8 Luglio 2026, mercoledì
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Vitalizi, la Camera dice no agli 800 ex deputati: confermato il taglio deciso nel 2018

Il Collegio d'appello di Montecitorio respinge i ricorsi degli ex parlamentari contro la delibera Fico. Tra i ricorrenti molti volti noti della politica. Ora l’ultima chance è un appello all’Ufficio di Presidenza.

La Camera dei deputati ha messo la parola fine — almeno sul piano giurisdizionale interno — alla lunga battaglia di circa 800 ex deputati che chiedevano l’annullamento del taglio ai propri vitalizi. Con una decisione netta, il Collegio d’appello di Montecitorio ha confermato il rigetto dei ricorsi, pronunciandosi in linea con la sentenza di primo grado e ribadendo la validità della delibera n. 14 del 2018, approvata sotto la presidenza di Roberto Fico.

La notizia è stata diffusa con una nota ufficiale della Camera, nella quale si precisa che “il Collegio ha esaminato l’appello relativo alla sentenza di primo grado sul cosiddetto taglio ai vitalizi, confermando l’impianto complessivo della delibera”. Nella stessa comunicazione si legge inoltre che sono state mantenute “le misure di mitigazione già introdotte dall’Ufficio di Presidenza della scorsa legislatura”, destinate principalmente agli ex parlamentari più anziani, per attenuare l’impatto delle decurtazioni più drastiche.

La questione dei vitalizi ha rappresentato negli ultimi anni un campo di forte scontro simbolico e politico, diventando uno degli emblemi della battaglia contro i privilegi della “casta”. La delibera del 2018, voluta dal Movimento 5 Stelle e fortemente sostenuta dall’allora presidente della Camera Roberto Fico, ha introdotto un criterio di ricalcolo contributivo degli assegni percepiti dagli ex deputati, riducendo in alcuni casi gli importi anche del 90%. Il nuovo metodo teneva conto degli anni effettivamente coperti da contribuzione e del periodo di fruizione del vitalizio, interrompendo il regime più favorevole in vigore fino a quel momento.

La platea dei ricorrenti include molti nomi di rilievo della politica italiana, da Paolo Guzzanti a Ilona Staller, da Antonio Bassolino a Claudio Scajola, passando per Rosa Russo Iervolino, Fabrizio Cicchitto, Claudio Martelli, Margherita Boniver, Italo Bocchino, Mario Landolfi, Gianni Alemanno, Mario Capanna, Tiziana Maiolo, Manuela Di Centa, Michele Vietti, Giovanna Melandri e Angelino Alfano.

Questi ex parlamentari sostenevano che la decurtazione, applicata in maniera uniforme, avrebbe creato una disparità di trattamento rispetto ai colleghi del Senato. Palazzo Madama, infatti, nel 2022 ha optato per una soluzione opposta: ha annullato di fatto gli effetti della stessa delibera Fico, restituendo a tutti gli ex senatori il vitalizio originario, a prescindere dall’età anagrafica o dal numero di legislature. Una scelta che, secondo i ricorrenti della Camera, avrebbe prodotto una situazione “irragionevolmente penalizzante” per una parte sola della classe politica in quiescenza.

Il Collegio d’appello della Camera, che in ambito parlamentare rappresenta l’organo di massimo grado in materia giurisdizionale interna, ha però ritenuto legittima e coerente l’azione intrapresa nel 2018. Nonostante la sentenza del 2021 avesse ripristinato l’assegno pieno per alcuni ex deputati più anziani sulla base del principio del legittimo affidamento, il Collegio ha ora stabilito che il ricalcolo resti valido per tutti gli altri. In sostanza, chi ha avuto più anni di contributi e ha già goduto per lungo tempo del vitalizio, continuerà a essere soggetto a una riduzione più ampia.

La decisione segna dunque uno spartiacque definitivo all’interno del percorso giudiziario avviato da centinaia di ex deputati. Esauriti i canali interni, resta ora una sola possibilità per chi vuole ancora opporsi: un eventuale ricorso in sede politica, presso l’attuale Ufficio di Presidenza guidato dal presidente Lorenzo Fontana. Ma le possibilità di un esito diverso, in questo quadro, appaiono al momento remote.

Sul piano dei numeri, il taglio ai vitalizi ha coinvolto circa 800 ex deputati su un totale di circa 3.300 aventi diritto. Questo significa che l’intero risparmio prodotto dalla delibera del 2018 — stimato all’epoca in oltre 40 milioni di euro in un quinquennio — ricade ora solo su una minoranza. Un’asimmetria che ha rafforzato, nei ricorrenti, la percezione di una disparità ingiustificata rispetto al trattamento riservato agli ex senatori.

La vicenda continua comunque a interrogare la politica e il Paese sul nodo cruciale dell’equilibrio tra diritti acquisiti e sostenibilità dei privilegi. Se da un lato il taglio ai vitalizi è stato salutato da larga parte dell’opinione pubblica come una misura necessaria e doverosa, dall’altro il tema della retroattività e dell’equità nel trattamento pensionistico degli ex parlamentari resta oggetto di tensioni, ricorsi e valutazioni divergenti anche all’interno delle istituzioni.

Il principio della contribuzione come base per ogni trattamento previdenziale si è imposto, almeno per ora, nella sede della Camera. Ma il contrasto tra Montecitorio e Palazzo Madama su questo tema, lungi dall’essersi risolto, continua a rappresentare una frattura difficile da ricomporre, con potenziali riflessi anche nei futuri dibattiti su riforme costituzionali e riorganizzazione del sistema parlamentare.

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