16 Agosto 2026, domenica
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Urbanistica sotto accusa: l’inchiesta che scuote Milano e coinvolge il sindaco Sala

Pressioni, pareri sospetti e un "Pgt ombra": oltre 70 indagati, tra cui il primo cittadino. La Procura descrive un sistema parallelo di potere urbanistico. Il sindaco: "Allucinante apprendere dai giornali di essere indagato".

AGGIORNAMENTO

Un’inchiesta senza precedenti travolge Palazzo Marino. Nel mirino della Procura milanese un presunto sistema parallelo che, secondo gli inquirenti, avrebbe condizionato per anni l’urbanistica della città. Oltre 70 indagati, tra amministratori, tecnici, imprenditori e professionisti, e accuse che spaziano dalla corruzione alla lottizzazione abusiva. Tra i nomi, quello più clamoroso: Beppe Sala, sindaco di Milano, iscritto nel registro degli indagati con due ipotesi di reato.

Le accuse a Sala: false dichiarazioni e induzione indebita

Il fascicolo che ha terremotato l’amministrazione comunale riguarda presunte irregolarità nella gestione delle pratiche edilizie. A carico del sindaco Sala, due ipotesi di reato: false dichiarazioni in merito alla nomina di Giuseppe Marinoni alla presidenza della Commissione Paesaggio e induzione indebita, in relazione alle pressioni per ottenere un parere favorevole sul progetto urbanistico noto come Pirellino.

Secondo la Procura, Sala avrebbe attestato falsamente l’assenza di conflitti d’interesse nel caso Marinoni, pur essendo – stando agli inquirenti – consapevole di eventuali incompatibilità. Sul versante dell’induzione indebita, i magistrati ipotizzano che il sindaco abbia contribuito a sostenere, insieme all’assessore Giancarlo Tancredi e all’architetto Stefano Boeri, un intervento favorevole al progetto Torre Botanica, fornendo “copertura istituzionale” per sbloccare l’iter.

Sala si difende: “Non ho mai avuto nemmeno il numero di Marinoni”

Colto di sorpresa dalla notizia, Sala ha commentato con amarezza: “Allucinante apprendere dai giornali di essere indagato”. In un’intervista al Corriere della Sera, ha negato ogni addebito, precisando di non avere mai avuto contatti diretti con Marinoni. Sulla questione Pirellino, ha ribadito che il progetto è ancora bloccato, nonostante la vendita dell’edificio alla società Coima risalga al 2019: “Altro che pressioni, da sei anni discutiamo senza trovare una quadra”.

Per quanto riguarda la composizione della Commissione Paesaggio, il primo cittadino ha sottolineato che la selezione avviene all’interno di una struttura autonoma del Comune e che il sindaco non ha un ruolo operativo nelle nomine. “Il rapporto tra sindaco e commissione è praticamente nullo”, ha detto.

Palazzo Marino in subbuglio: proteste in aula e opposizione all’attacco

La crisi politica non si è fatta attendere. Durante l’ultima seduta del consiglio comunale, le tensioni si sono tradotte in contestazioni plateali. I consiglieri della Lega e di Fratelli d’Italia hanno inscenato una protesta con cartelli recanti la scritta “Dimissioni” e scatole simboliche da “trasloco per Sala”. Dal pubblico, cori e insulti: “Vergogna”, “A casa”.

Nel frattempo, l’assessore Giancarlo Tancredi – per cui la Procura ha chiesto gli arresti domiciliari – ha comunicato la propria disponibilità a rassegnare le dimissioni. Un segnale che potrebbe preludere a un rimpasto o, in caso di ulteriori sviluppi giudiziari, a una crisi dell’intera giunta.

Il cuore dell’inchiesta: il “Pgt ombra”

Uno degli elementi centrali dell’indagine riguarda un presunto “Pgt ombra”, una sorta di piano urbanistico parallelo e informale, alternativo al Piano di Governo del Territorio ufficiale. Secondo i magistrati, questo strumento occulto veniva utilizzato per agevolare specifici progetti immobiliari attraverso pareri pilotati, pratiche accelerate e parcelle elevate per i professionisti coinvolti.

In un messaggio del 23 maggio 2023, Marinoni scriveva: “Stiamo attuando un Pgt ombra e con alte parcelle”. A confermarne l’esistenza, anche una frase attribuita all’assessore Tancredi: “Avremo lavori per il prossimo lustro”. Per la Procura, si tratta della dimostrazione di un sistema di asservimento dell’amministrazione agli interessi di alcuni attori immobiliari, in violazione delle regole di trasparenza e imparzialità.

Il progetto “Pirellino”: da landmark urbano a simbolo dell’inchiesta

Il Pirellino, ex sede dei Servizi Tecnici Comunali in via Melchiorre Gioia, era stato ceduto dal Comune nel 2019 alla società Coima, guidata da Manfredi Catella. Il progetto di rigenerazione prevedeva la costruzione della Torre Botanica, firmata da Stefano Boeri. Inizialmente però, la Commissione Paesaggio aveva espresso un parere negativo, motivato da criticità paesaggistiche e volumetriche.

Secondo gli inquirenti, fu proprio in questo contesto che si verificarono le presunte pressioni: Boeri avrebbe sollecitato Sala affinché intervenisse direttamente su Marinoni. In un’intercettazione, l’architetto scrive: “Bisogna che Beppe convochi Marinoni… io ho sentito anche Beppe”. Il giorno successivo, il parere divenne favorevole, seppur condizionato. Un passaggio che la Procura interpreta come il frutto di un intervento istituzionale diretto e coordinato, a sostegno di un progetto ritenuto strategico da Boeri, Catella e l’amministrazione.

Gli altri protagonisti dell’inchiesta

Oltre a Sala, Tancredi e Marinoni, l’indagine coinvolge nomi di rilievo nel panorama urbanistico milanese:

  • Stefano Boeri, architetto di fama internazionale e ideatore di diversi progetti chiave per Milano.
  • Manfredi Catella, fondatore e Ceo di Coima, soggetto attuatore del progetto Torre Botanica.
  • Alessandro Scandurra, progettista.
  • Andrea Bezziccheri, noto imprenditore immobiliare.
  • Federico Pella, dirigente tecnico della società J+S.

Per molti di loro la Procura ha chiesto misure cautelari, tra cui arresti domiciliari e custodia in carcere. Il fulcro dell’accusa ruota attorno alla presunta connivenza sistemica tra soggetti pubblici e privati per pilotare il futuro edilizio della città.

Il calendario giudiziario e gli scenari futuri

Il prossimo snodo decisivo sarà il 23 luglio, data in cui il giudice per le indagini preliminari dovrà decidere sull’accoglimento delle richieste di misure cautelari. Da quella udienza potrebbe dipendere il destino non solo della giunta, ma dell’intera amministrazione comunale milanese.

Nel frattempo, le reazioni politiche sono nette: il centrodestra invoca dimissioni immediate, mentre il Partito Democratico e le forze di maggioranza chiedono prudenza e attendismo. Il rischio, tuttavia, è che l’inchiesta comprometta definitivamente la credibilità del governo cittadino, soprattutto se dovessero emergere ulteriori elementi a sostegno del quadro accusatorio.

Una Milano da ripensare

L’indagine getta un’ombra profonda su un decennio di trasformazioni urbanistiche che hanno ridisegnato il volto della città. Dai grandi progetti di rigenerazione al boom edilizio delle aree ex industriali, il caso giudiziario solleva interrogativi cruciali su chi decide davvero lo sviluppo urbano, con quali criteri e in nome di quali interessi.

A prescindere dagli esiti giudiziari, Milano è chiamata a una riflessione profonda sul proprio modello di governance e trasparenza. Palazzo Marino dovrà dimostrare di saper distinguere tra progresso e privilegio, innovazione e connivenza. In gioco non c’è solo una maggioranza politica, ma la fiducia di una città intera nelle proprie istituzioni.

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