La guerra in Ucraina arriva al giorno 1.266 e il fronte diplomatico si infiamma. Donald Trump, in corsa per un clamoroso ritorno alla Casa Bianca, ha annunciato che incontrerà Vladimir Putin in Alaska, prima di qualsiasi colloquio con Volodymyr Zelensky o con l’Unione europea.
“Ci sarà uno scambio di territori, lo so dalla Russia”, ha dichiarato il tycoon, lasciando intendere un possibile negoziato che preveda cessioni territoriali da parte di Kiev. Parole che hanno immediatamente innescato reazioni accese a Kiev e nelle capitali europee.
Il presidente ucraino ha replicato senza giri di parole: “Putin vuole soltanto presentare l’incontro con l’America come una sua vittoria personale. Dopo, continuerà a comportarsi come prima, esercitando la stessa pressione sull’Ucraina”. Un affondo che fotografa la profonda diffidenza di Zelensky verso qualsiasi ipotesi di compromesso imposto dall’esterno.
Anche da Bruxelles è arrivata una linea di fermezza. Kaja Kallas, Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera, intervenendo in videoconferenza alla riunione dei ministri degli Esteri europei, ha scandito: “Fino a quando la Russia non avrà accettato un cessate il fuoco pieno e incondizionato, non dobbiamo neppure discutere di eventuali concessioni”.
Il messaggio che arriva da Kiev e dall’Europa è univoco: nessuna trattativa che metta sul tavolo porzioni di territorio ucraino, almeno finché il Cremlino non dimostrerà una reale volontà di porre fine all’aggressione militare. Ma le parole di Trump — tra promessa di un dialogo diretto con Putin e ventilata ipotesi di “scambio” — rischiano di riaprire un fronte di frizioni tra Washington e i partner atlantici, mentre sul terreno la guerra prosegue senza tregua.
