Roma – Sulla questione Stellantis e in particolare sul futuro della gigafactory di Termoli, il Movimento 5 Stelle torna all’attacco, puntando il dito contro l’atteggiamento del governo e chiedendo un cambio di passo immediato. I deputati M5S della Commissione Attività Produttive – Emma Pavanelli, Chiara Appendino, Enrico Cappelletti e Antonio Ferrara – hanno annunciato di aver formalmente richiesto un’audizione alla Camera dei rappresentanti di ACC (Automotive Cells Company), la joint venture europea di cui Stellantis è tra i principali azionisti, per fare chiarezza su un progetto industriale che, ad oggi, sembra essersi fermato al palo.
Nel mirino del Movimento, ancora una volta, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, accusato di “encomio servile”, immobilismo e scarsa incisività nel confronto con il colosso automobilistico. “Da tre anni – denunciano i parlamentari – il ministro Urso colleziona dichiarazioni roboanti, ma sul piano operativo il governo resta inerte. Il cosiddetto Piano Italia di Stellantis è sempre più un’operazione di facciata: si parla di investimenti, ma nel concreto le produzioni vengono rilocalizzate ovunque, tranne che in Italia, dove lo stabilimento di Termoli sembra destinato a diventare un deserto industriale”.
Al centro del dibattito, la gigafactory molisana, annunciata come un pilastro della transizione elettrica del gruppo e come un’opportunità strategica per il rilancio dell’industria automobilistica italiana. Un progetto avviato con grande enfasi, ma che – secondo i parlamentari del M5S – oggi appare svuotato di contenuti concreti e, soprattutto, privo di garanzie occupazionali. A preoccupare è la sorte di oltre 1800 lavoratori, oggi immersi in un clima di totale incertezza.
“Proprio nei giorni scorsi – si legge nella nota – sono stati i lavoratori stessi a denunciare i silenzi del governo. Un menefreghismo istituzionale che si somma a quello di Stellantis, la quale si sottrae alle sue responsabilità scaricando tutto su ACC, come se non fosse uno dei principali soci della stessa joint venture”.
Il Movimento 5 Stelle, che ha da tempo avviato un pressing istituzionale sul caso Termoli, chiede che il ministro Urso affronti la questione con maggiore determinazione, in occasione dell’incontro previsto oggi con Davide Mele e Emanuele Filosa, due figure chiave nel management italiano di Stellantis. “Ci aspettiamo che Urso dimostri finalmente schiena dritta, e non continui a comportarsi in maniera ossequiosa nei confronti del gruppo. I precedenti non lasciano ben sperare, ma il tempo delle dichiarazioni di principio è finito”.
L’obiettivo del M5S è chiaro: mettere Stellantis e ACC di fronte alle proprie responsabilità, e tracciare una rotta chiara per il rilancio dell’impianto molisano, che avrebbe dovuto rappresentare una delle tre gigafactory europee di nuova generazione, con produzione di batterie elettriche e una potenziale riconversione sostenibile dell’intero comparto. Ma ad oggi, i ritardi e l’assenza di un cronoprogramma definito alimentano le preoccupazioni di sindacati e territorio.
Da parte sua, ACC – la joint venture nata nel 2020 dalla collaborazione tra Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies – è chiamata ora a fornire risposte puntuali sullo stato del progetto, sul futuro degli investimenti e sull’effettiva volontà di mantenere e sviluppare la presenza industriale a Termoli. Non a caso, la richiesta di audizione avanzata dal Movimento 5 Stelle mira a portare il confronto in sede parlamentare, affinché sia pubblico, trasparente e vincolato agli interessi del Paese.
In un contesto europeo di forte competizione tecnologica e industriale sulla mobilità elettrica, la posizione dell’Italia appare sempre più marginale. E mentre Francia e Germania consolidano i loro poli produttivi, il rischio è che il nostro Paese perda il treno della transizione, lasciando sul terreno competenze, occupazione e intere filiere.
“Su Termoli – concludono i deputati – è giunto il momento di uscire dall’ambiguità e stabilire un percorso certo. Urso non può continuare a essere semplice spettatore di uno smantellamento industriale che si consuma pezzo dopo pezzo. Il governo deve farsi carico delle sue responsabilità, e Stellantis non può più limitarsi a risposte evasive o dichiarazioni interlocutorie”.
La questione resta dunque aperta e centrale per il futuro industriale del Mezzogiorno e dell’intero Paese. In gioco non c’è solo la sopravvivenza dello stabilimento di Termoli, ma la capacità dell’Italia di restare un attore credibile e competitivo nella trasformazione dell’automotive europeo.
