16 Agosto 2026, domenica
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Israele, via libera al piano Netanyahu per occupare Gaza

Il gabinetto approva dopo dieci ore di vertice. Obiettivo: evacuare Gaza City entro il 7 ottobre 2025. L'esercito frena: "Non esiste risposta umanitaria per un milione di sfollati". L’ONU chiede lo stop immediato.

Dopo oltre dieci ore di accesa discussione, il gabinetto di sicurezza israeliano ha dato il via libera al controverso piano del primo ministro Benjamin Netanyahu per l’occupazione di Gaza. Il progetto prevede un’operazione militare mirata alla presa di controllo di Gaza City, con l’obiettivo di svuotare completamente l’area entro il 7 ottobre 2025 — data simbolica che segna il secondo anniversario dell’attacco di Hamas contro Israele.

La nuova strategia, approvata nella notte al termine di una riunione fiume, rappresenta un’escalation decisiva nel conflitto e punta a istituire una forma di amministrazione civile nell’enclave palestinese. Tuttavia, è stato chiarito che tale amministrazione non sarà guidata né da Hamas né dall’Autorità Nazionale Palestinese. Resta quindi incerta la natura esatta di questo governo civile, così come le modalità della sua implementazione.

Le perplessità delle forze armate: “Sarà tutto estremamente complesso”

La decisione ha però incontrato forti resistenze interne, a cominciare dal capo di Stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane (IDF), Eyal Zamir. Durante il vertice, Zamir ha espresso apertamente la sua opposizione:

“Non esiste una risposta umanitaria per il milione di persone che sposteremo a Gaza. Sarà tutto estremamente complesso”, ha dichiarato, secondo quanto riferito da Channel 12.

Zamir ha inoltre proposto di rimuovere l’obiettivo del ritorno degli ostaggi israeliani tra le finalità della guerra, evidenziando la crescente discrepanza tra le ambizioni politiche del governo e le reali capacità logistiche e umanitarie sul campo.

L’ONU: “Israele fermi immediatamente l’operazione”

Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha lanciato un appello urgente:

“Israele deve fermare immediatamente il piano”, si legge in una nota ufficiale, che sottolinea le gravi implicazioni umanitarie e legali dell’iniziativa.

La denuncia palestinese: “È una dichiarazione di crimine di guerra”

Durissima anche la reazione da parte palestinese. Mustafa Barghouti, segretario generale del Palestinian National Initiative, ha definito la mossa israeliana una vera e propria “dichiarazione di un crimine di guerra”. In un’intervista riportata dalla CNN, Barghouti ha accusato Netanyahu e il suo esecutivo di voler perseguire “la pulizia etnica di tutto il popolo palestinese nella Striscia di Gaza”.

Una manovra che divide

Il piano Netanyahu, formalmente presentato come una necessità strategica per la sicurezza di Israele, rischia di trasformarsi in un boomerang politico, diplomatico e umanitario. Da un lato, l’esecutivo cerca di mostrare fermezza e controllo a fronte dell’instabilità nella regione. Dall’altro, le divergenze con l’esercito, le forti critiche internazionali e l’assenza di un piano concreto per la gestione degli sfollati potrebbero aggravare ulteriormente una crisi già devastante.

La decisione arriva in un momento estremamente delicato, con oltre un milione di sfollati già presenti nella Striscia e con la comunità internazionale che continua a chiedere una soluzione politica e negoziata al conflitto.

Mentre il calendario punta al 7 ottobre 2025 come data simbolica per la fine dell’operazione, il percorso appare tutt’altro che definito. Sul terreno, si profila una delle operazioni militari più complesse — e controverse — della storia recente della regione.

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