reinventarsi e una società civile sempre più insofferente. La sfiducia verso le istituzioni è tangibile, come dimostrano le dimensioni delle manifestazioni e la radicalizzazione delle frange più giovani.

Lecornu rappresenta una scommessa per Macron, forse l’ultima prima di elezioni anticipate o di una ristrutturazione completa della governance francese. La sua missione, più che governare, sarà ricostruire fiducia: nel governo, nella democrazia parlamentare e, soprattutto, nella possibilità che la Repubblica possa ancora rispondere al disagio dei suoi cittadini.

Nelle prossime settimane, il nuovo premier dovrà dimostrare di saper governare nella tempesta, trovando un equilibrio tra fermezza e apertura, tra legittimità istituzionale e legittimazione popolare. Con un Paese che non aspetta più e chiede risposte immediate, ogni passo falso potrebbe trasformarsi in un nuovo fronte di crisi. E la pazienza dei francesi, già messa a dura prova, sembra vicina al punto di rottura.

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