Il decreto legge Sport si appresta a varcare le soglie dell’Aula del Senato accompagnato da un clima di vigilanza istituzionale e di fermento politico. Le osservazioni formulate nei giorni scorsi dal Quirinale su alcuni articoli del provvedimento – giudicati potenzialmente eterogenei rispetto all’impianto del decreto o privi del requisito dell’urgenza – hanno indotto l’Esecutivo ad aprire a possibili modifiche.
A finire sotto la lente del Colle, e ora oggetto di discussione anche tra le forze politiche, sono in particolare l’articolo 9-quater e l’articolo 11, due disposizioni che toccano nodi cruciali per l’architettura della governance sportiva e per l’allocazione delle risorse pubbliche nel settore.
Il primo, l’articolo 9-quater, assegna alla società pubblica Sport e Salute S.p.A. la gestione di grandi eventi sportivi finanziati con fondi dello Stato. Una misura che, nelle intenzioni del governo, mira a concentrare competenze e responsabilità per una maggiore efficienza nell’organizzazione di manifestazioni sportive di rilievo internazionale. Tuttavia, proprio la portata strutturale della norma e il suo legame non immediato con l’urgenza che giustifica l’adozione del decreto – per definizione uno strumento legislativo emergenziale – ha sollevato perplessità da parte del Presidente della Repubblica.
L’articolo 11, invece, istituisce una commissione indipendente per il controllo contabile delle federazioni sportive, con il compito di vigilare sull’impiego delle risorse pubbliche assegnate alle singole realtà federali. Anche in questo caso, il rischio evidenziato dal Quirinale è quello di una norma che, pur ispirata a criteri di trasparenza e responsabilità, potrebbe eccedere i limiti del contenuto coerente e omogeneo richiesto ai decreti legge.
A dare conto dell’orientamento del governo è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, al termine della riunione della Commissione Bilancio del Senato, convocata per esprimere il parere di competenza sul testo. Ciriani ha confermato l’apertura a correttivi, lasciando intendere che l’Esecutivo non intende forzare la mano in presenza di rilievi formali provenienti dal Capo dello Stato.
A esplicitare con maggiore chiarezza l’atteggiamento del centrodestra è stato Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di Forza Italia e relatore del provvedimento a Palazzo Madama. “Ci saranno emendamenti del relatore”, ha dichiarato Gasparri, suggerendo che le modifiche verranno introdotte direttamente in Aula sotto forma di proposte tecniche funzionali a sanare le criticità rilevate. “Si è risolto tutto”, ha aggiunto, lasciando intendere che tra governo e Presidenza della Repubblica si sia raggiunta una sostanziale intesa sull’approccio da seguire.
L’apertura del governo alle correzioni – sia pur circoscritta a pochi articoli – rivela una tensione crescente tra l’urgenza di regolare il complesso universo dello sport italiano e le esigenze di coerenza normativa e rispetto delle prerogative costituzionali. Il decreto, infatti, si inserisce in un contesto segnato da profondi cambiamenti istituzionali, tra cui il rafforzamento del ruolo di Sport e Salute rispetto al Coni, la ridefinizione dei rapporti tra pubblico e privato nell’organizzazione sportiva e la progressiva transizione verso criteri di maggiore trasparenza e controllo.
Il passaggio parlamentare che si apre al Senato potrebbe dunque rappresentare non solo un banco di prova per il decreto in sé, ma anche un momento di confronto più ampio sull’equilibrio tra governance pubblica dello sport, efficienza amministrativa e rispetto delle garanzie democratiche. Un equilibrio che, in tempi di grandi eventi – dai Giochi del Mediterraneo 2026 alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina – assume una valenza strategica per il Paese.
Ora la palla passa all’Aula, dove si attende la discussione degli emendamenti e la verifica del consenso attorno a una mediazione che non sarà solo tecnica, ma anche politica.
