15 Agosto 2026, sabato
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Trump e la crisi Russia-Ucraina: “Entro due settimane deciderò. Potrebbero esserci sanzioni, dazi o nessuna azione”

L’ex presidente americano parla del conflitto in Europa orientale e ipotizza scenari drastici o totale disimpegno: “Putin? Forse una luce in fondo al tunnel nei rapporti con Mosca”

WASHINGTON – Donald Trump torna a far sentire la propria voce sullo scenario internazionale più delicato del momento: il conflitto tra Russia e Ucraina. E lo fa con toni sospesi tra minaccia e apertura, lasciando intravedere la possibilità di nuove misure dure – come sanzioni o dazi – ma anche quella, non meno significativa, di un totale disimpegno da parte degli Stati Uniti.

«Penso che nel giro di due settimane avrò un’idea chiara dell’atteggiamento della Russia e, francamente, anche dell’Ucraina», ha dichiarato il presidente americano durante un incontro con la stampa. «A quel punto prenderò una decisione. Sarà una decisione importante, che potrebbe riguardare sanzioni, dazi o entrambi. Oppure potremmo non fare nulla, e dire semplicemente: “è una vostra battaglia”».

“Vedremo di chi è la colpa”

Interpellato su un’eventuale passività americana nel caso in cui il presidente russo Vladimir Putin si rifiutasse di sedersi al tavolo dei negoziati, Trump ha risposto con ambiguità calcolata: «Vedremo di chi è la colpa. Vedremo se Zelensky e Putin si incontreranno o meno. Lo sapremo in un paio di settimane».

Dalle sue parole emerge l’intenzione di valutare il conflitto attraverso una chiave di responsabilità condivisa, senza attribuire preventivamente colpe a una sola delle parti in causa. Una posizione che segna una distanza dai toni più netti usati da altri leader occidentali nei confronti del Cremlino e che lascia spazio a diverse interpretazioni, anche in termini di posizionamento strategico.

Tra “America First” e realismo geopolitico

L’approccio di Trump alla crisi tra Mosca e Kiev si inserisce in un più ampio quadro di pragmatismo geopolitico, in linea con la dottrina “America First” che lo ha contraddistinto durante la sua precedente presidenza. Nessuna intenzione, almeno nelle sue dichiarazioni, di agire in nome di un principio astratto, ma piuttosto la volontà di valutare se e come l’interesse americano sia direttamente coinvolto.

Non è la prima volta che l’ex presidente adotta toni distensivi verso la Russia, o comunque si mostra scettico sull’efficacia di un coinvolgimento militare o economico diretto degli Stati Uniti nel conflitto. Tuttavia, nel corso della sua dichiarazione, ha lasciato intravedere la possibilità di una nuova linea diplomatica, parlando apertamente di una “luce in fondo al tunnel” nei rapporti tra Washington e Mosca.

Le reazioni internazionali

Le parole di Trump arrivano in un momento di forte tensione sul piano globale, con l’Europa impegnata nel sostegno militare e finanziario all’Ucraina, e con la NATO che continua a rafforzare la propria postura difensiva ai confini orientali.

I leader europei hanno più volte sottolineato la necessità di una posizione compatta e di lungo termine a sostegno di Kiev, mentre la possibilità che Washington possa ridimensionare il proprio ruolo o addirittura defilarsi dal conflitto rappresenta uno scenario destabilizzante per gli equilibri atlantici.

Per Mosca, invece, le parole di Trump potrebbero essere lette come una breccia nel fronte occidentale: un segnale che, almeno da parte americana, si valuta la possibilità di negoziare – o di lasciare spazio a una soluzione autonoma tra le parti, senza pressioni esterne.

Due settimane per una decisione

Trump ha ribadito che il nodo centrale sarà l’incontro (o il mancato incontro) tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin. Una valutazione che sembra attribuire grande importanza al dialogo diretto tra i due leader, ma che ignora, o perlomeno sottovaluta, la complessità diplomatica di un confronto tra un paese aggredito e una potenza militare come la Russia.

Sullo sfondo resta l’ambizione del tycoon di tornare alla Casa Bianca nel 2025, e le sue dichiarazioni in politica estera sembrano sempre più orientate a costruire una narrativa che parli direttamente all’elettorato americano: meno guerre, meno spese all’estero, più attenzione alle priorità interne.

Un messaggio alle cancellerie: “Deciderò io”

Con le sue parole, Trump invia un messaggio chiaro alle capitali europee e a Kiev: la leadership americana nella gestione del conflitto non è scontata, e sarà lui – se rieletto – a ridisegnarne i confini. È un messaggio che mescola strategia e calcolo elettorale, ma che, in ogni caso, rimette al centro la variabile americana nel possibile esito della guerra in Ucraina.

A due anni dall’invasione russa e a pochi mesi dalle elezioni americane, le dichiarazioni di Trump risuonano come un monito: l’orizzonte della politica internazionale potrebbe cambiare radicalmente. La prossima decisione, in effetti, potrebbe non arrivare da un vertice a Bruxelles o da una risoluzione dell’ONU, ma da un ufficio nello Studio Ovale, nel cuore di Washington.

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