4 Ottobre 2026, domenica
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Cina, l’export torna a correre: +7,2% a luglio, ma frenano le vendite verso gli Stati Uniti

I dati ufficiali sorprendono al rialzo, con importazioni anch’esse in ripresa. Resta però il segnale d’allarme dei rapporti commerciali con Washington, in calo del 6,1% su base mensile.

PECHINO – La seconda economia mondiale torna a spingere sull’acceleratore del commercio estero, ma non senza contraddizioni. A luglio, le esportazioni cinesi sono cresciute del 7,2% su base annua, secondo i dati diffusi dalle dogane cinesi, superando ampiamente le attese degli analisti, che si aspettavano un aumento del 5,6%. Un segnale di vitalità per un’economia che, nonostante le difficoltà interne e le tensioni geopolitiche, mostra una sorprendente capacità di tenuta sui mercati globali.

Anche le importazioni segnano un risultato positivo, crescendo del 4,1% rispetto allo stesso mese del 2023. Un dato che ribalta le stime della vigilia, che indicavano addirittura una possibile contrazione dell’1%. L’aumento delle importazioni suggerisce una maggiore domanda interna, interpretata da alcuni analisti come un possibile segnale di stabilizzazione del ciclo economico, anche se restano incertezze legate al mercato immobiliare e al debito locale.

Il freno commerciale con Washington

Ma non tutto brilla nei numeri cinesi. Il dettaglio delle relazioni bilaterali mostra una tendenza opposta nei rapporti con uno dei partner commerciali più rilevanti: le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno registrato un calo del 6,1% rispetto al mese precedente. Una contrazione che conferma la crescente complessità del dialogo economico tra Pechino e Washington, in un contesto ancora segnato da tariffe, restrizioni tecnologiche e rivalità strategiche.

Il raffreddamento dell’interscambio con gli USA riflette non solo le tensioni geopolitiche, ma anche una progressiva riorganizzazione delle catene di fornitura globali, in cui molte imprese occidentali cercano alternative alla dipendenza dal mercato cinese. Una tendenza che potrebbe avere effetti strutturali nel medio-lungo periodo e che Pechino osserva con crescente attenzione.

Un segnale di resistenza in un anno delicato

Il rimbalzo dell’export, al netto del rallentamento americano, è però interpretato dagli osservatori internazionali come un segnale incoraggiante, specie alla luce di un 2024 che si era aperto all’insegna della cautela. Nei mesi precedenti, la Cina aveva sofferto per una domanda globale debole, inflazione contenuta e instabilità settoriali, in particolare nel real estate.

La capacità di generare un surplus commerciale più ampio del previsto potrebbe ora offrire al governo margini più ampi per gestire la transizione economica interna, puntando su stimoli mirati e rafforzamento della domanda domestica, come già indicato nei recenti indirizzi della leadership cinese.

Gli occhi puntati su Pechino

Con l’approssimarsi del prossimo Plenum del Partito Comunista, in programma in autunno, i dati commerciali di luglio diventano anche un indicatore politico: Pechino può presentare ai propri cittadini e alla comunità internazionale un’immagine di solidità e dinamismo. Ma i nodi strutturali restano, e la tenuta dell’export sarà sottoposta a pressioni sempre più complesse, tra guerre commerciali, reshoring industriale e nuovi equilibri globali.

Intanto, i mercati internazionali osservano con attenzione: la Cina resta una pedina centrale nel gioco economico globale, e ogni segnale proveniente da Pechino, in positivo o in negativo, finisce per avere risonanza ben oltre i confini asiatici.

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