Monaco di Baviera – La transizione ecologica dell’industria automobilistica europea rischia di deragliare. È il monito lanciato da Jean-Philippe Imparato, responsabile dell’area europea di Stellantis, nel corso di una tavola rotonda allo IAA Mobility 2025, il salone internazionale dell’auto in corso a Monaco di Baviera.
Secondo il dirigente del gruppo automobilistico, nato dalla fusione tra FCA e PSA, gli obiettivi fissati dall’Unione Europea per il 2030 e il 2035 in tema di emissioni e fine del motore termico non sono più realisticamente conseguibili. “Per centrare quei target – ha spiegato Imparato – bisognerebbe accettare un crollo del mercato del 30 per cento o, in alternativa, il fallimento finanziario di tutti i costruttori europei. È una prospettiva insostenibile”.
Le parole di Imparato si inseriscono in un contesto sempre più incerto per il settore automotive, alle prese con una transizione tecnologica epocale e con la concorrenza sempre più aggressiva dei produttori asiatici, in particolare cinesi, capaci di immettere sul mercato europeo veicoli elettrici altamente competitivi a prezzi inferiori rispetto a quelli dei marchi storici.
Pur ribadendo l’impegno di Stellantis nella transizione verso la mobilità elettrica, Imparato ha auspicato una revisione della normativa UE, sottolineando che “una discussione strategica sull’evoluzione del quadro normativo è oggi più che mai necessaria e benvenuta”. Il gruppo, ha ribadito, non mette in discussione la necessità della decarbonizzazione, ma chiede che il processo sia “coerente con i dati reali del mercato e sostenibile sotto il profilo economico, industriale e sociale”.
A rendere ancora più significative le dichiarazioni è il momento in cui arrivano: proprio mentre in Italia si moltiplicano gli interrogativi sul futuro occupazionale di migliaia di lavoratori del comparto auto, in particolare dopo i recenti sviluppi sullo stabilimento di Termoli, indicato come sito strategico per la gigafactory delle batterie e oggi al centro di forti incertezze.
Si attende ora una reazione chiara da parte del governo guidato da Giorgia Meloni e delle forze di opposizione, alla luce degli sforzi compiuti finora per sostenere Stellantis sul territorio nazionale, sia in termini di incentivi pubblici che di mediazione istituzionale per garantire la tenuta occupazionale dei siti produttivi italiani. La questione, infatti, va ben oltre il perimetro industriale e coinvolge in pieno le politiche economiche, sociali e industriali del Paese.
Il governo, finora, ha mantenuto un approccio interlocutorio con Stellantis, cercando un equilibrio tra pressione politica, tutela del lavoro e necessità di non compromettere i rapporti con uno dei principali gruppi industriali presenti sul suolo nazionale. Ma le parole di Imparato rendono evidente che anche a livello nazionale sarà necessario un confronto diretto, schietto e soprattutto orientato a scelte operative concrete.
L’opposizione, dal canto suo, ha già più volte criticato l’esecutivo per un atteggiamento ritenuto eccessivamente prudente verso Stellantis, chiedendo maggiore trasparenza sugli impegni assunti dal gruppo e più incisività nella difesa dell’occupazione. Con questa nuova presa di posizione, diventa inevitabile che anche le minoranze parlamentari tornino a chiedere una verifica parlamentare sull’efficacia della strategia italiana nel settore automotive, soprattutto in termini di ricadute su imprese e lavoratori.
Nel frattempo, il confronto europeo si fa più acceso. I governi di Francia, Germania e Italia sono sempre più divisi tra l’ambizione ambientale e il timore di un collasso industriale. Anche i sindacati europei lanciano l’allarme: senza una gestione politica equilibrata della transizione, il rischio è quello di una desertificazione produttiva in vaste aree del continente.
Imparato, pur senza attaccare frontalmente la Commissione Europea, ha lasciato intendere che il tempo della diplomazia formale è finito. “È necessario – ha detto – rimettere sul tavolo tutti i fattori della transizione: domanda reale, capacità industriale, protezione dell’occupazione e competitività rispetto ai mercati extraeuropei”.
Il messaggio è rivolto tanto a Bruxelles quanto alle capitali europee. Ma in Italia, dove Stellantis ha ancora numerosi stabilimenti e migliaia di dipendenti, suona come una chiamata diretta alla politica. Il momento per risposte nette è arrivato.
