6 Giugno 2026, sabato
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Gaza, via al primo aviolancio italiano di aiuti: 100 tonnellate di beni in volo. Tajani: “No all’occupazione israeliana”

È partita l’operazione “Solidarity Path 2”, con aiuti italiani destinati alla popolazione della Striscia. Il ponte aereo durerà circa una settimana. Ma mentre gli aiuti prendono il volo, a terra si continua a morire: almeno sette civili uccisi oggi in due attacchi israeliani, secondo fonti mediche palestinesi.

È decollato oggi il primo volo militare italiano per il lancio aereo di aiuti umanitari sulla Striscia di Gaza, in un’operazione che ha l’obiettivo di alleviare, almeno in parte, la gravissima crisi umanitaria in corso. Si chiama “Solidarity Path Operation 2”, ed è la seconda missione di questo tipo lanciata dall’Italia, in coordinamento con le autorità giordane e con il supporto delle Forze armate.

In totale, circa 100 tonnellate di beni di prima necessità, tra cui generi alimentari e materiali per l’igiene personale, sono state trasportate con un volo civile fino all’aeroporto di Amman, in Giordania, dove sono state stoccate e caricate su pallet pronti per essere aviolanciati. I velivoli C-130J dell’Aeronautica Militare italiana effettueranno un aviolancio al giorno per circa una settimana, secondo quanto comunicato dalla Farnesina.

Un’operazione logistica complessa, ma simbolicamente e umanamente decisiva in una fase in cui a Gaza si muore ancora per fame, per sete, per mancanza di medicinali. E per le bombe.

Tajani: “No all’occupazione di Gaza da parte di Israele”

Sul piano politico, l’operazione si accompagna a una presa di posizione netta da parte del governo italiano. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando oggi a margine del vertice di coordinamento per la missione umanitaria, ha ribadito che “l’Italia sostiene con forza il diritto di Israele a difendersi dal terrorismo di Hamas”, ma ha anche sottolineato che “l’occupazione della Striscia da parte di Israele non è accettabile”.

Una dichiarazione che si inserisce nel quadro di una diplomazia sempre più tesa, con crescenti pressioni internazionali perché Tel Aviv metta fine a una strategia militare che, secondo le Nazioni Unite, ha già causato la morte di oltre 38.000 palestinesi — in larga parte civili — e ha reso inabitabili ampie porzioni della Striscia di Gaza.

La tragedia continua: almeno 7 civili uccisi oggi

Mentre gli aiuti italiani prendono il volo, però, a terra la guerra non si ferma. Secondo quanto riferito da fonti mediche palestinesi ad Al Jazeera, almeno sette civili sono stati uccisi oggi in due distinti attacchi israeliani.

Il primo si è verificato a nord del campo di Nuseirat, nel centro della Striscia: cinque persone hanno perso la vita e altre 33 sono rimaste ferite in un raid dell’esercito israeliano. Poco dopo, altri due civili sono stati uccisi nei pressi dell’incrocio di Netzarim, a sud di Gaza City, mentre attendevano la distribuzione di aiuti umanitari. Anche in questo caso, secondo i testimoni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco su un gruppo di persone disarmate. Un ferito è in gravi condizioni.

Quello delle vittime “collaterali” in prossimità delle aree di distribuzione degli aiuti è ormai un tragico schema ricorrente: code interminabili, assenza di coordinamento, e una militarizzazione crescente delle aree circostanti rendono ogni attesa una roulette russa quotidiana.

Gaza: una crisi umanitaria fuori controllo

Secondo le Nazioni Unite, oltre l’80% della popolazione gazawi è sfollata internamente. Le infrastrutture sanitarie sono allo stremo, gran parte degli ospedali non è più operativa, e la carenza di cibo e acqua potabile ha raggiunto livelli catastrofici, soprattutto nel nord della Striscia.

I corridoi umanitari terrestri, promessi e mai davvero aperti in modo stabile, sono ostacolati da blocchi militari, controlli selettivi e violenze. Proprio per questo, il ricorso agli aviolanci si è rivelato, in diversi casi, l’unica via percorribile, sebbene non sufficiente a coprire l’intero fabbisogno della popolazione.

L’Italia, come già fatto in passato da Stati Uniti, Francia e Giordania, ha scelto la via aerea per aggirare le strozzature logistiche e politiche che paralizzano gli aiuti via terra.

Solidarietà concreta, ma serve una soluzione politica

L’operazione “Solidarity Path” rappresenta, per Roma, non solo un gesto di solidarietà umanitaria, ma anche un atto politico: affermare la centralità della diplomazia, della legalità internazionale e del diritto alla vita della popolazione civile.

Ma, come sottolineano analisti e operatori umanitari, nessun ponte aereo potrà risolvere una crisi che è prima di tutto politica e militare. Senza un cessate il fuoco duraturo, senza garanzie di protezione per la popolazione, senza un vero processo di pace, anche gli aiuti rischiano di diventare solo un’illusione sospesa tra le macerie.

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