22 Settembre 2026, martedì
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Il Rinascimento del Vigneto Calabria: qualità in crescita e vendemmia 2025 verso un +15%

La Calabria celebra un’annata promettente: produzione in aumento, qualità delle uve eccellente e il Cirò Classico incoronato prima DOCG regionale. Il vino calabrese si afferma come motore di sviluppo territoriale, culturale ed economico.

La Calabria si prepara a vivere una vendemmia 2025 all’insegna dell’ottimismo. Le previsioni parlano chiaro: la produzione vinicola regionale è attesa in crescita tra il 10% e il 15% rispetto all’annata precedente, mentre la qualità delle uve è stimata tra il buono e l’ottimo. Un risultato non scontato, frutto della resilienza di un comparto che, pur avendo dovuto fronteggiare condizioni climatiche complesse, si presenta oggi in forte ascesa.

Il clima non ha frenato la qualità

La stagione primaverile, segnata da gelate in alcune aree ad alta vocazione come il Crotonese, ha avuto un impatto selettivo sulla produzione, riducendo in parte le quantità ma contribuendo, paradossalmente, a una maggiore concentrazione qualitativa. “È un’annata di conferme e di rinascita – commenta Coldiretti Calabria – nonostante le difficoltà, emerge una viticoltura capace di adattarsi e reagire”.

Un ruolo fondamentale è stato giocato dalle alte temperature registrate nei mesi di giugno e luglio, che hanno anticipato la maturazione delle uve. La vendemmia, per le varietà bianche precoci come lo Chardonnay, inizierà già a cavallo di Ferragosto, mentre per le cultivar medio-tardive si attende ancora qualche giorno per definire un calendario più preciso.

Una filiera preparata ad affrontare le sfide

Il presidente di Coldiretti Calabria, Franco Aceto, sottolinea la preparazione tecnica del sistema vitivinicolo regionale: “I nostri vignaioli e le nostre cantine sono all’altezza delle nuove sfide. Operano con competenza, affiancati da tecnici capaci di leggere le esigenze mutevoli del vigneto, anche in risposta ai cambiamenti climatici”. È una fotografia di un settore in costante evoluzione, in cui tradizione e innovazione si fondono per rafforzare la competitività della regione sul mercato nazionale e internazionale.

Il riconoscimento storico: Cirò Classico diventa DOCG

A suggellare questo momento positivo, è arrivato il 25 luglio scorso il riconoscimento ufficiale da parte della Commissione Europea della Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) per il Cirò Classico, il primo vino calabrese a ottenere questo status.

Un traguardo storico, frutto di decenni di impegno da parte di produttori e istituzioni nella valorizzazione del territorio e delle sue specificità. Il disciplinare della nuova DOCG riguarda esclusivamente i comuni di Cirò e Cirò Marina, in provincia di Crotone, e prevede l’utilizzo del vitigno autoctono Gaglioppo per almeno il 90%, con la possibilità di aggiungere fino al 10% di Magliocco e Greco Nero. L’affinamento minimo previsto è di dodici mesi, di cui almeno quattro in legno. Con questa aggiunta, la Calabria porta a 19 le denominazioni complessive nel comparto vinicolo, consolidando il proprio ruolo nel panorama enologico italiano.

Il Cirò Classico rappresenta non solo un’eccellenza produttiva, ma un simbolo identitario e culturale, espressione profonda di una terra in cui il vino è parte integrante della memoria collettiva.

Un patrimonio di vitigni autoctoni e una visione internazionale

La Calabria dispone oggi di circa 9.000 ettari di superficie vitata, una porzione contenuta – pari allo 0,7% del totale nazionale – ma capace di esprimere una sorprendente varietà di vitigni autoctoni di pregio, ormai riconosciuti anche a livello internazionale.

La produzione regionale si attesta intorno ai 270.000 ettolitri, ma è la qualità, più che la quantità, a trainare l’affermazione del “Vigneto Calabria”. In questa direzione si inseriscono le numerose iniziative di promozione, che vedono le etichette calabresi sempre più presenti nei circuiti dell’enogastronomia di qualità, sia in Italia sia all’estero.

L’export, in particolare, è in crescita e guarda con interesse a nuovi mercati, nonostante le attuali incertezze legate ai dazi statunitensi. Gli operatori del settore stanno rafforzando la propria presenza in Asia e nel Nord Europa, senza però perdere di vista il mercato interno, dove la riscoperta delle produzioni territoriali e l’attenzione alla sostenibilità rappresentano nuove leve di crescita.

Un settore strategico per il Made in Calabria

Il comparto vitivinicolo calabrese si conferma uno dei pilastri dell’agroalimentare regionale. Secondo i dati di Coldiretti, sono circa 13.000 le persone impegnate stabilmente nella filiera: dalla coltivazione alla trasformazione, dalla distribuzione al marketing, fino a comprendere le attività connesse come l’enoturismo e la vendita diretta.

Un dinamismo che si traduce in innovazione imprenditoriale, grazie anche alla crescente presenza di giovani e donne alla guida delle aziende. Nuove generazioni di vignaioli stanno imprimendo una svolta culturale al settore, adottando pratiche agronomiche avanzate, investendo in tecnologie e aprendo le cantine al racconto del territorio.

È questo il segno più tangibile di un cambiamento che non è solo produttivo, ma anche sociale ed economico. Il “Vigneto Calabria” non è più un comparto di nicchia, ma un attore centrale nello sviluppo regionale, capace di generare valore, identità e bellezza.

Conclusione: tra radici e futuro

La vendemmia 2025 si annuncia dunque come un banco di prova e, allo stesso tempo, una celebrazione della maturità raggiunta dal vino calabrese. Un settore che ha saputo ritagliarsi uno spazio autorevole all’interno del panorama nazionale, pur mantenendo forte il legame con le proprie radici.

In un’epoca in cui il vino è sempre più percepito non solo come prodotto ma come esperienza, cultura e paesaggio, la Calabria si presenta con carte vincenti. Il riconoscimento del Cirò Classico come DOCG è più di una medaglia: è un segnale che questa terra ha smesso di rincorrere il proprio destino e ha iniziato a costruirlo, vendemmia dopo vendemmia.

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