AGGIORNAMENTO
TEL AVIV – Un possibile punto di svolta nel conflitto che da oltre dieci mesi devasta la Striscia di Gaza. Secondo quanto riferito da Al Jazeera, Hamas ha accettato una nuova proposta di cessate il fuoco, avanzata dai mediatori internazionali. Un segnale che apre, almeno sul piano diplomatico, uno spiraglio per l’inizio di negoziati concreti, mentre sul terreno la guerra continua a divorare vite.
I termini dell’accordo: 60 giorni per trattare
La proposta accettata da Hamas prevede un cessate il fuoco della durata di 60 giorni, durante i quali dovrebbero essere rilasciati 10 ostaggi israeliani ancora in vita e riconsegnati i corpi di altri 18 prigionieri deceduti durante la detenzione.
Sul fronte umanitario, la tregua prevede l’ingresso nella Striscia di aiuti essenziali — medicinali, cibo, acqua e carburante — sotto la supervisione di organizzazioni come la Mezzaluna Rossa e le Nazioni Unite. È previsto inoltre l’avvio, contestualmente all’inizio della tregua, di negoziati multilaterali per porre fine al conflitto armato.
“Abbiamo informato i mediatori del nostro accordo sulla proposta presentata ieri”, ha dichiarato una fonte di Hamas ad Al Jazeera, confermando la disponibilità del movimento islamista a rispettare i termini dell’intesa.
L’ombra delle parole: lo scandalo Haliva
Ma se a parole la diplomazia si muove, nel concreto il terreno rimane infuocato. A far esplodere la tensione in Israele è la diffusione, da parte di Channel 12, di registrazioni shock attribuite al generale Aharon Haliva, ex capo dell’intelligence militare israeliana.
Secondo quanto emerso, Haliva avrebbe dichiarato: “Cinquanta palestinesi devono morire per ogni israeliano ucciso il 7 ottobre, non importa se sono bambini”. Frasi che, se confermate, rischiano di alimentare ulteriormente le accuse internazionali contro l’operato dell’esercito israeliano a Gaza.
Iran: “Pianificano genocidio”
Durissimo anche il commento del ministro degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, che ha definito le attuali operazioni militari israeliane come “una chiara manifestazione dell’intenzione di compiere una pulizia etnica e un genocidio”. Dichiarazioni che gettano benzina sul fuoco in un contesto già fortemente polarizzato a livello internazionale.
Sul campo: evacuazioni e bombardamenti
Nonostante l’annuncio dell’accordo, i combattimenti non si fermano. A Khan Yunis, nel sud della Striscia, l’esercito israeliano ha riferito di aver “eliminato una cellula terroristica”, senza fornire ulteriori dettagli.
Intanto, dalla parrocchia cattolica della Sacra Famiglia a Gaza arriva una testimonianza drammatica: padre Gabriel Romanelli ha comunicato che le autorità israeliane hanno ordinato l’evacuazione dell’intero quartiere. “La popolazione non sa dove andare, manca tutto”, ha dichiarato il sacerdote.
Amnesty International, dal canto suo, lancia nuove pesanti accuse: “Israele sta conducendo una deliberata campagna di fame nella Striscia occupata, distruggendo sistematicamente la salute, il benessere e il tessuto sociale della vita palestinese”.
Bilancio tragico: oltre 62 mila morti
I numeri forniti dal Ministero della Sanità di Gaza, citati da Reuters, delineano un quadro agghiacciante: dal 7 ottobre 2023 ad oggi, sarebbero almeno 62.004 i morti e 156.230 i feriti causati dalle operazioni militari israeliane.
Una cifra che descrive con tragica evidenza il prezzo umano del conflitto, in particolare per la popolazione civile della Striscia, priva di vie di fuga e sottoposta a continui bombardamenti, carestie, collasso sanitario e sfollamenti forzati.
In attesa del silenzio
L’annuncio dell’accettazione da parte di Hamas segna una tappa potenzialmente decisiva, ma fragile, nella strada verso una tregua duratura. Restano da capire le posizioni ufficiali del governo israeliano e dei principali attori internazionali, e soprattutto se il cessate il fuoco potrà essere realmente applicato sul terreno.
Per ora, resta l’amara constatazione che, anche quando si intravede una pausa, il prezzo della guerra continua a pesare — giorno dopo giorno — su un’intera popolazione. E la pace, quella vera, appare ancora come un orizzonte lontano.
