Ferrara — Lavoro nei campi pagato poco o nulla, turni massacranti, alloggi di fortuna e una promessa di regolarizzazione mai mantenuta. È questo il sistema che i carabinieri della Stazione di Portomaggiore hanno scoperto dopo mesi di indagini, culminate con l’arresto di un uomo di 47 anni, di origine pakistana, accusato di essere un “caporale” attivo tra le province di Ferrara e Bologna.
Il provvedimento cautelare, disposto dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ferrara, è stato eseguito nei giorni scorsi: per l’uomo sono stati disposti gli arresti domiciliari. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il sospettato avrebbe avviato la propria attività illecita già nel 2020, costruendo una vera e propria rete di reclutamento di braccianti agricoli, perlopiù giovani stranieri privi di permesso di soggiorno, attratti con la speranza di un lavoro e con la prospettiva, spesso solo verbale, di una futura regolarizzazione della loro posizione.
L’attività di intermediazione illecita si sarebbe basata su un sistema di sfruttamento organizzato, in cui le condizioni di lavoro non rispettavano alcun minimo sindacale o normativo. Secondo i carabinieri, le vittime venivano inserite in aziende agricole del territorio, soprattutto nel Ferrarese e nel Bolognese, e sottoposte a turni estenuanti in cambio di paghe irrisorie. Ma non è tutto: l’uomo tratteneva parte dei loro compensi, giustificando il prelievo con la necessità di “occuparsi delle pratiche per l’ospitalità, la residenza o l’emersione dal lavoro nero” — una promessa di integrazione che, nei fatti, non si sarebbe mai concretizzata.
Le accuse nei confronti del 47enne sono pesanti: intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggravati dall’uso di minacce e violenza. A questi capi di imputazione si aggiungono anche il sequestro di persona e le lesioni personali aggravate, a testimonianza della pressione psicologica e fisica esercitata sulle vittime. Un quadro inquietante che, come spiegano fonti investigative, riflette purtroppo una realtà sommersa ancora diffusa in molte campagne italiane, dove il caporalato continua a colpire le fasce più vulnerabili della popolazione migrante.
Gli accertamenti, ancora in corso, puntano a chiarire l’esatta estensione della rete gestita dal 47enne e a individuare eventuali complici o aziende consapevolmente coinvolte. Gli inquirenti stanno anche raccogliendo ulteriori testimonianze delle persone sfruttate, molte delle quali vivono tuttora in condizioni precarie, timorose di esporsi per paura di ritorsioni o per il timore di essere espulse.
L’operazione si inserisce nel più ampio impegno delle forze dell’ordine contro lo sfruttamento lavorativo e il caporalato, una piaga che attraversa l’agricoltura italiana da Nord a Sud e che rappresenta una minaccia concreta non solo per i diritti dei lavoratori, ma anche per la legalità del sistema economico. Il caso ferrarese, in particolare, dimostra come queste pratiche non siano circoscritte alle aree meridionali, ma si radichino anche in contesti produttivi avanzati, dove la domanda di manodopera stagionale resta alta e dove l’irregolarità offre terreno fertile all’illegalità.
La Procura di Ferrara, che coordina le indagini, non esclude nuovi sviluppi nelle prossime settimane. Intanto, l’arresto del presunto caporale rappresenta un segnale chiaro nella lotta contro lo sfruttamento nei campi e un invito a non abbassare la guardia.
