6 Ottobre 2026, martedì
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Gaza, quasi 60.000 morti dall’inizio della guerra: la Striscia allo stremo

Secondo le autorità sanitarie locali, il bilancio umanitario del conflitto supera ormai ogni precedente recente. Continua l'offensiva israeliana. Scontro diplomatico tra Washington e l’ONU sulla questione palestinese.

A quasi dieci mesi dall’inizio dell’offensiva militare israeliana nella Striscia di Gaza, il bilancio umano raggiunge una soglia che certifica l’entità della catastrofe in corso. Secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute di Gaza, amministrato da Hamas, il numero delle vittime palestinesi avrebbe toccato quota 59.921, con oltre 145.000 feriti.

Le cifre, aggiornate a ieri e rese pubbliche attraverso i canali ufficiali, delineano un quadro di devastazione umanitaria senza precedenti nella storia recente della regione. A queste si aggiungono nuovi attacchi nella notte: la protezione civile di Gaza ha reso noto che almeno trenta persone, tra cui donne e bambini, sono state uccise in una serie di raid aerei condotti nel distretto centrale di Nuseirat. Secondo il portavoce dell’agenzia, Mahmud Basal, i bombardamenti avrebbero colpito più abitazioni civili nel campo profughi dell’area.

In parallelo alla tragedia sul terreno, la crisi si riflette anche sul piano diplomatico. Si è aperta una nuova frattura tra le Nazioni Unite e gli Stati Uniti, che hanno duramente criticato la recente conferenza internazionale sulla Palestina promossa dall’ONU. La portavoce del Dipartimento di Stato americano, Tammy Bruce, ha definito l’iniziativa “una trovata pubblicitaria” che – secondo Washington – contribuirebbe a rafforzare Hamas e a ostacolare ogni prospettiva di cessate il fuoco.

Nel mirino delle critiche statunitensi anche il presidente francese Emmanuel Macron, reo di aver riconosciuto formalmente lo Stato di Palestina: una scelta che, secondo l’amministrazione americana, avrebbe l’effetto di “indebolire gli sforzi diplomatici per porre fine alle sofferenze a Gaza, liberare gli ostaggi israeliani e costruire una prospettiva di stabilità regionale”.

Il conflitto, iniziato il 7 ottobre 2023 con l’attacco di Hamas nel sud di Israele e la successiva risposta militare su larga scala da parte di Tel Aviv, si è nel tempo trasformato in una crisi strutturale, umanitaria e geopolitica. Oltre al drammatico tributo di vite umane, le infrastrutture civili – scuole, ospedali, impianti idrici ed elettrici – risultano in larga parte compromesse o distrutte, mentre centinaia di migliaia di persone sono sfollate all’interno della Striscia, spesso senza accesso adeguato a cibo, acqua o cure mediche.

In assenza di un accordo politico credibile e condiviso, il conflitto rischia di consolidarsi in una forma di guerra permanente a bassa intensità, con conseguenze profonde non solo per il popolo palestinese e la sicurezza israeliana, ma per l’intero assetto mediorientale e per la tenuta del diritto internazionale.

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