VALLE DI SAAS (SVIZZERA) – Una scalata finita in tragedia, in uno dei luoghi più spettacolari e impervi delle Alpi. Una donna alpinista ha perso la vita martedì scorso sul Lagginhorn, una vetta di 4.010 metri nel Canton Vallese, al confine tra Svizzera e Italia, celebre per i suoi paesaggi mozzafiato e la difficoltà tecnica delle sue creste.
La vittima stava scendendo lungo la cresta ovest, a circa 3.800 metri di quota, quando – per ragioni ancora da accertare – è precipitata nel vuoto, sotto gli occhi del suo compagno di cordata. Un volo che non le ha lasciato scampo. La chiamata ai soccorsi è scattata immediatamente, e sul posto è intervenuto l’equipaggio dell’elicottero di Air Zermatt, una delle più esperte unità di soccorso alpino dell’arco alpino. Ma al loro arrivo, per l’alpinista non c’era ormai più nulla da fare: i soccorritori non hanno potuto che constatarne il decesso.
Un percorso amato, ma non privo di rischi
Il Lagginhorn, appartenente al gruppo del Mischabel, è noto tra gli alpinisti per le sue creste affilate, i passaggi esposti e le rapide variazioni meteorologiche. In particolare, la cresta ovest, seppur considerata una via classica, richiede esperienza, resistenza e grande attenzione: si tratta di un itinerario misto di roccia e ghiaccio, dove un errore di valutazione o un momento di stanchezza può rivelarsi fatale.
Non è ancora chiaro se la caduta sia stata causata da un errore umano, da un cedimento del terreno o da un problema tecnico con l’equipaggiamento. La dinamica dell’incidente è ora al vaglio delle autorità elvetiche, che stanno raccogliendo testimonianze e dati per ricostruire con precisione quanto accaduto.
Il compagno di cordata sotto shock
Accanto alla vittima, al momento della caduta, c’era un compagno di cordata, con il quale stava affrontando la discesa dalla vetta. Illeso ma profondamente scosso, l’uomo è stato accompagnato a valle dai soccorritori ed è stato ascoltato dagli inquirenti per fornire elementi utili all’indagine. Il suo racconto sarà cruciale per comprendere se l’incidente sia stato improvviso o se ci siano stati segnali di allerta precedenti.
L’ennesima vittima della montagna
Quella registrata sul Lagginhorn è l’ennesima tragedia alpina di questa estate, che si sta rivelando particolarmente impegnativa in termini di sicurezza in quota. L’aumento del numero di escursionisti e alpinisti in cerca di avventure estive, unito a condizioni climatiche in rapido mutamento, contribuisce a rendere le salite più pericolose, anche su percorsi già noti.
Le autorità svizzere, così come le organizzazioni di soccorso alpino, continuano a raccomandare la massima prudenza: monitorare le previsioni meteo, valutare il proprio livello tecnico, utilizzare attrezzature adeguate e non affrontare da soli tratti particolarmente esposti o difficili.
Il dolore e il rispetto del silenzio
Per ora non è stata diffusa l’identità della vittima, in attesa del completamento delle procedure di riconoscimento e di informare i familiari. La comunità alpinistica – tanto in Svizzera quanto in Italia – si stringe nel dolore per la perdita di un’altra vita appassionata di montagna, caduta in uno dei luoghi più spettacolari e insidiosi delle Alpi.
Un silenzio, quello delle vette, che oggi suona ancora più assordante.
