22 Settembre 2026, martedì
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Ponte sullo Stretto, la tariffa della propaganda: annunci, cifre e promesse prima ancora del cemento

Mentre la società Stretto di Messina annuncia un pedaggio “inferiore a 10 euro”, il progetto divide il Paese: governo in festa, opposizioni e territori in allarme. Barbagallo (PD): «Un monumento all’inutilità». Il sindaco di Villa San Giovanni: «A rischio la sopravvivenza della città».

Il ponte sullo Stretto di Messina non esiste ancora, non è stato scavato un solo metro di fondazione, non sono stati sciolti i nodi tecnici, geologici, ambientali o finanziari. Eppure, già si celebrano traguardi mediatici, si annunciano tariffe e si evocano scenari di mobilità trasformata. In un comunicato diffuso dalla società Stretto di Messina, partecipata dal Ministero delle Infrastrutture e dai principali enti territoriali interessati, si legge che la “tariffa base per le autovetture sarà inferiore ai 10 euro”, al netto dell’inflazione, con “riduzioni significative per i viaggi frequenti”. Una stima, precisano, che sarà “puntualmente definita in prossimità dell’apertura al traffico del ponte”, ma che viene già oggi presentata come significativamente più vantaggiosa rispetto agli attuali costi di traghettamento.

Una dichiarazione, quest’ultima, che ha immediatamente avuto l’effetto di un proclama pubblicitario. In un Paese abituato agli annunci prima che ai cantieri, la comunicazione si sostituisce ancora una volta alla realtà, tentando di plasmare l’opinione pubblica più attraverso le promesse che con dati verificabili. Si discute di pedaggi mentre è ancora ignoto se e quando l’opera sarà davvero realizzata, e soprattutto a quale prezzo — non solo in termini economici, ma anche ambientali, sociali e politici.

Il governo, e in particolare il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, ha accolto il via libera del Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) al progetto definitivo del ponte come una “giornata storica”. Ma dal fronte dell’opposizione e dai territori direttamente coinvolti si levano critiche dure e argomentate.

Barbagallo: “Un colossale spreco di risorse pubbliche”

Anthony Barbagallo, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Trasporti alla Camera, non usa mezzi termini: «Altro che giornata storica, oggi è una giornata triste per il Mezzogiorno e per tutto il Paese. Il via libera al progetto definitivo del Ponte sullo Stretto rappresenta un colossale spreco di risorse pubbliche, un monumento all’inutilità e alla propaganda di Salvini».
Barbagallo definisce l’opera “vecchia, contestata, irrealizzabile nei tempi e nei modi raccontati”, e denuncia la cancellazione delle vere priorità del Sud: «Trasporti locali, ferrovie moderne, scuole sicure, sanità accessibile, infrastrutture sostenibili. Tutto sacrificato sull’altare di un’opera pensata in un’altra epoca e mai aggiornata rispetto alle reali esigenze della società e dei territori».

Il parlamentare dem attacca direttamente il ministro leghista, accusandolo di ridurre l’intervento pubblico a uno strumento di comunicazione personale: «Il ministro dei selfie oggi festeggia con emozione, mentre affossa ogni seria politica di riequilibrio territoriale. Parla di punto di partenza, ma l’unico punto certo è la distrazione di miliardi da opere davvero utili».

Il Partito Democratico, promette Barbagallo, continuerà a opporsi “in tutte le sedi a questa scelta scellerata”, ritenendo che il vero sviluppo del Mezzogiorno passi per infrastrutture di prossimità e non per cattedrali nel deserto. Il rischio più concreto, avverte, è quello di vedere proliferare “contenziosi, cantieri fantasma e promesse non mantenute”.

Il grido dei territori: “Villa San Giovanni a rischio”

Se a Roma si brinda, a Villa San Giovanni si alzano scudi. Giusy Caminiti, sindaca della città calabrese che dovrebbe ospitare uno dei piloni del ponte, esprime una preoccupazione profonda, condivisa da tutta la giunta comunale: «Abbiamo sempre espresso contrarietà a questo progetto definitivo. La fase degli studi di impatto, da noi richiesta, doveva precedere ogni altra decisione: solo questo avrebbe garantito un minimo di serenità alla nostra comunità».

Il problema non è ideologico, ma estremamente pratico: il cantiere previsto, spiegano, avrebbe un impatto devastante sul territorio comunale, dividendo letteralmente la città in due parti. «La città — osservano — non è oggi preparata a sostenere un simile intervento. La tutela del tessuto urbano, sociale ed economico deve venire prima di ogni altra considerazione ingegneristica».

L’allarme lanciato da Villa San Giovanni riguarda non solo l’equilibrio urbanistico e ambientale della città, ma anche la sua stessa sopravvivenza come comunità coesa e funzionante. Il timore è che un’opera pensata per “unire” si trasformi, paradossalmente, in una forza disgregatrice.

L’illusione del pedaggio economico

Sul piano simbolico, l’annuncio del pedaggio “sotto i 10 euro” ha il sapore di una rassicurazione che vorrebbe placare le perplessità dell’opinione pubblica: l’infrastruttura sarà sostenibile anche per i cittadini. Ma si tratta, ad oggi, solo di un’ipotesi formulata pro futuro, senza un sistema tariffario realmente definito, senza una struttura costruita, senza certezze sugli investimenti e soprattutto senza sapere quale sarà il reale costo di manutenzione, gestione e aggiornamento dell’opera nel tempo.

Non è sfuggita agli osservatori la retorica di uno “sconto” in confronto agli attuali traghetti, come se la costruzione di un’infrastruttura da miliardi potesse essere giustificata esclusivamente da una convenienza di pochi euro per attraversamento. Anche ammesso che la tariffa promessa diventi realtà, rimane aperto l’interrogativo su quanti viaggiatori occasionali — soprattutto quelli a piedi o con mezzi pubblici — trarranno reale beneficio dall’opera, e quanti invece vedranno marginalizzati i loro bisogni quotidiani.

Un’opera che divide, prima ancora di unire

Il paradosso più evidente è che il ponte — pensato per collegare due sponde, due regioni, due culture — stia oggi profondamente dividendo il Paese. La narrazione trionfalistica del governo si scontra con le critiche puntuali delle opposizioni, le preoccupazioni degli amministratori locali e la diffidenza crescente di una parte dell’opinione pubblica.

Si discute di numeri senza cantiere, di tariffe senza traffico, di viabilità futura mentre mancano ancora infrastrutture di base a poche decine di chilometri dai punti di approdo. A dominare la scena è ancora una volta la politica dell’annuncio, che preferisce il titolo d’effetto alla verifica puntuale dei fatti.

Nel frattempo, la società Stretto di Messina annuncia che la tariffazione definitiva sarà fissata “in prossimità dell’apertura del ponte”, un’espressione che lascia intendere un lungo arco temporale ancora tutto da percorrere. Resta da capire se, quando e come questo progetto si concretizzerà. E a quale prezzo — per davvero — per l’Italia intera.

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