Un mercato parallelo, silenzioso ma ramificato, alimentato da auto rubate e ricambi illegali. Un’industria del crimine che agiva tra la provincia di Foggia e il basso Molise, ma con ramificazioni in almeno cinque regioni italiane. Ventidue misure cautelari sono state eseguite dai Carabinieri delle Compagnie di San Severo (Foggia) e Termoli (Campobasso), a conclusione di una complessa e articolata attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia.
Il provvedimento, firmato dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale dauno, è scattato nei confronti di venti indagati, tutti residenti nella provincia di Foggia, chiamati a rispondere – a vario titolo – di furto aggravato, ricettazione, riciclaggio e detenzione illecita di arma clandestina. L’indagine è la prosecuzione naturale di un’operazione analoga condotta nel febbraio 2024, quando la stessa Compagnia di San Severo aveva arrestato 19 persone, accusate di rapine, furti d’auto, spaccio e ricettazione.
Proprio da quella operazione è emerso un ulteriore sviluppo inquietante: tre soggetti già destinatari di misure cautelari – due detenuti in carcere e uno ai domiciliari – avrebbero ripreso a coordinare le attività criminali anche durante la restrizione della libertà, riorganizzando le fila e riallacciando i legami con i sodali. Obiettivo: continuare a rifornire il mercato illecito dei veicoli rubati e, soprattutto, della relativa ricambistica.
Le indagini hanno permesso ai Carabinieri di documentare l’attività di due distinti gruppi criminali, operativi sia in Puglia che in Molise, e attivi nel furto sistematico di autoveicoli, che venivano successivamente trasferiti a San Severo o in aree limitrofe. Da lì, i veicoli prendevano due strade: rivendita diretta o smontaggio finalizzato alla commercializzazione delle parti meccaniche.
Il cuore logistico dell’intero traffico si trovava in un capannone abusivo, individuato e sequestrato dai militari dell’Arma, dove avveniva lo smontaggio dei mezzi. Le operazioni erano supportate da una rete di officine e autodemolizioni, alcune delle quali risultate strettamente collegate agli indagati. Qui si perfezionava l’occultamento e la successiva manipolazione dei veicoli: punzonature, smerigliature e alterazioni su telai e targhe rendevano irriconoscibili i mezzi rubati, eludendo i controlli e rendendo più agevole la reimmissione nel mercato nero.
Il provvedimento cautelare contesta 28 episodi di furto – consumato o tentato – tra luglio e settembre 2024, commessi in Puglia, Abruzzo, Molise, Marche e Campania. Gli autori materiali dei furti erano dotati di strumenti tecnici sofisticati, tra cui centraline OBD, chiavi codificate e attrezzi da scasso. Per ogni veicolo sottratto, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, ricevevano un compenso fisso: 100 euro, a prescindere dal valore del mezzo.
Durante l’inchiesta sono emersi ulteriori elementi a conferma della pericolosità del gruppo. In particolare, due persone sono state fermate mentre fuggivano a bordo di un’auto di grossa cilindrata risultata rubata: il loro arresto è avvenuto dopo un inseguimento. Altri sette soggetti sono stati denunciati per ricettazione e possesso ingiustificato di chiavi alterate e grimaldelli.
Il bilancio dei sequestri parla da sé: 24 veicoli, 8 furgoni, numerosi motori e componenti meccanici di decine di auto, per un valore commerciale stimato attorno al milione di euro. Oltre a ciò, è stata rinvenuta e posta sotto sequestro una pistola clandestina completa di munizionamento, riconducibile a uno degli indagati.
Tra i dettagli emersi nel corso delle indagini, uno in particolare ha suscitato forte impressione: i Carabinieri sono riusciti a ricostruire le circostanze di un tragico incidente stradale in cui perse la vita un minorenne della provincia di Foggia. Il ragazzo, secondo quanto accertato, stava guidando un’auto appena rubata quando ne ha perso il controllo. Il sinistro sarebbe avvenuto mentre il giovane si filmava in diretta sui social, alla guida del veicolo.
Le misure cautelari eseguite si distribuiscono come segue: 7 persone sono state condotte in carcere, 4 poste agli arresti domiciliari, mentre per 9 è stato disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza. Il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dal codice, tutti gli indagati devono essere considerati non colpevoli fino a sentenza definitiva.
L’operazione condotta dai Carabinieri delle Compagnie di San Severo e Termoli rappresenta un duro colpo per il traffico illecito di veicoli e ricambi, che trova nella zona nord della Puglia una delle sue basi operative più attive. Ma è anche l’ennesima conferma di quanto il controllo del territorio, unito a una strategia investigativa paziente e coordinata, sia l’unico antidoto efficace contro una criminalità organizzata che si evolve, si riorganizza e non arretra, ma che può essere ostacolata, colpita e smantellata passo dopo passo.
