5 Dicembre 2025, venerdì
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A Bari il pizzo si chiede per ballare: minacce e petardi contro una compagnia di danza

Durante una rassegna culturale nel Parco degli Aquiloni, la compagnia Breathing Art Company è stata presa di mira da una baby gang: lanci di petardi e una richiesta esplicita di denaro per poter esibirsi.

“Se volete ballare qui, dovete pagare”: a Bari la danza ostaggio di una baby gang
Nel quartiere San Paolo la compagnia Breathing Art Company finisce nel mirino di un gruppo di giovanissimi. Interrotte le prove con petardi e minacce, poi l’estorsione: pagare per continuare lo spettacolo. La denuncia della direttrice artistica scuote la città.

Doveva essere una giornata di arte e cultura accessibile a tutti, un’occasione per portare la danza nei parchi e nei quartieri popolari di Bari. Invece, si è trasformata in un incubo per la compagnia Breathing Art Company, protagonista di uno spettacolo nel Parco degli Aquiloni, nel cuore del quartiere San Paolo. A raccontare quanto accaduto è Simona De Tullio, direttrice artistica e presidente della compagnia, che ha denunciato l’episodio con lucidità e amarezza.

Già durante le prove, il gruppo di artisti era stato disturbato da ripetuti lanci di petardi, un chiaro segnale di fastidio, se non di intimidazione. Ma quello che poteva sembrare uno scherzo di cattivo gusto ha presto assunto i contorni di un vero e proprio tentativo di estorsione. Mentre danzatori e tecnici preparavano la scena, alcuni giovani si sono avvicinati con tono minaccioso, pronunciando parole inequivocabili: “Se volete ballare qui, dovete pagare”.

Una frase che pesa come un macigno, perché non si tratta solo di una bravata. È l’eco di una mentalità criminale che si insinua anche nei contesti culturali, che prova a dettare legge nei luoghi pubblici e a monetizzare la violenza anche laddove si coltiva bellezza e creatività.

La compagnia si trovava lì nell’ambito della rassegna comunale “Due Bari”, un progetto che intende promuovere l’inclusione e la partecipazione attraverso eventi diffusi in vari quartieri della città. Ma nel Parco degli Aquiloni, spazio che avrebbe dovuto essere un palcoscenico per l’arte e l’incontro, la scena è stata occupata da altro: intimidazioni, illegalità, silenziosa complicità.

Nonostante tutto, la compagnia ha scelto di andare in scena, pur sotto pressione e con il timore che la situazione potesse degenerare. I petardi hanno continuato a esplodere anche durante lo spettacolo, disturbando l’esibizione e mettendo a rischio la sicurezza degli artisti e del pubblico.

Simona De Tullio ha deciso di denunciare pubblicamente l’accaduto, non solo per tutelare la propria compagnia, ma anche per lanciare un grido d’allarme su ciò che sta accadendo in alcune zone della città. “Non possiamo accettare che la cultura venga zittita con le minacce”, ha dichiarato. “Non è solo un attacco alla nostra compagnia, ma a tutti coloro che credono nel valore dell’arte come strumento di riscatto e coesione sociale”.

L’episodio ha riacceso il dibattito sulla presenza di baby gang e su un disagio giovanile che troppo spesso sfocia in atti violenti o intimidatori. Non è la prima volta che artisti, operatori culturali e associazioni attive sul territorio denunciano episodi simili, in una città che fatica ancora a coniugare sviluppo culturale e sicurezza urbana.

Ora la speranza è che questa denuncia pubblica non cada nel vuoto. Che le istituzioni, a partire dal Comune, intervengano non solo con risposte immediate, ma anche con strategie a lungo termine. Perché finché una baby gang potrà dettare legge su chi può o non può ballare in un parco, non sarà solo la danza a essere minacciata, ma l’idea stessa di una città aperta, inclusiva e libera.

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