2 Luglio 2026, giovedì
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Scuola, stop ai cellulari in classe: dal richiamo scritto alla sospensione

Scatta il nuovo divieto per l’anno scolastico al via. I presidi: “Le sanzioni saranno graduate, ma servono regole chiare e condivise”

Niente più cellulari in classe. Con l’avvio del nuovo anno scolastico, che prenderà il via la prossima settimana, entra in vigore in tutte le scuole il divieto di utilizzo degli smartphone durante le lezioni. Una misura che da tempo era al centro del dibattito e che ora si traduce in un regolamento preciso, con sanzioni graduate e diversificate a seconda della gravità delle infrazioni.

«Le sanzioni devono rispettare il principio di gradualità: ci deve essere corrispondenza tra la gravità della violazione e la severità della sanzione», spiega Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi. «Si può partire da un richiamo scritto, una sorta di censura formale, passando per la nota sul registro fino ad arrivare alla sospensione. Ma non sono esclusi altri provvedimenti, perché ogni istituto ha facoltà di modulare le misure all’interno del proprio regolamento».

Il tema non riguarda solo la disciplina, ma anche la gestione pratica dei dispositivi. Molti istituti, infatti, non dispongono di spazi sicuri per il deposito degli smartphone e hanno scelto la strada più semplice: farli tenere spenti negli zaini degli studenti. Una soluzione di compromesso che, tuttavia, lascia aperto il rischio di utilizzi impropri durante le ore di lezione.

«Nella stragrande maggioranza dei casi – precisa Giannelli – gli studenti potranno tenere i telefoni con sé, ma rigorosamente spenti e nello zaino. Se qualcuno verrà sorpreso a utilizzarli, scatterà la sanzione prevista dal regolamento interno».

Il provvedimento mira a restituire centralità al momento educativo e a ridurre le distrazioni legate all’uso degli smartphone, sempre più pervasivi nella vita quotidiana dei ragazzi. Resta ora da capire come le scuole, già impegnate su molti fronti organizzativi, riusciranno a garantire un’applicazione uniforme della norma e a gestire le inevitabili contestazioni che potrebbero arrivare dalle famiglie.

Una sfida che, secondo i presidi, potrà essere vinta solo con chiarezza di regole e coerenza nell’applicazione: non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di riportarla entro confini precisi, affinché il tempo scuola torni a essere spazio di apprendimento e di relazione autentica.

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