6 Ottobre 2026, martedì
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Strage silenziosa: operaio muore schiacciato da un macchinario a Monza, ferito un altro a Desio

Giornata nera per la sicurezza sul lavoro: tre vittime in poche ore tra Monza, Torino e Catania. In Brianza un altro incidente grave in un cantiere. Si riaccende l’allarme sulla tutela dei lavoratori nei luoghi produttivi.

Monza – Un altro nome si aggiunge al lungo, tragico elenco delle vittime sul lavoro in Italia. Un uomo di 48 anni ha perso la vita questa mattina a Monza, all’interno di un’azienda specializzata nella produzione di valvole industriali. La dinamica dell’infortunio mortale è ancora oggetto di indagini da parte dei tecnici dell’Ats e delle forze dell’ordine intervenute sul posto, ma dai primi accertamenti l’operaio sarebbe rimasto schiacciato da un macchinario durante le operazioni di lavoro.

Il decesso è avvenuto sul colpo. Quando i soccorritori del 118 sono arrivati all’interno dello stabilimento, per l’uomo non c’era già più nulla da fare. L’intervento immediato dell’ambulanza e dell’automedica, allertate dai colleghi dell’operaio, si è purtroppo rivelato inutile. Accanto a loro, anche la polizia e i tecnici del servizio prevenzione infortuni dell’Agenzia di tutela della salute (Ats), ora impegnati a ricostruire l’esatta sequenza degli eventi.

La tragedia di Monza si inserisce in una giornata già drammatica per il mondo del lavoro. Sempre oggi, sabato 8 settembre, altri due operai hanno perso la vita in circostanze analoghe, a Torino e a Catania, portando a tre il bilancio delle morti bianche registrate nel Paese in poche ore. Una vera e propria emergenza nazionale che, nonostante i continui appelli delle istituzioni, dei sindacati e delle associazioni di categoria, continua a consumarsi ogni giorno, spesso nell’indifferenza collettiva.

E il conto dei feriti gravi, oltre a quello delle vittime, non si ferma. Sempre in Brianza, a pochi chilometri di distanza dalla fabbrica di Monza, un altro operaio è rimasto coinvolto in un gravissimo incidente sul lavoro. È successo a Desio, in un cantiere edile. Un uomo di 37 anni è precipitato da un’impalcatura, facendo un volo di circa dieci metri. L’impatto gli ha causato traumi multipli in diverse parti del corpo. Immediato l’intervento dei soccorritori, allertati dai colleghi: sul posto sono arrivati ambulanza, automedica, vigili del fuoco, Polizia locale e personale dell’Ats.

Il 37enne è stato trasportato in codice rosso all’ospedale San Gerardo di Monza, dove è ricoverato in condizioni critiche. Anche in questo caso le cause dell’infortunio sono ancora al vaglio degli inquirenti: tra le ipotesi al momento non si esclude un cedimento strutturale o una possibile mancanza di dispositivi di protezione individuale.

La sequenza ravvicinata di questi eventi riporta con forza al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, in particolare nei settori produttivi a più alto rischio: industria, edilizia, logistica e agricoltura. Settori dove, troppo spesso, le tutele previste sulla carta si scontrano con prassi operative carenti, ritmi serrati, sottovalutazione del rischio e talvolta mancanza di formazione adeguata.

Secondo i dati forniti da Inail, nei primi sette mesi del 2025 si è registrato un aumento delle denunce di infortunio sul lavoro, con centinaia di casi con esito mortale. Le regioni del Nord continuano a essere le più colpite, non solo per il maggior numero di imprese ma anche per l’elevata concentrazione di cantieri, poli industriali e impianti produttivi.

Monza e la Brianza non fanno eccezione. Il territorio, uno dei più dinamici sul piano manifatturiero, è anche tra quelli dove si concentra il maggior numero di incidenti nei luoghi di lavoro. Un dato che interpella non solo le aziende, ma anche gli organi ispettivi e le autorità politiche, chiamate a rafforzare i controlli e a promuovere una cultura della prevenzione che, troppo spesso, rimane subordinata ad altri interessi.

Dura la reazione dei sindacati, che da tempo denunciano una situazione diventata insostenibile. “Non possiamo più parlare di fatalità – affermano in una nota alcune sigle locali della CGIL e della UIL – ma di un vero e proprio sistema che non funziona. Ogni morte sul lavoro è una sconfitta per lo Stato e per l’intero sistema produttivo. Serve un cambio di paradigma, serve responsabilità da parte delle imprese e interventi legislativi più incisivi da parte del governo”.

In attesa che la magistratura faccia chiarezza sulle cause degli incidenti avvenuti oggi, resta il dolore delle famiglie, dei colleghi e delle comunità colpite. Resta soprattutto l’urgenza di rompere il ciclo dell’indifferenza. Ogni morte sul lavoro non è soltanto una tragedia personale, ma un campanello d’allarme collettivo, che dovrebbe scuotere le coscienze e spingere a una riforma profonda del modello di sicurezza nei luoghi produttivi.

Una sicurezza che non può più essere considerata un costo, ma un investimento indispensabile per un Paese che vuole definirsi civile.

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