3 Agosto 2026, lunedì
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India, il villaggio inghiottito dalla montagna: Dharali scompare in 15 secondi

Una frana improvvisa ha raso al suolo un intero insediamento nell’Uttarakhand, sulle rive del Gange. Centinaia i dispersi, tra civili e militari. L’Himalaya si sgretola sotto il peso del cambiamento climatico e dell’eccessiva antropizzazione.

Un villaggio spazzato via in un lampo. Una tragedia che si consuma in meno tempo di quanto serva a pronunciarla. In appena 15 secondi, la montagna ha inghiottito Dharali, piccolo centro abitato nello Stato indiano dell’Uttarakhand, cancellandolo dalla carta geografica.

Sulle rive del sacro Gange, nel cuore dell’Himalaya, la frana è arrivata senza preavviso. Un fronte compatto di fango, rocce e detriti ha travolto tutto: case, alberi, animali, persone. Le stime preliminari parlano di circa 200 dispersi, ma il bilancio è in costante aggiornamento. Tra le vittime potenziali ci sono non solo i residenti, ma anche decine di militari che si trovavano nei pressi del villaggio, impegnati in un campo di addestramento poco distante, a sua volta investito dalla massa franosa.

I primi cinque corpi sono stati recuperati nelle ore successive alla tragedia, mentre le operazioni di soccorso proseguono in condizioni proibitive. Il terreno, reso instabile dalle piogge monsoniche, è pericolosamente friabile; i soccorritori devono lavorare con estrema cautela per evitare nuovi smottamenti. Sul campo operano unità specializzate della National Disaster Response Force, con l’ausilio di droni e unità cinofile per localizzare eventuali sopravvissuti sotto le macerie.

La frana che ha distrutto Dharali non è un evento isolato, ma il segno più drammatico di un processo in corso da anni. L’Uttarakhand, stato montano al confine con il Tibet e il Nepal, è uno dei territori indiani più fragili dal punto di vista geologico. Le sue valli strette, i pendii scoscesi e le forti piogge stagionali lo rendono naturalmente esposto a frane e alluvioni. Ma negli ultimi decenni la situazione è precipitata.

Il cambiamento climatico ha acuito i fenomeni estremi: monsoni sempre più violenti, scioglimento accelerato dei ghiacciai, erosione dei versanti. A questo si somma una crescente pressione antropica. Infrastrutture turistiche, strade di montagna, dighe idroelettriche e progetti edilizi spesso privi di una valutazione ambientale adeguata hanno inciso profondamente sull’equilibrio dell’ecosistema himalayano. Dharali era uno dei tanti villaggi incastonati tra le pieghe della montagna, un luogo di confine tra la natura selvaggia e la presenza umana. Ora è solo un vuoto.

Gli esperti geologi dell’Indian Institute of Remote Sensing, intervenuti sul posto, parlano di “frana da collasso strutturale”: una porzione del versante, già indebolita da infiltrazioni d’acqua e microfratture, ha ceduto di schianto sotto il peso delle piogge torrenziali degli ultimi giorni. Un crollo rapido, che non ha lasciato scampo.

Dharali, come molte altre comunità montane della regione, viveva in equilibrio precario, tra spiritualità e isolamento. Il villaggio era noto per essere una tappa lungo il pellegrinaggio verso Gangotri, una delle sorgenti del Gange e meta sacra per milioni di devoti hindu. Quel sentiero, percorso per secoli da pellegrini e asceti, oggi si è trasformato in un asse di rischio ambientale, disseminato di nuove strade e insediamenti.

La frana ha sollevato interrogativi politici e morali. Le autorità locali e il governo centrale di Nuova Delhi sono sotto pressione per la gestione del dissesto idrogeologico e l’insufficiente pianificazione urbanistica in aree montane ad alto rischio. Negli ultimi anni, numerose associazioni ambientaliste e comitati civici hanno denunciato l’impatto distruttivo di grandi progetti infrastrutturali condotti senza adeguati studi d’impatto.

La tragedia di Dharali non può più essere archiviata come fatalità. È il sintomo di una crisi più ampia, che chiama in causa il rapporto tra l’uomo e la montagna, tra sviluppo e sopravvivenza, tra il sacro e il fragile.

In queste ore, mentre gli elicotteri sorvolano la zona alla ricerca di segnali di vita e le escavatrici rimuovono tonnellate di detriti, il destino di decine di famiglie resta sospeso. Dharali è diventato un simbolo della vulnerabilità dell’Himalaya e della necessità di ripensare radicalmente la presenza umana in territori così delicati.

Nel silenzio spettrale lasciato dalla frana, resta un monito che viene dalla montagna: la natura, quando viene trascurata o sfidata, si riprende ciò che le appartiene.

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