22 Settembre 2026, martedì
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Separazione delle carriere, il Senato approva: la riforma della giustizia verso il referendum

Con 106 voti favorevoli, il disegno di legge costituzionale incassa il secondo via libera. Le opposizioni insorgono: “Attentato alla Costituzione”. Nordio e Tajani rivendicano il traguardo. Il testo torna ora alla Camera.

Il secondo passaggio parlamentare conferma l’intento del governo: due carriere distinte per giudici e pm, due Consigli separati e un’Alta Corte disciplinare. Opposizioni sulle barricate. Nordio: “Scelta epocale, decida il popolo”

Con 106 voti favorevoli, 61 contrari e 11 astensioni, il Senato ha approvato in seconda lettura la riforma della giustizia voluta dal governo Meloni. Un disegno di legge costituzionale che punta alla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, modificando il Titolo IV della Carta fondamentale. Un provvedimento che divide profondamente il Parlamento e l’opinione pubblica, destinato ora a tornare alla Camera e, se confermato nei successivi passaggi, ad approdare a un referendum confermativo nel 2026, come auspicato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.

In Aula, il momento del voto è stato segnato dalle proteste delle opposizioni: cori di “vergogna”, cartelli con la Costituzione innalzati dai senatori del Partito Democratico, e messaggi accesi dai banchi del Movimento 5 Stelle, che hanno accusato la maggioranza di evocare i nomi di Falcone e Borsellino per legittimare una riforma che, secondo loro, “piegherà la giustizia al potere politico”.

La riforma: due carriere, due Csm, un’unica presidenza

Il cuore del disegno di legge è la separazione strutturale tra chi giudica e chi accusa, mediante la creazione di due distinti Consigli superiori della magistratura:

  • Uno per i giudici,
  • Uno per i pubblici ministeri.

Entrambi saranno presieduti dal Presidente della Repubblica, con componenti nominati per un terzo tra professori universitari e avvocati selezionati dal Parlamento e per i restanti due terzi tra magistrati sorteggiati tra i giudicanti e i requirenti, a seconda del Consiglio di riferimento. I vicepresidenti saranno eletti tra i membri esterni sorteggiati.

Altro elemento centrale è l’introduzione dell’Alta Corte disciplinare, un organo indipendente deputato a giudicare i comportamenti dei magistrati. Sarà composta da 15 membri, designati attraverso una combinazione di nomina presidenziale e sorteggio da elenchi predefiniti. Un tentativo, secondo i promotori, di garantire maggiore equilibrio e trasparenza nei procedimenti disciplinari.

Tajani: “È il sogno di Berlusconi che si realizza”

Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani non ha esitato a definire la giornata “storica”, rivendicando la riforma come la realizzazione di un’idea che fu al centro del pensiero politico di Silvio Berlusconi. “Un sogno di libertà, sicurezza, garanzie per i cittadini”, ha dichiarato. E ha aggiunto: “Questa non è una riforma contro i magistrati, ma un riconoscimento a chi lavora con rigore al servizio della legge. Una giustizia più efficiente sarà utile anche per l’economia, visto che l’attuale lentezza ci costa 2-3 punti di Pil”.

Tajani ha inoltre ribadito che la giustizia è uno degli obiettivi centrali della legislatura: “Oggi abbiamo fatto un passo importante. Non è solo una nostra vittoria, è una vittoria degli italiani”.

Nordio: “Una riforma epocale”

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha sottolineato la portata storica del provvedimento: “È una riforma epocale. Spero che il dialogo con la magistratura riprenda con maggiore serenità”. Quanto all’eventuale referendum, Nordio ha dichiarato che “sarebbe auspicabile: si tratta di una questione così delicata e centrale che deve essere affidata al giudizio dei cittadini”.

Nordio non ha negato le tensioni con la magistratura, ma le ha inserite in una cornice storica: “Non sono i primi attriti tra politica e toghe. In passato ci sono stati scontri anche più duri. Le divergenze si acuiscono di fronte ai grandi cambiamenti”.

Le opposizioni: “Attacco alla Costituzione”

Di tutt’altro avviso le opposizioni, che parlano di una forzatura grave ai danni dell’equilibrio costituzionale. Debora Serracchiani, responsabile Giustizia nella segreteria del Partito Democratico, ha scritto su X:

“Separare le carriere significa piegare la giustizia al potere politico. È passato un attacco alla Costituzione. Continueremo a dire NO, nelle istituzioni e nelle piazze”.

Per il centrosinistra e il M5S, la riforma è un tentativo mascherato di indebolire l’indipendenza della magistratura, spezzando l’unità culturale tra chi giudica e chi esercita l’azione penale. Una linea rossa che, a loro dire, il governo ha superato, aprendo un fronte che rischia di spaccare il Paese.

Prossime tappe

Il testo ora torna alla Camera dei deputati, per il terzo passaggio previsto dall’iter delle leggi di revisione costituzionale. Se, come atteso, riceverà un nuovo via libera senza modifiche, tornerà ancora al Senato per l’approvazione finale. Non avendo ottenuto la maggioranza qualificata dei due terzi in nessuna delle due Camere, il ddl sarà soggetto a referendum confermativo, presumibilmente nella primavera del 2026.

Un passaggio cruciale che trasformerà il futuro della giustizia italiana in un tema di scontro pubblico e politico. Sul banco non ci sarà solo un articolo della Costituzione, ma l’idea stessa di giustizia in un Paese ancora profondamente diviso.

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